IL CONFINE MOBILE TRA GEORGIA E RUSSIA

Credits: [2020 archive] Borderization South Ossetia | Occupied (eastwatch.eu)

La guerra avvenuta tra Russia e Georgia nell’agosto 2008 ha avuto una pesante conseguenza per la sovranità e l’integrità territoriale georgiana.

L’attacco alla capitale dell’Ossezia del Sud Tskhinvali il 7 agosto 2008 da parte di Tbilisi, con la conseguente uccisione di alcuni componenti delle forze russe di peacekeeping presenti nell’area, ha portato ad un’invasione russa della Georgia.

La guerra, brevemente conclusasi con una vittoria russa, ha visto una debole e vaga risposta internazionale, la quale ha permesso alla Russia di non rispettare pienamente l’accordo di cessate il fuoco e di avere ampia libertà di manovra per perseguire i propri obiettivi nella regione.

Il desiderio separatista della comunità osseta, sommato alla significativa presenza russa in Ossezia del Sud, ha predisposto il terreno all’implementazione di una strategia molto particolare. Il fenomeno della “borderization”, italianizzato con frontierizzazione, prevede la costruzione di recinzioni e barriere illegali con il fine di separare le comunità. Questa operazione prevede anche l’installazione di cartelli che segnalano confini statali in realtà inesistenti.

Tuttavia, la caratteristica di questo confine è che viene definito mobile in quanto si sposta sempre più all’interno del territorio georgiano, impossessandosi di vasti appezzamenti terreni e minacciandone la sovranità e l’integrità territoriale. In inglese questa tattica è stata soprannominata “creeping occupation”, ed ha avuto effetti devastanti sulla popolazione che vive nei pressi di esso.

L’economia della regione, prevalentemente basata sull’agricoltura e l’allevamento, ha subito un duro colpo. Il commercio che prima fioriva tra la società osseta e quella georgiana ora non esiste quasi più a causa della laboriosità per ottenere il visto e i documenti necessari per attraversare il confine. Intere famiglie e comunità sono state divise nel giro di una notte, di fatto impossibilitate a vedere amici o parenti, ad accedere ai propri giardini o terreni, e a riscuotere la loro pensione.

Oggi questa frontiera continua a spostarsi ed è sinonimo di tensione tra Mosca e Tbilisi. Le persone che anche solo si avvicinano al confine rischiano di essere arrestate, detenute, multate o addirittura rapite dalle forze di confine. Centinaia sono gli esempi disponibili che fanno riflettere sulle violazioni dei diritti umani nell’area.

Ancora nel 2019 l’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (OCSE) condannava, con la Dichiarazione di Lussemburgo, il deterioramento della sicurezza, dei diritti umani e della situazione umanitaria nei territori georgiani occupati a causa delle azioni illegali della Federazione Russa.

Attualmente Mosca non permette l’entrata nei territori separatisti a missioni internazionali e ciò non facilita il dialogo inerente agli eventi che accadono lungo il filo spinato. Per quanto concerne l’Ossezia del Sud, è perlomeno presente una missione di monitoraggio dell’Unione Europea in Georgia (EUMM Georgia): la missione si assicura che non ci sia un ritorno alle ostilità, supporta le comunità locali che vivono lungo la linea di confine, cerca di costruire un rapporto di fiducia tra le parti in causa e fornisce delle linee guida su come procedere con le politiche di buon vicinato nei paesi a sud del Caucaso.

Una funzione importante della missione è la sopra citata di supporto alla popolazione, la quale viene svolta grazie ad una funzione di mediazione diretta e grazie ad una funzione di sostegno al Meccanismo di Ergneti di prevenzione e gestione degli incidenti (IPRM), che si occupa di tutte le questioni che incidono sulla vita ordinaria della popolazione locale. 

Uno dei casi recenti più famosi accaduti lungo la frontiera riguarda la detenzione illegale di Zaza Gakheladze. Ferito e catturato da una pattuglia durante una presunta sparatoria lungo la linea di confine nell’agosto 2020, è ancora detenuto in Ossezia del Sud.

Molti stati e organizzazioni internazionali hanno espresso il loro supporto, in particolare gli Stati Uniti, che manifestano la loro solidarietà verso Gakheladze e la sua famiglia ed estendono il pensiero a tutti coloro che devono sopportare l’oppressiva occupazione del Cremlino. Per di più, questa situazione sta incrementando la tensione nella capitale georgiana verso la Russia. Il governo della Georgia e i suoi cittadini sono stanchi di non vedere implementato l’accordo di cessate il fuoco del 2008 e il rispetto dei diritti umani, e continuano a richiedere a gran voce un più significativo aiuto a livello internazionale, che però tarda ad arrivare.

Oltre ai risvolti negativi che questa condizione provoca nella società, questa linea di confine amministrativo mobile pone anche una minaccia alla sicurezza energetica della regione. La Georgia, essendo l’unico paese stabile della regione, è diventata il corridoio naturale delle risorse energetiche provenienti dall’ Azerbaijan e dall’Asia Centrale. Nel 2015, il gioco russo di ridisegnamento dei confini è riuscito ad impossessarsi di un territorio che comprende una sezione dell’oleodotto Baku-Supsa.

Malgrado l’iniziale preoccupazione, non c’è finora stato alcun problema relativo al normale funzionamento dell’oleodotto; ciò nondimeno, bisogna tenere conto dello stress che questa situazione implica e di come essa si possa trasformare in un’arma diplomatica.

La realtà ci mostra che la comunità internazionale è attenta a ciò che accade nella regione, anche se un intervento più diretto è impensabile perché provocherebbe forti reazioni da parte di Mosca. Tuttavia, nonostante la tensione sia alta e spesso accadano ancora oggi eventi spiacevoli lungo questa linea di confine amministrativo, lo scenario sembra abbastanza stabile e non fa prevedere un escalation su più larga scala.

Nonostante questo, è necessario tenere costantemente monitorata la situazione, in quanto questo confine possiede la capacità di riaccendere un conflitto interetnico o, peggio ancora, interstatale, con conseguenze che possono ripercuotersi ben oltre il piccolo territorio georgiano. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from RUSSIA E CSI