“MAI ARRENDERSI. OGGI È DURA, DOMANI SARÀ PEGGIO MA IL GIORNO DOPO SARÀ UN’ALBA”- JACK MA

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Nel titolo è riportato uno dei quindici famosi aforismi citati da Jack Ma, fondatore dell’azienda di e-commerce Alibaba e uno degli uomini più ricchi del mondo. Sarà questo che si sarà ripetuto innumerevoli volte, dopo che il suo exploit nei confronti del governo cinese e più precisamente contro le banche del suo Paese, gli si è ritorto contro. 

La ricostruzione dei fatti

In precedenza, il 24 Ottobre 2020, il magnate dell’e-commerce cinese e non solo, Jack Ma, ha fatto la sua ultima apparizione in pubblico, durante la quale ha puntato il dito contro le banche cinesi colpevoli di tappare le ali all’innovazione. Successivamente a questo incontro, il magnate cinese non è più apparso sulla scena pubblica, lasciando il suo account twitter non aggiornato dal 10 ottobre. 

Quello che ha destato preoccupazione è stata la sua scomparsa per circa due mesi, insieme al fallimento della quotazione in borsa della piattaforma finanziaria Ant, creata e controllata proprio dall’imprenditore. 

Prima del suo discorso vessatorio, diversi suoi consiglieri hanno tentato invano di convincerlo a smorzare i toni, consapevoli che riferimenti così diretti, inevitabilmente avrebbero avuto delle conseguenze per Jack Ma. 

Successivamente al suo intervento, il Wall Street Journal suggerisce che lo stesso presidente Xi Jinping abbia deciso di sospendere la quotazione in borsa di “Ant Group”, la società di pagamenti e prestiti di Jack Ma. 

La scelta di colpire proprio questa società non è casuale: trattasi di un’azienda che offre servizi finanziari per il pagamento, il credito e gli investimenti e che sarebbe stata lanciata nel mercato azionario a partire dal 5 Novembre, con valore di oltre 300 miliardi in termini di capitalizzazione.

Questo nuovo lancio è stato però bloccato dalla scelta della borsa di Shanghai, seguita da quella di Hong Kong di ritirare la quotazione di Ant, decisione questa che ha comportato una perdita di 37 miliardi di dollari. In aggiunta, a Dicembre 2020, l’antitrust cinese ha posto sotto la lente d’ingrandimento la società di Alibaba, sospettata di aver messo in atto pratiche monopolistiche, tali per cui si obbligano i venditori a firmare contratti tramite cui, gli stessi beni offerti sulla piattaforma della società, non potessero essere venduti su quelle rivali.

Successivamente alla scomparsa di Jack Ma, diverse sono state le voci che hanno iniziato a circolare, tra cui quella che collegava l’allontanamento dai riflettori ad una scelta personale, data l’accusa di corruzione da parte del governo cinese. C’è qualcuno che aveva ipotizzato anche il rischio circa la morte dell’ex professore di inglese. 

Inevitabilmente, il duro attacco di Jack Ma ha avuto delle ripercussioni, specialmente in riferimento alle banche cinesi, identificate come nuove “banco dei pegni” e alla constatazione in base alla quale: «la Cina non ha un rischio finanziario sistemico semplicemente perché non ha un sistema, e questo è il rischio».

A destare ulteriore preoccupazione circa la sorte riservata al magnate cinese, è stato l’episodio in cui durante la registrazione della finale di “Africa’s Business Heroes”, concorso televisivo per imprenditori in erba del continente africano con in palio un assegno da 1,5 milioni di dollari, sia stato sostituito da un dirigente di Alibaba. 

Con il famoso senno del poi, tale allontanamento di Jack Ma dalla scena pubblica, durata lo ricordiamo, fino allo scorso Gennaio 2021, era più che prevedibile oltre che forzato, molto probabilmente dal Partito Comunista Cinese (PCC). 

Il PCC non ha mai nascosto la sua diffidenza nei confronti di questo “visionario tecnologico domestico nonché carismatico”, idolatrato non solo in casa, ma anche in Occidente. È prova di quanto sostenuto, l’incontro del G20, tenutosi nel 2016 nella città di  Hangzhou, sede di Alibaba. In tale occasione, il ministero degli Esteri e non solo hanno provato forte irritazione per il via vai di illustri ospiti, tra cui l’allora premier italiano Matteo Renzi, da Jack Ma. 

Tale inclinazione dei rapporti tra Jack Ma e il Partito Comunista poteva essere intravisto sin dal momento in cui Jack Ma, premiato da Xi Jinping per il ruolo di innovatore nella crescita cinese e iscritto al Partito Comunista, ha sempre affermato che «bisogna innamorarsi ma non sposarsi» con il governo. 

Circa la sorte riservata a Jack Ma, diverse sono le voci che sostengono il rischio di una pena detentiva, sulla base delle critiche mosse al PCC e alle accuse di pratiche monopolistiche. Sorte simile fu riservata all’immobiliarista Ren Zhiqiang, sparito anche lui nel nulla per sei mesi dopo aver definito Xi Jinping “un pagliaccio che, oltre a essere nudo, si crede imperatore” e poi condannato a 18 anni di carcere con l’accusa di corruzione, concussione e appropriazione indebita.

Il ritorno di Jack Ma

Durante un mercoledì di Gennaio 2021, Jack Ma fa la sua ricomparsa sulla scena pubblica dopo circa due mesi di assenza. Il contesto è stata una videochiamata con insegnanti delle zone rurali in Cina. La circostanza in cui Jack Ma riappare non è casuale: egli appare tra decine di insegnanti, essendo stato lui in primis un docente di inglese, prima di diventare un magnate dell’e-commerce; probabilmente il messaggio che gli si impone è quello di ritornare alle origini.

Il professore, durante l’evento sorride e chiacchiera da persona comune con persone comuni, tralasciando l’atteggiamento che ultimamente lo contraddistingueva: quello del capitano d’industria. Il sospetto trainante è che in questi mesi di assenza, l’uomo sia stato assoggettato ad “operazioni di riabilitazione e ripulitura”. 

Tramite questa apparizione, vengono messe a tacere le voci circa la presunta morte o detenzione del magnate cinese.  In tale occasione, l’imprenditore appare per la prima volta su Tianmu News, un servizio di notizie online gestito dal Zhejiang Daily Group, controllato dallo Stato.

Inoltre, nel video riproposto e pubblicato anche dal South China Morning Post, di Alibaba, il miliardario ha affermato che dopo “aver imparato e pensato”, ha capito che gli imprenditori cinesi dovrebbero lavorare con l’obiettivo di “rivitalizzazione rurale e prosperità comune”, un aspetto che il presidente Xi Jinping ha da sempre indicato come obiettivo chiave.

Nessun riferimento, durante la videoconferenza, è stato fatto da Jack Ma a proposito delle pressioni dello Stato centrale contro le sue aziende. Successivamente a questo evento virtuale, ad Hong Kong le azioni Alibaba sono aumentate dell’8,5%; a testimonianza di questi numeri importanti, Forbes stima che il patrimonio dell’ex professore di inglese si aggiri intorno ai 60,7 miliardi di dollari, non dimenticando che nel 2020 è stato in vetta alla China Rich List di Forbes e si è aggiudicato il 17° posto nella Global Billionaires List.

L’episodio che ha coinvolto Jack Ma, appare perfettamente coincidente con la campagna lanciato dallo Stato centrale per “sottomettere i giganti tecnologici del paese”, visti da tempo come la minaccia alla stabilità politica e finanziaria del Partito comunista cinese.

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