LA SVOLTA VERDE DEL KAZAKISTAN

Il Kazakistan è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo. Le sue riserve petrolifere gli hanno consentito, nei decenni che hanno seguito l’indipendenza, di implementare una serie di riforme strutturali in ambito economico. Queste hanno fatto del Kazakistan lo Stato più prospero dell’Asia centrale e, addirittura, negli ultimi anni il PIL pro capite kazako ha superato quello russo. La necessità di decarbonizzare l’economia e di ridurne la dipendenza dal petrolio ha spinto, tuttavia, Nursultan a guardare sempre di più al di là delle proprie risorse fossili. 

Il quadro energetico del Paese dell’aquila della steppa

Lo scorso 26 maggio il presidente kazako Kassym-Jomart Tokaev ha presieduto un incontro sullo sviluppo del settore dell’energia nello Stato centro-asiatico. Hanno partecipato anche i tre ministri dell’Energia, delle Infrastrutture e dell’Ambiente, oltre agli amministratori delegati di importanti aziende e fondi di investimento operanti nel settore delle rinnovabili. Nel corso dell’incontro è stato evidenziato il bisogno per il Kazakistan di investire maggiormente in questo settore, sia in un’ottica di transizione ecologica sia per ragioni economiche.

L’estensione territoriale del Kazakistan e la sua superficie relativamente poco popolata ne fanno un territorio dalle grandi possibilità per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili. L’alta esposizione ai raggi solari delle regioni meridionali e i forti venti che spazzano la steppa sono al centro dei piani kazaki per implementare le fonti energetiche rinnovabili nel Paese.

Un altro settore storicamente interessante per Nursultan è l’idroelettrico, legato alla costruzione di imponenti dighe lungo il corso dei maggiori fiumi per finalità agricole. L’installazione di centrali idroelettriche per sfruttare la forza motrice dell’acqua è, infatti, avvenuta in maniera rilevante in Kazakistan. 

Questo non deve, tuttavia, far dimenticare quali siano tutt’oggi le principali fonti energetiche nel Paese dell’aquila della steppa: carbone, gas e, soprattutto, petrolio. Estratto in quantità significative soprattutto nella regione caspica, l’oro nero rappresenta la principale ricchezza nazionale. Gli ingenti capitali che sono giunti in Kazakistan a partire dalla fine degli anni Novanta sono dovuti, di fatto, agli interessi delle maggiori compagnie petrolifere straniere per il petrolio kazako. 

Attrarre investimenti per cambiare paradigma di sviluppo

L’economia del Paese è fortemente dipendente dalle fonti energetiche fossili, sia per ciò che concerne il flusso di investimenti in entrata sia per la rilevanza che l’impiego di tali risorse ha nella manifattura e nella generazione di energia da parte di Nursultan. Le produzioni kazake sono fortemente inquinanti, con un’emissione media di anidride carbonica superiore a quella degli altri Paesi sviluppati.

La preoccupazione che il Kazakistan venisse progressivamente lasciato indietro e tagliato fuori dal commercio con le nazioni maggiormente impegnate nella transizione ecologica, soprattutto nel caso di carbon border tax sui prodotti più inquinanti, unita ad una volontà di ridurre la dipendenza dal petrolio hanno condotto Nursultan nell’ultimo decennio a virare verso le rinnovabili. 

Per migliorare la capacità nazionale di produzione di energia da fonti non fossili il governo kazako ha beneficiato della collaborazione di importanti istituzioni internazionali e regionali come la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche, l’UNDP e l’Unione Europea.

Queste hanno fortemente investito in Asia centrale, poggiandosi prevalentemente sull’esperienza di aziende cinesi e occidentali, per la costruzione di parchi eolici e fotovoltaici. L’Italia si dimostra in questo senso un partner strategico per il Kazakistan, con l’ENI in prima fila nella partecipazione a progetti per lo sviluppo di fonti alternative, accanto al tradizionale impegno nel settore petrolifero. 

Infine, il governo kazako ha istituito nel 2018, in seno all’Astana International Finance Centre, il Green Finance Centre per l’attrazione di investimenti in progetti legati alla crescita dell’economia verde nel Paese.  

Principali tappe della transizione energetica kazaka

Nella seconda decade degli anni Duemila il governo kazako ha intrapreso una serie di misure volte ad incentivare l’uso di fonti rinnovabili sul totale del paniere energetico dello Stato. Sebbene l’ex presidente Nazarbayev non abbia avuto un approccio particolarmente fiducioso verso l’utilizzo di risorse alternative a petrolio, gas e carbone, sotto la sua presidenza sono state gettate le basi per uno sviluppo del settore.

