LA LIBERTÀ DI STAMPA NEI PAESI DELL’AREA MEDITERRANEA

12 mins read
Credits: https://rsf.org/en/2021-world-press-freedom-index-journalism-vaccine-against-disinformation-blocked-more-130-countries

Il panorama mediterraneo dell’informazione è piuttosto vario e la libertà di stampa non viene garantita allo stesso modo da tutti i Paesi della regione. Nell’ultimo anno, ai tradizionali fattori politici, economici e sociali che influenzano l’indipendenza dei media si sono aggiunte l’emergenza sanitaria e le restrizioni adottate per il contenimento della pandemia. Tuttavia, Reporter senza frontiere ricorda che la libertà di stampa è il miglior vaccino contro il virus della disinformazione.  

Il World Press Freedom Index, il report di Reporter senza frontiere (RSF) che da quasi vent’anni fornisce una panoramica della libertà di stampa nel mondo, anche quest’anno ha consentito di stilare una classifica di 180 Stati di tutto il mondo utilizzando parametri come l’indipendenza dei media, il pluralismo, l’ambiente dei media, l’autocensura, il quadro legislativo di riferimento, la trasparenza e la qualità delle infrastrutture che supportano la produzione delle notizie e la diffusione dell’informazione.

La mappa realizzata sulla base del ranking dei Paesi presi in esame, la World Press Freedom map, offre una fotografia di chiara lettura, dal momento che si caratterizza per l’utilizzo di colori diversi in base alla situazione dello specifico Paese. Pertanto, è possibile distinguere diverse categorie di Stati, che figurano in bianco se la situazione relativa alla libertà di stampa è buona, in giallo se è soddisfacente, in arancione se è problematica, in rosso se è complicata e, infine, in nero se è pessima. 

Nonostante lo sviluppo della tecnologia consenta la diffusione delle notizie in – quasi – tutto il mondo, la libertà di stampa e la libertà di espressione continuano ad essere prerogativa delle società democratiche e, come tali, spesso vengono utilizzate proprio come metro di misurazione del reale livello di democrazia degli Stati.

Infatti, se negli ordinamenti democratici la libertà di stampa viene a tutti gli effetti promossa e tutelata, in quelli che vengono classificati come regimi più o meno autoritari l’indipendenza degli organi di stampa continua ad essere caratterizzata da forti restrizioni, l’accesso all’informazione viene spesso limitato e accade frequentemente che i giornalisti subiscano intimidazioni, minacce o vere e proprie aggressioni.

Il World Press Freedom Index 2021 evidenzia che nel 2020 il giornalismo è stato totalmente o seriamente ostacolato in 73 Paesi del 180 presi in esame, mentre ha subito delle limitazioni in altri 59 Paesi. Ciò equivale a dire che la stampa mondiale, nel 2020, ha subito limitazioni totali o parziali in oltre il 73% dei Paesi valutati da Reporter senza frontiere. 

I dati del report indicano un preoccupante calo dell’accesso pubblico alle informazioni e un aumento delle difficoltà connesse alla possibilità di garantire la copertura delle notizie. Certamente la pandemia di Covid-19 ha reso tutto più difficile, dalle inchieste sul campo all’accesso dei giornalisti alle fonti, limitando la libertà di stampa soprattutto in Asia, Medio Oriente ed Europa.

Dalla mappa di RSF si nota come continenti e macroaree tendano ad essere caratterizzati da trend assimilabili. Può accadere, tuttavia, che alcune aree del mondo presentino contesti tra loro eterogenei. È questo il caso dell’area mediterranea, caratterizzata da una eterogeneità cromatica per la quale si notano forti differenze tra i Paesi del bacino del Mediterraneo, che suggeriscono che il pluralismo e l’indipendenza dei media non siano omogenei all’interno della regione, così come gli elementi politici, economici e culturali che la caratterizzano. 

L’Europa si conferma, fra tutti, il continente che meglio tutela la libertà di stampa. Ben 9 dei 12 Paesi che appaiono in bianco sulla mappa di RSF, caratterizzati da un buon livello di libertà di stampa, sono Paesi europei. I primi quattro della classifica, infatti, sono Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca, seguiti da Olanda (al 6° posto), Portogallo (9°), Svizzera (10°), Belgio (11°) e Irlanda (12°).

Tuttavia, si evidenziano significative differenze tra i Paesi virtuosi del continente e, ad esempio, alcuni Paesi dell’Europa orientale, dei Balcani o della sponda nord del Mediterraneo, in particolare quelli di primo arrivo dei migranti. Non sono mancati, infatti, episodi di arresti e detenzione di giornalisti, ascrivibili al tentativo, da parte di alcuni governi, di limitare l’impatto delle informazioni su temi caldi, come la pandemia e l’immigrazione.

