LA SFIDA DI KAMALA HARRIS: FERMARE L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE DAL CENTRO AMERICA

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La prima visita diplomatica di Kamala Harris in Guatemala si è incentrata sul delicato tema dell’immigrazione irregolare. Riuscirà a fermare l’ondata migratoria?

Il primo viaggio di Kamala Harris

Kamala Harris, la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti, ha da poco affrontato la sua prima prova diplomatica. Agli inizi di giugno, a seguito di un guasto tecnico all’aereo, è atterrata in Guatemala per la sua prima visita ufficiale ed è stata accolta dal Ministro degli Esteri guatemalteco Pedro Brolo.

Il viaggio, svoltosi a cavallo tra Messico e Guatemala, è durato due giorni e si è incentrato su alcuni dei temi prioritari, ma altrettanto critici, per le amministrazioni dei paesi del Centro America: immigrazione irregolare, povertà e corruzione

Questa prima sfida diplomatica era molto attesa dagli ambienti politici degli Stati Uniti: nei mesi precedenti, di fatti, non sono mancate alcune polemiche sulla gestione da parte dell’amministrazione Biden del flusso migratorioproveniente dai paesi centroamericani.

repubblicani hanno più volte dipinto Kamala Harris come troppo morbida riguardo alle criticità del confine meridionale, mentre i democratici più radicali non vorrebbero vedere applicate politiche troppo dure nei confronti dei migranti. Per tali ragioni, il primo viaggio di Kamala Harris ha assunto un valore assai importante all’interno del più ampio tema dell’immigrazione illegale. 

La sfida contro l’immigrazione irregolare

Le politiche migratorie sono sempre state un tema spinoso contro il quale si sono scontrate numerose amministrazioni americane, sia repubblicane che democratiche. Con il passare degli anni e con l’aumento dei flussi migratori – si stima che quest’anno arriveranno al confine americano un milione di migranti –, il dibattito si è ulteriormente inasprito.

Ancor di più durante il mandato di Donald Trump che, attuando numerose misure destinate a scoraggiare anche gli arrivi legali, ha reso l’immigrazione uno dei temi politici più “caldi” e polarizzanti degli ultimi anni. Il Presidente Joe Biden, vicino al tema delle politiche migratorie sin dal suo mandato di vicepresidente durante l’amministrazione Obama, ha da poco deciso di assegnare la gestione della questione migratoria a Kamala Harris, essa stessa figlia di immigrati, sperando di riuscire a trovare una soluzione duratura all’emergenza umanitaria.

L’approccio della vicepresidente si è finora basato su un’attenta analisi dei possibili aiuti che il governo degli Stati Uniti potrebbe fornire ai paesi del Centro America in modo da fermare le immigrazioni irregolari sul punto di partenza.

Nonostante ciò, diversi politici e quotidiani esteri hanno dipinto il discorso che Kamala Harris ha tenuto in Guatemala come un invito rivolto ai migranti a non recarsi negli Stati Uniti perché “saranno rispediti indietro”. In realtà, queste parole erano parte di un discorso ben più ampio ed articolato incentrato su un approccio di cooperazione e sicurezza, destinato a fornire aiuti umanitari ed economici alla popolazione locale.

Di fatti, lo scopo principale di Kamala Harris è quello di agire sulle cause che sono alla base dei flussi migratori, ossia quelle criticità come corruzione e mancanza di opportunità che motivano i sudamericani a spostarsi verso il confine con gli Stati Uniti. 

L’approccio di Harris è quindi incentrato sull’evitare che i cittadini del triangolo settentrionale dell’America Centrale, composto da Guatemala, El Salvador e Honduras, si muovano illegalmente verso Nord.

Per tale ragione, le misure che la vicepresidente intende adottare aspirano alla creazione di maggiori opportunità e migliori condizioni di vitain patria, disincentivando in questo modo le partenze irregolari. Per tale ragione, ha annunciato di voler inviare 310 milioni di dollari per sostenere i rifugiati, assicurandosi inoltre l’impegno di una dozzina di aziende e organizzazioni, tra cui Microsoft, Mastercard e Nespresso, che investendo nei paesi del cosiddetto “Triangolo del Nord”,promuoveranno opportunità economiche e formazione professionale in loco.

A che punto siamo?

Durante i primi cinque mesi di presidenza, le principali misure messe in atto dall’amministrazione Biden, oltre all’ambizioso piano di 4 miliardi di dollari e alla sospensione della costruzione del muro al confine con il Messico, sono state quelle di ampliare le possibilità di arrivo di migranti regolari tramite maggiori flessibilità riguardo l’ottenimento di un visto di studio o di lavoro.

Inoltre, è stata sospesa la pratica di separare genitori e figli nei centri di detenzione per migranti illegali e di espellere i minori che viaggiavano da soli. Tramite l’applicazione di queste politiche, Joe Biden e Kamala Harris si sono ampiamenti distanziati rispetto alle decisioni prese in materia di immigrazione dall’amministrazione Trump.

Nei prossimi quattro anni, la maggiore sfida per Kamala Harris sarà quindi quella di gestire le enormi ondate di migranti che si presentano ogni mese al confine con il Messico.

Di fatti, la frontiera meridionale, secondo il Segretario per la Sicurezza Interna Alejandro Mayorkas, sarà la protagonista della più grande crisi migratoria degli ultimi 20 anniLa speranza è che le strategie di Kamala Harris possano aiutare a stabilizzare il flusso di migranti nel lungo periodo, prevenendo ondate estreme di migrazione illegale come quelle verificatesi ad inizio anno, quando solamente nel mese di febbraio furono arrestati più di centomila migranti irregolari.

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