PER SVOLTARE, RAISI DOVRÀ ESSERE FLESSIBILE E NON ULTRACONSERVATORE

epa09290225 Iranian President-elect Ebrahim Raisi arrives during his first press conference after winning the presidential election, in Tehran, Iran, 21 June 2021. Raisi said that his government will follow the nuclear negotiations with world powers but not for a long time, adding that US must lift the sanctions and return to JCPOA deal. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Le elezioni presidenziali iraniane, terminate nella giornata di sabato 19 luglio, hanno segnato la vittoria dell’ultraconservatore Raisicapo dell’apparato giudiziario e vicino a Khamenei. Rebus su vari dossier, tra cui quello del nucleare.

La vittoria dell’ala ultraconservatrice: sinonimo di sofferenze interne

Le elezioni presidenziali che si sono concluse in Iran nella giornata di sabato 19 giugno hanno portato alla vittoria del religioso ultraconservatore E. Raisi, molto vicino alla Guida Suprema nazionale Khamenei. Collegato all’esecuzione di massa dei prigionieri politici del 1988 e accusato per questo dall’opposizione e da alcuni gruppi sostenitori dei diritti umani, è riuscito ad avere un certo margine di vantaggio anche grazie all’esclusione di diversi potenziali candidati, tra cui l’ex presidente Ahmadinejad, egli ha ottenuto il 62% dei voti con un’affluenza pari al 48,8%.

È ancora prematuro per capire in che maniera Raisi affronterà alcuni dossier caldi, tra cui quello del nucleare con gli USA, i rapporti con l’Arabia Saudita e con le altre potenze regionali del Golfo e non, quelli con gli Stati Uniti e l’Unione Europea e con la Russia, alleato strategico nel conflitto siriano.

Sicuramente la sua linea ultraconservatrice lo indurrà ad affrontare alcune tematiche interne ed esterne con un atteggiamento più risoluto anche se sarà necessario attuare una strategia che si dimostri flessibile, perché in questo momento la Repubblica islamica ha bisogno di risposte e ripresa a livello economico.

Conscio delle problematiche che il suo Paese sta vivendo negli ultimi anni, Raisi è chiamato sì a “rispettare” la scelta dei suoi elettori, probabilmente volenterosi di un approccio diverso dal precedente e magari più intransigente, ma deve applicare quella Realpolitik che gli può servire per dare fiato al Paese. Non meno importante sarà l’approccio delle altre potenze regionali, fattore che permetterà di capire se ci saranno le premesse per l’evoluzione di nuovi scenari.

Reazioni delle altre potenze alla vittoria di Raisi e considerazioni

In questo frangente le reazioni di alcuni Paesi alleati e non dell’Iran servono per capire la delineazioni dei nuovi rapporti e se sono attese novità.

Per esempio, la Turchia di Erdogan ha fatto sapere di essere fiduciosa circa il futuro rapporto con Teheran, sperando che si possa costruire una solida cooperazione tra le due parti. Tali affermazioni giungono a seguito di un forum diplomatico tenutosi recentemente in Turchia durante il quale il ministro degli Esteri iraniano Zarif ha auspicato che una soluzione al dossier nucleare venga trovata entro il mese di agosto.

Da questo quadro si può anticipare che sicuramente le due potenze non smetteranno di collaborare su diversi fronti, tra cui quello siriano e dell’Asia centrale e che Ankara potrebbe eventualmente essere usata da Washington come pedina per mediare nell’ambito del dossier del nucleare e per tenere a bada ancora una volta l’espansionismo iraniano.

Inoltre, reazioni circa la vittoria di Raisi sono arrivate dagli EAU che hanno rimarcato la volontà di dialogare con la potenza sciita in un clima di continuità, stabilità e prosperità. Abu Dhabi è attualmente in una fase di espansionismo geopolitico e mira a curare la propria strategia specialmente riguardo alcuni fronti, come quello dello Yemen.

Qui, per esempio, il dialogo con Teheran potrebbe tornare utile per alleggerire il sostegno della Repubblica ai ribelli Houthi che mettono in difficoltà le manovre emiratine in quell’area. Tuttavia gli Emirati potrebbero sfruttare la possibile intransigenza iraniana nei confronti dell’acerrimo nemico saudita per ottenere alcuni vantaggi a livello geopolitico, coerenti con i propri interessi.

Al di là di tali reazioni esterne è fondamentale sottolineare come Raisi debba sviluppare un atteggiamento flessibile nei confronti delle altre potenze, soprattutto se si pensa al dossier del nucleare, perché una nuova fase segnata dal rispetto di ulteriori accordi potrebbe far riprendere l’economia del Paese, stremata dalle sanzioni europee e statunitensi. 

Ciò che ci si potrebbe aspettare sarebbe un ulteriore irrigidimento iraniano a proposito della questione palestinese, con la volontà di rafforzare l’ostilità regionale nei confronti di Israele.

L’intesa sul nucleare come punto di partenza per risollevare l’economia non é tutto

La partita di Raisi si gioca sul dossier del nucleare con Stati Uniti ed Europa. Accettare nuovi accordi in cambio di un possibile alleggerimento delle sanzioni significherebbe vedere la luce in fondo al tunnel per quanto concerne il settore economico.

Smettere di arricchire l’uranio condurrebbe ad una nuova stagione segnata da minori malumori popolari e consentirebbe a Teheran di porsi agli occhi delle potenze occidentali e degli USA come potenza in grado di abbandonare l’intransigenza nel nome della ripresa economica e sociale.

Tutto dipenderà dall’atteggiamento di Raisi che è chiamato necessariamente a dialogare con Biden. Tra l’altro un nuovo accordo sul nucleare servirebbe a Teheran per tenere a bada Russia e Cina su questo tema a proposito delle loro manovre geopolitiche mondiali.

Ciò che sicuramente servirà a Teheran per presentarsi agli occhi del mondo come un Paese in grado di svoltare anche a livello di diritti umani è un cambio di passo sul ruolo della donna, tema non di facile trattazione con un ultraconservatore come Raisi. Anche la riduzione del proprio espansionismo aggressivo nel quadrante mediorientale permetterebbe alla potenza di recuperare una certa credibilità. Ma un cambio di strategia in questo senso sembra essere impossibile. 

Con una popolazione giovane e desiderosa di tornare ad una condizione economica dignitosa con la riduzione delle sanzioni internazionali, Raisi dovrà seguire un atteggiamento flessibile. La linea ultraconservatrice risulterebbe solo fine ai propri interessi, quelli di pochi nel Paese, e non sarebbe certamente d’aiuto tenendo conto che l’economia iraniana ha già sofferto tantissimo per via delle sanzioni.

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