Questo approccio, giustificato come una strategia per contrastare la diffusione di fake news, alla lunga finisce per costituire una limitazione all’esercizio della professione giornalistica, che in alcuni contesti avviene in condizioni di pericolo.

Contraddizioni come queste fanno sì che in Europa contesti più democratici e favorevoli alla libertà di stampa convivano con contesti più autoritari e, dunque, più limitanti e repressivi, creando una spaccatura tra gli Stati dell’Europa del nord e quelli della sponda nord del Mediterraneo. 

Se il divario tra i Paesi dell’Europa del nord e del sud è evidente, quello tra i Paesi della sponda nord e della sponda sud del Mediterraneo lo è ancor di più. Numerosi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente continuano ad essere contrassegnati in rosso o in nero sulla mappa di RSF.

Si tratta, in particolare, di Paesi resi vulnerabili da particolari condizioni politiche, economiche e sociali che si riflettono, inevitabilmente, anche sulla libertà di stampa. In Nord Africa, il Marocco e l’Algeria, rispettivamente al 136° e al 146° posto nel ranking 2021, continuano ad essere contrassegnati in rosso a causa delle condizioni che incidono negativamente sulla libertà di stampa e sull’accesso ad un’informazione corretta e affidabile.

In tali Paesi viene reso molto difficile il lavoro dei giornalisti, spesso perseguiti dalle autorità per reati non necessariamente collegati alla loro professione e ostacolati da un sistema giudiziario iniquo. La situazione è addirittura peggiore in Libia, al 165° posto, unico Paese dell’area contrassegnata in nero nella World Press Freedom map.

A distanza di dieci anni dall’inizio della Primavera araba e delle proteste portate avanti al fine di ottenere maggiori diritti civili, tra cui la libertà di stampa, dunque, la situazione continua ad essere piuttosto grave, sia in Nord Africa che in Medio Oriente. 

In Medio Oriente il monopolio governativo dell’informazione, la censura e la legislazione stringente, che impedisce una piena libertà di espressione e che limita la libertà di stampa, fanno sì che ben 12 Paesi dell’area siano contrassegnati in rosso o in nero.

Tra questi, vi sono anche Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: il Libano che, perdendo cinque posizioni rispetto all’anno precedente, finisce al 107° posto dell’Indice; l’Egitto al 166° posto; la Siria che, posizionandosi al 173° posto, riscuote il peggior risultato dell’intera regione.

È evidente che i Paesi della regione che risentono maggiormente del controllo sui media esercitato dalle élite al potere siano quelli caratterizzati da maggiore instabilità politica ed economica oltre che, come nel caso della Siria, da una perdurante crisi umanitaria.

Nei Paesi citati, l’informazione di regime tende a prevalere su qualunque fonte alternativa di notizie, ostacolando in particolar modo il lavoro dei giornalisti, a cui viene impedito di dare voce al malessere sociale, facendo luce su povertà, corruzione, malcontento e crisi sanitaria.

Accusati di diffondere fake news e di alimentare disordini sociali, infatti, numerosi giornalisti hanno subito censura, intimidazioni, licenziamenti e condanne. Tutto ciò, naturalmente, mette a dura prova il diritto all’informazione.

A completare il quadro dei Paesi dell’area euromediterranea, infine, c’è la Turchia. Anche Ankara presenta una situazione problematica per la libertà di stampa e il Paese si posiziona al 153° posto nella classifica di RSF. Il panorama mediterraneo dell’informazione è dunque piuttosto vario.

I Paesi della sponda nord del Mediterraneo, seppure con alcune differenze, garantiscono con maggiore successo il pluralismo e l’indipendenza dei media, mentre quelli della sponda sud e sudorientale esercitano un maggiore controllo sui media, limitando la libertà di espressione e l’accesso ad un’informazione libera, creando, in alcuni casi, dei contesti di vero e proprio pericolo per i reporter.

Nel corso del 2020 la situazione si è aggravata ulteriormente a causa della diffusione della pandemia e dell’adozione di misure di contenimento dei contagi da Covid-19 che, inevitabilmente, hanno costituito un ulteriore limite all’accesso pubblico ai dati, oltre che alla possibilità di effettuare indagini sul campo.

Pilastro fondamentale della democrazia, la libertà di stampa, per Report senza frontiere, resta “il miglior vaccino contro il virus della disinformazione e, a tal fine, è importante che le restrizioni introdotte a causa della pandemia non vengano strumentalizzate per veicolare informazioni incomplete o scorrette, in modo che i giornalisti vengano messi in condizione di adempiere al loro dovere di garantire il diritto all’informazione, raccontando in maniera oggettiva cosa accade nel mondo. 

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

Latest from EUROPA