Il modello di transizione verso l’economia verde adottato dal Kazakistan nel decennio scorso è basato su un modello progressivo, con obiettivi che si dispiegano nel medio e lungo periodo. La stabilità politica di cui gode lo Stato ha consentito, infatti, di pianificare tale processo in un arco temporale ampio.

Nel 2012 è stata adottata la Strategia del Kazakistan fino al 2050, in cui è stato fissato l’obiettivo di raggiungere nel 2050 la quota del 50% di energia prodotta da fonti non fossili. Il testo ha evidenziato la necessità di implementare i processi di estrazione e impiego delle risorse minerarie e combustibili attraverso moderne tecnologie che riducano l’impatto ambientale. È stata anche sottolineata l’importanza di implementare il fondo sovrano kazako, essenziale per schermare il Paese dai rischi legati alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime. 

In base a questa Strategia sono stati incentivati gli investimenti, con la successiva Legge del 2013 sul sostegno all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili. Nello stesso anno sono state adottate anche delle misure volte a ridurre lo spreco di energia che veniva dispersa dalle reti di trasmissione.

Inoltre, è stato approvato il Concetto per la transizione all’economia verde, in cui il ministero per l’Ambiente, di concerto con l’UNDP, ha postulato le tappe fondamentali che dovranno scandire la transizione ecologica del Kazakistan. 

Vengono stabilite tre fasi: 

  1. dal 2013 al 2020 si prevede l’ottimizzazione nell’uso delle risorse, la lotta alla degradazione ambientale e la creazione di un’infrastruttura energetica verde; 
  2. dal 2020 al 2030 si prevede di implementare tale infrastruttura tramite tecnologie innovative e ricerca, in modo da far aumentare la quota di rinnovabili sui consumi energetici nazionali;
  3. dal 2030 al 2050 si punta alla sostenibilità nell’uso delle risorse in ottemperanza ai principi guida della cosiddetta Terza Rivoluzione Industriale, fino a raggiungere almeno il 50% dei consumi totali di energia da fonti non fossili.

La transizione energetica del Paese dell’aquila della steppa è stata presa seriamente in considerazione dall’attuale presidente Kassym-Jomart Tokaev, che di recente ha sostenuto che gli sforzi messi in campo da Nursultan sono ancora insufficienti. Nell’ottica di una transizione verso il modello di smart city, Tokaev ha enfatizzato il bisogno di costruire delle mini centrali energetiche che utilizzino fonti rinnovabili per aumentare la quota di energia pulita nello Stato.

Limiti e prospettive future

Quanto evidenziato finora mostra lo stato pressoché embrionale della transizione ecologica che ha avviato il Kazakistan. La quota di energie rinnovabili sul totale della produzione di elettricità nel Paese dell’aquila della steppa è ancora molto limitata. Ciononostante, una svolta verde nelle politiche kazake è ravvisabile in misura crescente e darà i suoi frutti negli anni che seguiranno. 

Se è vero che la Strategia del Kazakistan fino al 2050 presenta al proprio interno degli obiettivi considerati molto ambiziosi e di difficile attuazione, così come per il Concetto per la transizione all’economia verde, è altrettanto vero che nello Stato le tematiche legate alla lotta all’inquinamento sono sempre più pressanti.

In tal senso, la questione del Lago d’Aral rappresenta una delle note maggiormente dolenti nella regione centro-asiatica. Esso risente non soltanto della difficile regolamentazione tra gli Stati rivieraschi in merito ai prelievi idrici per finalità agricole ma anche del cambiamento climatico, con l’alterazione della portata degli immissari ed il conseguente aumento dell’evaporazione del lago. 

Oltre a questioni ambientali di rilevanza nazionale e regionale, pesa sulla scelta di Nursultan il tema della carbon border tax. Si tratta di uno strumento che le principali economie avanzate del mondo possono applicare nei confronti degli Stati che hanno generato eccessive emissioni di anidride carbonica nella produzione delle merci che esportano. L’Unione Europea dovrebbe adottare questo modello di penalizzazione a partire dal 2023, per cui in Kazakistan ha tutto l’interesse a rendersi sufficientemente competitivo in tal senso. 

Le ultime mosse del presidente Tokaev sono pienamente in linea con questo nuovo corso del paradigma di sviluppo che il governo kazako si appresta a percorrere. Se il Paese dell’aquila della steppa vuole entrare nel novero degli Stati più avanzati deve riuscire nei prossimi decenni a ridurre la dipendenza della propria economia dal petrolio, pur restando le risorse fossili degli asset strategici per Nursultan. Il Kazakistan vuole guardare al futuro.

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