LA MODIFICA DEI TRATTATI EUROPEI: UNA LUNGA (MA NECESSARIA) PROCEDURA

6 mins read

In occasione della COFE si torna a parlare di modifica dei trattati dell’UE. Un’analisi delle procedure e dei possibili scenari

Il 9 maggio scorso è iniziata la Conferenza sul futuro dell’Europa, (COFE) l’evento che mira a fare il punto sullo stato dell’Unione e a progettare il futuro. La pandemia ha fatto emergere una serie di questioni deboli all’interno dell’Unione europea, questioni che potrebbero essere modificate per assicurare la tenuta dell’Unione e – addirittura – la sua sopravvivenza. Molti campi oggetto di modifica riguardano temi coperti dai trattati, per modificare i quali è prevista una procedura rigorosa. 

I trattati fondativi dell’Unione Europea

A fare da base legislativa all’Unione Europea ci sono il trattato di Roma (Trattato sul funzionamento dell’UE) del 1957 e quello di Maastricht del 1992 (Trattato sull’Unione Europea). Entrambi sono stati emendati con il trattato di Lisbona (2007) che attualmente è il trattato più aggiornato e svolge la funzione di “base costituzionale” dell’Unione. 

Procedure di modifica dei trattati

Gli attori principali nel processo di revisione dei trattati sono il Consiglio Europeo e il consiglio dei Ministeri, mentre la Commissione e il Parlamento svolgono un ruolo consultivo. Prima del trattato di Lisbona c’era una sola procedura di modifica dei trattati e consisteva nella convocazione di una conferenza intergovernamentale. Ma dal 2009, l’articolo 48 del trattato sull’Unione Europea (Lisbona) stabilisce due procedure – ordinaria e semplificata – e una terza, la cosiddetta “procedura passerella”.

La procedura ordinaria (regolata dal Titolo VI dell’articolo 48, parti 1-5) di revisione permette di cambiare tutte le parti dei trattati e si struttura in una complessa serie di fasi. Si parte dal consiglio europeo, che deve concordare sulla necessità di rivedere un trattato; in caso di accordo viene convocata una Convention. Ma se l’argomento oggetto di cambio, viene convocata una semplice conferenza intergovernamentale. In ogni caso, entrambe le assemblee devono raggiungere un accordo sul cambiamento dei trattati e successivamente ogni Stato membro deve approvare le modifiche. 

La proposta di modifica di un trattato può essere suggerita da uno Stato membro, dal Parlamento o dalla Commissione. Dopo la proposta, il consiglio europeo vota a maggioranza semplice se accettarla o meno.

La procedura semplificata (articolo 48, Titolo VI, parti 1, 6, 7) può essere usata solo per rivedere il trattato sul funzionamento dell’unione europea, cioè per modificare articoli che riguardano politiche interne o sull’azione dell’Unione. In questo caso il consiglio può decidere all’unanimità di applicare delle modifiche e gli Stati membri devono approvare le proposte separatamente. 

La procedura passerella infine viene usata per modificare procedure legislative usate in aree specifiche, esplicitamente stabilite dai trattati stessi. Per questo la “procedura passerella” è usata in casi molto limitati, nonostante le notevoli conseguenze che può avere nelle aree d’interesse. La proposta viene dalla commissione europea, che sottopone le modifiche al Parlamento o al Consiglio dei Ministeri.  

Occasionalmente possono essere consultati il comitato economico e sociale o il comitato delle regioni. Le aree di interesse sono: questioni ambientali (fiscali collegate all’ambiente; organizzazione degli spazi come suolo e gestione delle acque); diritto familiare; politiche sociali che riguardano i diritti dei lavoratori. 

or all other amendment to the treaties, the ordinary revision procedure applies (for major treaty changes) and the simplified revision procedure applies (focused on revising decision-making and voting methods). 

Possibili scenari: una modifica dei vincoli al pareggio di bilancio

La modifica del trattato di Maastricht sarebbe utile soprattutto per rivedere i criteri relativi al cosiddetto “Patto di stabilità”. Secondo questo vincolo, i Paesi membri si impegnano a mantenere il tasso d’interesse al di sotto del 3% e a contenere il debito pubblico fino al 60% del PIL.

Queste regole risalgono ad un momento storico molto diverso da quello attuale per condizioni macroeconomiche, politiche e sociali. Per questo motivo, c’è generale consenso nel definire i criteri del patto di stabilità “anacronistici”. E si respira il desiderio di modificarli, per aderire alla realtà.

Infatti, soprattutto dopo la pandemia di covid-19, molti Stati hanno aumentato la propria spesa pubblica per far fronte all’emergenza sanitaria. Difficilmente potranno tornare a rispettare le condizioni del 1992 o anche solo quelle precedenti alla pandemia. 

 Tuttavia, come analizzato, le procedure sono complesse e richiedono il consenso di tutti gli Stati membri oltre ad avere una lunghezza notevole. Non è escluso che la Conferenza sul futuro dell’Europa escluderà le modifiche ai trattati, ma non è neanche così scontato che queste verranno prese in considerazione e in quali ambiti. 

Latest from EUROPA