IL SEA POWER ALGERINO, TRA PROCUREMENT E PEDAGOGIA NAZIONALE

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Nonostante le interruzioni e le negligenze nello scenario politico algerino degli ultimi anni l’indirizzo dell’apparato militare ha proseguito senza farsi scalfire da nessun fattore endogeno né tantomeno esogeno nella propria traiettoria. La formula per imporsi nel Med Sea consta di una sola regola: dotarsi della flotta più temibile del contesto regionale.

L’ANP (Armée Nationale Populaire) algerina può vantare una tra le marine militari più equipaggiate e potenti del Mediterraneo: la Al-Bahriyya al-wataniyya al-jaza’iriyya (Marina nazionale algerina).  Il SIPRI ha quantificato le spese militari sostenute dall’Algeria nel 2019 in una cifra pari al 6% del PIL nazionale del paese. 

L’attività di procurement – e più specificamente gli investimenti tesi all’ammodernamento delle forze di mare – in cui Algeri è impegnata da ormai quasi un decennio muove da un chiaro obiettivo che può essere rintracciato nell’ambizione di rientrare nell’oligopolio delle principali potenze marittime regionali.

Lungo tutto il periplo del Mare Nostrum è possibile registrare un manifesto trend al riarmo e alla proliferazione di tecnologie militari. La Marina nazionale algerina può contare su due corvette di fabbricazione russa di tipo Tiger, tre corvette inglesi provenienti dalla Royale Brunei Navy, due fregate di produzione tedesca MEKO A200SAN e l’unità d’attacco anfibio realizzata in Italia come versione migliorata della classe San Giorgio, Bâtiment de Barquément et de Soutien Logistique

Sempre made in Italy è la joint-venture di Leonardo con Algeri per la costituzione di una società per la produzione di elicotteri nella località di Aïn Arnat.Fiore all’occhiello dell’armata navale sono però i suoi sei sottomarini, tra i più avanzati nelle tecnologie subacquee.

La prevalenza degli armamenti algerini è di origine russa e proprio nel 2018 ha ricevuto in consegna dall’Ammiragliato di San Pietroburgo l’ultimo 636 Varshvyanka della flotta. Ai due sottomarini classe 877 EKM fabbricati negli anni 80 e riaggiornati in Russia tra il 2005 e il 2010 se ne sono aggiunti quattro di terza generazione. I natanti in questione sono quelli che in ambito NATO sono stati soprannominati “Buchi Neri” per la loro straordinaria versatilità e capacità di scomparire ai sensori e ai radar: i Kilo 636.

Questa sofisticata attrezzatura è senza ombra di dubbio la più letale del Continente se non addirittura tra le più perigliose in tutto il Med Sea

I Kilo 636 sono in grado di viaggiare a trecento metri di profondità ospitando un equipaggio di cinquantadue uomini e raggiungendo la velocità di venticinque nodi in immersione garantendo un’autonomia operativa di quarantacinque giorni.

Ma a far tremare più di ogni altra cosa gli attori regionali rivieraschi è la capacità di questi sottomarini di terza generazione di ospitare fino a quattro missili Kalibr, siano essi i 3M-54E – antinave con una gittata intorno ai trecento chilometri – o i temutissimi 3M-14E che permettono di sferrare attacchi a obiettivi terrestri con una gittata fino a duemila chilometri.

L’annuncio della commessa di una nave da guerra al gruppo cantieristico cinese HZ (Hudong-Zhounghua Shipbuilding Group) controllata dalla CSSC (China State Shipbuilding Corporation) per la protezione della zona economica esclusiva algerina rappresenta un’incontrovertibile provocazione ai danni dell’Italia.  Quella in fieri è una sorte di strategia della tensione. 

Stando alle dichiarazioni ufficializzate, la missione del natante risiederà nel pattugliamento, nella scorta e nella protezione all’interno della ZEE che Algeri ha manifestato di voler estendere fino a lambire le coste sarde e andando quindi a sovrapporsi deliberatamente alla ZEE di competenza italiana.

L’approvvigionamento di dotazioni belliche sottolinea l’attitudine algerina alla deterrenza ed alla dilatazione della propria proiezione di potenza. Il riverbero degli interessi geopolitici dell’apparato militare algerino è sostenuto da una nuova pedagogia nazionale.

In questo senso la promessa dell’ex Capo di Stato Maggiore ad interim dopo la morte di Ahmed Gaid Salah, Said Chengriha, di riportare la Marina algerina al suo glorioso passato rappresenta un inequivocabile tentativo di mitopoiesi.

Sono da inquadrare nella stessa traiettoria anche gli intensi sforzi di propaganda avvenuti con la divulgazione di riprese effettuate da emittenti locali relative al lancio dei Kalibr durante le esercitazioni a largo di Orano. 

E così mentre in queste ore l’elettorato si reca anticipatamente alle urne con la speranza di dare nuovo impulso all’immutevole scenario politico algerino quello che concretamente cambia è la capacità militare di deep strike e la manovra tattica per l’acquisizione di una postura assertiva nel conteso Mediterraneo.

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