VERTICE NATO DI BRUXELLES: L’ARTICO C’È MA NON SI VEDE

Al vertice NATO tenutosi a Bruxelles, si è discusso di Cina e Russia, ma non di Artico. Il motivo? Forse la manca una linea unitaria.

I capi di governo dei paesi NATO si sono incontrati lo scorso lunedì a Bruxelles, per un vertice molto importante, specie sul piano delle decisioni strategiche da intraprendere. L’agenda del vertice è stata incentrata perlopiù sull’agenda NATO 2030 e sull’ascesa economica ed infrastrutturale di Cina e Russia.

L’Artico invece, non è stato menzionato, nonostante sia ormai palese, l’importanza che l’area ricopre sul piano strategico internazionale. L’assenza dell’Artico, come punto all’ordine del giorno della discussione, risulta essere al quanto sorprendente, date tutte le mosse che, specie NATO e Stati Uniti, stanno mettendo in campo nella regione. 

Bisogna sottolineare la particolarità del caso. Nei vertici NATO degli anni passati, l’Artico non era mai stato menzionato: nessun riferimento a strategie di copertura dell’area. D’altronde però, anche la Cina non era mai stata inclusa tra gli argomenti di discussione, prima del vertice di lunedì.

Vertice, all’interno del quale, l’Artico è menzionato, solo una volta e per giunta, per vie traverse. Con la definizione di “Alto Nord”, viene indicata grossomodo la regione artica, ma solo in termini esplicativi, per dimostrare come, la NATO, intraprenderà le attività necessarie per la tutela della sicurezza degli alleati. Un’accortezza che collide molto con la mancanza degli scorsi anni, laddove, avendo escluso anche la Cina dall’agenda delle discussioni, potrebbero esserci delle responsabilità precise da  parte dei membri NATO.

Il non aver approntato le giuste contromisure per arginare il fenomeno espansivo cinese, potrebbe rappresentare, quel lasciapassare, che si è poi rivelato decisivo per l’ascesa di Pechino. 

Ad ogni modo, quali sono i veri interessi della NATO sull’Artico? La NATO è realmente interessata all’Artico, ed il fatto che, la regione non sia stata oggetto di discussione, non vuole essere necessariamente un segno di disinteresse. Per prima cosa, infatti, bisogna tener presente che quattro dei cinque stati rivieraschi dell’Artico, fanno parte della NATO; un aspetto che, seppur non determinante, può sicuramente fornire l’idea di quanto sia importante la regione per l’alleanza. Manca una linea congiunta, questo è vero. Manca una strategia unificata ed ancora non ci sono accordi per definire il ruolo che la NATO dovrebbe avere nell’Artico. 

Per questo motivo, proprio perché non c’è una linea d’azione univoca, a caratterizzare i membri NATO nell’azione strategica sull’Artico, all’Alleanza conviene agire, esattamente come ha fatto, ossia, non menzionando la regione al vertice di Bruxelles. Dal punto di vista politico, questo si traduce in una volontà di tenere bassa la tensione sull’Artico, evitando, almeno per ora, importanti rafforzamenti.

È probabile, e a Bruxelles, probabilmente lo avranno intuito, che l’incremento della presenza militare nei mari del nord, possa creare una tensione con Cina e Russia, e questo, non sarebbe il momento più favorevole per la NATO.  

D’altronde, la stessa volontà di definire l’Artico come “Alto Nord”, durante il vertice, indica una chiara volontà di non caricare eccessivamente il peso della discussione, pur lasciando intendere che l’obiettivo, era e resta, quello di monitorare l’Artico e fungere da deterrente per la corazzata sino-russa.

A conti fatti, quindi, il problema dell’Artico, con o senza la NATO, sembra essere, ancora una volta, la mancanza di una linea d’azione unitaria. Al momento quindi, l’Alleanza viaggia tenendo un basso profilo, tastando il territorio e cercando stabilità nella regione; stabilità in primo luogo, strategica.

Ad ogni modo, il pericolo costituito dalla Cina e dalla Russia, è stato riconosciuto al vertice di Bruxelles; da questo si può dedurre solo, che la NATO deve ancora organizzare tutte le contromisure necessarie per ogni evenienza.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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