ALGERIA: ELEZIONI LEGISLATIVE E PERSISTENTE MALCONTENTO POPOLARE

Credits: Algeria's legislative elections explained in five questions | Middle East Eye

Il basso tasso di affluenza alle elezioni legislative di sabato 12 giugno ricorda il boicottaggio allo scorso referendum costituzionale dimostrando che il divario tra governo e popolo non è stato colmato.

Le elezioni legislative per l’Assemblea nazionale del popolo in Algeria, inizialmente calendarizzate per il 2022, si sono tenute lo scorso 12 giugno. L’anticipazione è dovuta alla crisi politico-istituzionale che il paese vive da febbraio 2019: in seguito all’annuncio dell’allora Presidente Abdelazziz Bouteflika dell’inizio del suo quinto mandato, la popolazione si è riunita in un movimento di protesta, Hirak, esasperata a causa dell’altro tasso di disoccupazione giovanile, della corruzione dilagante, del nepotismo e della cattiva gestione delle risorse del Paese che hanno caratterizzato il regime di Bouteflika, appunto. Non a caso, tra le principali rivendicazioni popolari figuravano la caduta del regime e l’establishment di un sistema democratico civile.

Richieste che, a distanza di più di due anni, risultano disattese. Infatti, seppure il Presidente Tebboune dichiari di aver affrontato adeguatamente le necessità ed esigenze popolari in “tempi record”, i cittadini algerini restano insoddisfatti. Lo dimostra il basso tasso di partecipazione alle elezioni legislative, pari al 30.2%. 

In un contesto repressivo e autoritario, quale quello algerino, data la sfiducia e la mancanza di mezzi cittadini per dar voce al proprio dissenso, l’astensione al voto è da considerarsi come un potente atto di ribellione.

Secondo i dati raccolti da Reporters Without Borders (RSF) l’Algeria è al 146 posto su 180 paesi presi in considerazione per il World Press Freedom Index. In effetti, nonostante il movimento di protesta avanzi richieste ben definite, il governo algerino è stato protagonista di numerosi tentativi di repressione. 

Sarebbe possibile sostenere, infatti, che le autorità abbiano cercato di strumentalizzare la pandemia per il raggiungimento dei propri obiettivi politici: mettere un freno alle manifestazioni popolari, reprimere i dissensi e cercare di acquisire maggior legittimità mettendo a rischio, d’altro canto, la libertà di espressione e i diritti fondamentali dei cittadini.

Nonostante la necessaria sospensione delle manifestazioni in virtù delle misure di distanziamento sociale adottate nel corso del 2019, il governo ha proseguito la propria lotta contro il movimento Hirak in modo più o meno chiaro ed evidente anche successivamente. Nel corso dell’anno si sono susseguiti una serie di arresti arbitrari che prendono di mira figure dell’opposizione, studenti, attivisti della società civile e giornalisti accusati di aver preso parte a “raduni illegali”, essere responsabili della “distribuzione di documenti che mettono in pericolo l’interesse nazionale”, o ancora di costituire una “minaccia alla sicurezza statale” e/o “all’integrità del territorio nazionale”.

Non sorprende dunque la dichiarazione del direttore della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, secondo cui data “l’atmosfera repressiva e le innumerevoli restrizioni imposte ai diritti e alle libertà cittadine, le elezioni legislative non possono essere considerate espressione di un sistema democratico”. I cittadini algerini sembrano condividere questa frustrazione. Il basso tasso di affluenza ricorda il boicottaggio al referendum costituzionale del novembre 2020 ed è, ancora una volta, sintomo di un irreparabile divario tra il governo e il popolo.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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