LA BATTAGLIA GEOPOLITICA TRA RABAT E MADRID : I PUNTI CHIAVE DELLA CRISI BILATERALE MAROCCHINO-SPAGNOLA

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Si stima che 10.000 persone, qualificate dalle autorità spagnole e dall’Unione Europea come “migranti”, siano entrate a Ceuta nella settimana del 17 maggio. Questo afflusso nella piccola enclave spagnola in Marocco ha innescato tensioni tra Rabat, Madrid e Bruxelles.

Il Segretariato Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI) ha invitato il Parlamento Europeo a svolgere un ruolo positivo e a evitare di esacerbare la crisi bilaterale tra Marocco e Spagna. In una dichiarazione, l’OCI ha esortato il Parlamento Europeo a dare priorità al dialogo razionale tra Spagna e Marocco e a garantire gli interessi di entrambe le parti nella crisi, attraverso negoziati bilaterali e il rispetto dei principi di buon vicinato.

La dichiarazione dell’OCI è la seconda del suo genere in pochi giorni, la quale denuncia la risoluzione 2021/2747 dell’UE che accusa il Marocco di essere l’artefice del recente afflusso di migranti irregolari nell’enclave spagnola di Ceuta. A tal riguardo, secondo le autorità spagnole quasi 8.000 dei presunti migranti sono già stati rimandati in Marocco, mentre circa 1.000 minori sono rimasti nell’enclave spagnola di Ceuta, la maggior parte dei quali si trovava in rifugi temporanei; altri, invece, si nascondono in città per evitare l’arresto e l’espulsione.

Tuttavia, non si potrebbe parlare di una crisi inerente esclusivamente alla “migrazione”; in realtà, si tratta, in primo luogo, di un fardello diplomatico: Ceuta e Melilla sono “avanzi” coloniali, territori marocchini ancora amministrati dalla Spagna e, quindi, delle vere e proprie zone dell’area Schengen in Africa.

Ciò non toglie che la migrazione svolge un ruolo chiave nelle tensioni tra Marocco e Spagna: i migranti sono frustrati dal rallentamento economico della regione e, non solo il Covid-19 ha causato la paralisi economica interna, ma la chiusura delle frontiere a causa della pandemia ha sconvolto la vita di migliaia di dipendenti marocchini che lavorano nelle enclave spagnole di Ceuta e Melilla.

In questo contesto, l’ambasciatore marocchino a Madrid, Karima Benyaich, ha dichiarato: “Ci sono atti che hanno conseguenze che sono causati da loro”, riferendosi al rilassamento delle frontiere per consentire ai migranti e ai rifugiati di entrare nei territori spagnoli. A tal riguardo, è importante sottolineare che in tempi normali Rabat ha partecipato alla co-gestione del confine con Ceuta, lavorando con la Spagna e l’Europa per prevenire gli attraversamenti; tuttavia, il Marocco si è sentito ingannato nel suo partenariato con la Spagna: infatti, uno dei principali motivi alla base delle tensioni marocchino-spagnole è stato il recente ricovero a Madrid del Segretario Generale del Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro (Frente Polisario), movimento politico attivo nel Sahara Occidentale che ha l’obiettivo di ottenere la realizzazione del diritto all’autodeterminazione dal Marocco, Brahim Ghali a causa del Covid-19.

Il governo del Marocco è indignato dal fatto che la Spagna non l’avesse informato in anticipo della decisione di proteggere Ghali, peggiorata dalle voci che gli è stato permesso di usare un passaporto falso per entrare nel Paese. Tuttavia, secondo le autorità spagnole, il leader del Polisario non ha utilizzato un passaporto falso, come è stato sostenuto da alcuni media, ma ha concordato con l’ospedale di cambiare la sua identità per motivi di riservatezza; infatti, lo stesso Ministro degli Esteri spagnolo, Arancha González Laya ha dichiarato che il ricovero di Brahim Ghali è stato un gesto umanitario e non un’“aggressione” contro il Marocco.

Per tale ragione, a seguito della denuncia pubblica della presenza di un criminale sul suolo spagnolo, Brahim Ghali è apparso davanti alla Corte nazionale il 1º giugno per un’udienza preliminare e il tribunale spagnolo ha rifiutato di prenderlo in custodia con la conseguenza che Ghali è tornato in Algeria il 2 giugno.

Ma il caso di Brahim Ghali è solo la punta dell’iceberg in merito alla crescente tensione nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi; sotto questo profilo, lo status di Ceuta e Melilla è stato il fattore scatenante della crisi marocchino-spagnola. Nel dicembre 2020, la Spagna convocò Karima Benyaich dopo che il Primo Ministro Saâdeddine el-Othmani affermò che “la questione di Ceuta e Melilla, in stand-by per sei secoli, avrebbe potuto riaprirsi”.

Inoltre, lo stesso Ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini residenti all’estero, Nasser Bourita, ha rivelato che le autorità spagnole hanno concesso al diplomatico marocchino solo 30 minuti per recarsi al Ministero degli Affari Esteri; egli lo ha definito come un “atto senza precedenti, insolito nelle relazioni tra i paesi vicini e raro nella pratica diplomatica”. Questo atteggiamento da parte della Spagna sembrerebbe rivelare che essa si sente minacciata da una rivendicazione marocchina delle città di Ceuta e Melilla.

Tale timore si fonda sul riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità marocchina sul Sahara, a seguito del quale il tono della diplomazia marocchina è mutato: infatti, nel corso di diversi mesi, il Marocco ha smesso di accettare pretese, ambiguità, mezze misure ed esitazioni, in particolare da parte della Spagna; inoltre, proprio successivamente alla dichiarazione di dicembre dell’ex Presidente statunitense Donald Trump, Rabat ha chiesto a Madrid una posizione chiara sulla questione del Sahara. A tal proposito, il governo marocchino ha dichiarato che le autorità spagnole non possono continuare ad oscillare tra il sostenere i separatisti e rassicurare Rabat che non ci sia effettivamente tale supporto. 

Inoltre, un ulteriore elemento che dimostra il cambio di registro della diplomazia marocchina riguarda il fatto che, dopo la Brexit, Rabat e Londra si sono riavvicinati in diverse aree e, sotto la Presidenza di Biden, Washington sta rafforzando la sua cooperazione con il Marocco soprattutto al livello militare.

Ulteriormente, il Marocco sta anche rafforzando la sua cooperazione economica con il Brasile e consolidando la sua presenza diplomatica ed economica in Medio Oriente e in Africa: un esempio in tal senso è l’accordo di Abraham con Israele del dicembre 2020, una mossa che la Spagna ha percepito come l’ennesima minaccia per l’equilibrio di potere nella regione.

In secondo luogo, l’attrito tra Madrid e Rabat è stato alimentato anche da una questione spinosa di carattere economico relativa a Dakhla; durante il periodo coloniale spagnolo divenne la capitale del Río de Oro sotto la denominazione di Villa Cisneros, colonia che dapprima assorbì La Guera e successivamente si fuse con la Saguia el Hamra, creando la provincia del Sahara spagnolo.

Al momento della decolonizzazione spagnola, Dakhla fu occupata dai mauritani, che dal 1975 al 1979 ne fecero il capoluogo della provincia annessa alla Mauritania di Tiris al-Gharbiyya. Successivamente al ritiro dei mauritani sconfitti dal Polisario, fu invasa dal Marocco e inserita nel settembre 1985 all’interno del quinto Muro marocchino. La città si affaccia su una delle più grandi riserve di pesca, condivisa con le acque delle Canarie, e la montagna sommersa Tropic che ospita la più grande vena di tellurio, un minerale strategico; il potenziale minerario di Dakhla ha incrementato le pretese del Marocco sulla possibilità di espandere la sua zona economica marittima, intaccando gli interessi economici spagnoli.

In conclusione, è chiaro che il Marocco stia cercando di ricordare all’Europa che un vicino così ben posizionato e cooperativo merita un partenariato pieno, di onestà e buona fede e che non ha alcuna intenzione di assecondare vecchie pretese europee che potrebbero minare la sua integrità territoriale.

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