TOKYO SCOMMETTE: LE OLIMPIADI SI FANNO

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Credits Photo: The Japan Times - Nonostante prosegua la crisi sanitaria dovuta al Covid-19, le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono al momento confermate e inizieranno il 23 luglio

Nonostante le critiche al Governo Suga e al Comitato Internazionale Olimpico, salvo drastici avvenimenti, tra cinquanta giorni inizieranno i Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

Tokyo ha deciso di giocarsi tutta la sua reputazione e un’ampia parte del proprio soft- power: le Olimpiadi si fanno. A meno di cinquanta giorni dalla cerimonia di apertura, il Governo Suga e il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) hanno deciso di andare fino in fondo, nonostante la popolazione giapponese sia scettica e preferirebbe il rinvio o peggio l’annullamento delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (nome mantenuto invariato nonostante lo slittamento di un anno).

Suga ha deciso quindi di rischiare: in vista delle elezioni che si terranno quest’autunno e che vedranno il popolo giapponese votare per i membri della Camera bassa del Parlamento giapponese, l’attuale Primo Ministro in caso di un’inefficace gestione delle Olimpiadi potrebbe essere sostituito. Se infatti i rischi per il Partito Liberal Democratico sono relativamente bassi, lo stesso non si può dire del Primo Ministro, il cui grado di fiducia oggi arriva appena al 32%.

Il ruolo del CIO e il danno economico per il Giappone

La questione della cancellazione dei Giochi Olimpici non è però in mano solo al Governo giapponese:                   il contratto stipulato tra Tokyo e il CIO prevede infatti che l’ultima parola spetti proprio al Comitato, unico detentore di tutti i diritti relativi all’evento sportivo.

Una decisione così drastica non spetta quindi a Tokyo ma al CIO che interverrebbe però solo nel caso in cui  dovesse ritenere che le condizioni imposte dalla crisi pandemica non assicurino la salute e la sicurezza per gli atleti, i dipendenti e il pubblico dei Giochi Olimpici. Per il momento però, nonostante la pandemia, il CIO non ritiene vi siano gli estremi per boccare l’evento e i motivi sono molteplici e di natura prettamente economica.

Nel caso in cui sia il CIO che Tokyo decidessero in accordo di cancellare i Giochi, l’economia giapponese subirebbe un durissimo colpo: secondo l’economista Takahide Kiuchi, la perdita economica ammonterebbe a quasi 16 miliardi di dollari, da sommare a tutti gli effetti collaterali della cancellazione che ricadrebbero sul settore turistico, alberghiero e quello della ristorazione, già penalizzati dalla difficile seppur comprensibile decisione da parte del Governo giapponese e del CIO di non permettere al pubblico estero di andare a Tokyo per le Olimpiadi. 

La cancellazione dei Giochi, qualora fosse richiesta con insistenza dal Governo giapponese su pressione della popolazione, porterebbe Tokyo al pagamento di ingenti penali nei confronti del CIO. 

Lo stesso Comitato però  subirebbe ingenti perdite causate dalla mancanza degli introiti televisivi mentre secondo le previsioni degli analisti di Bloomberg, le compagnie assicurative dovrebbero pagare quasi 3 miliardi di dollari per coprire le spese relative agli atleti, ai diritti televisivi e agli sponsor

La “variante olimpica”

Lo scetticismo riguardante il regolare svolgimento dei Giochi Olimpici è molto alto, come dimostrato dai sondaggi che oggi vedono il 70% della popolazione chiedere la cancellazione delle Olimpiadi. 

Alle richieste della popolazione si sono uniti anche alcuni giornali: in un editoriale pubblicato il 26 maggio dall’Asahi Shimbum, il giornale ha chiesto formalmente al Primo Ministro Suga di bloccare i Giochi Olimpici, così da non compromettere la già delicata situazione sanitaria che sta vivendo il Giappone. 

Numerosi atleti hanno esposto le proprie preoccupazioni riguardo l’organizzazione dei Giochi di Tokyo: il tennista giapponese Kei Nishikori, in passato arrivato alla quarta posizione del ranking mondiale, ha espresso le sue preoccupazioni sull’adeguatezza dell’organizzazione nel gestire il flusso di atleti e staff che parteciperà ai Giochi Olimpici. Alcuni esperti sono preoccupati non solo di una possibile nuova ondata di casi dovuti all’afflusso di pubblico all’evento, ma anche dello sviluppo di una nuova variante

Le preoccupazioni del popolo giapponese sono testimoni dell’insuccesso della campagna vaccinale del Governo Suga: ad oggi meno del 5% della popolazione ha completato l’intero ciclo vaccinale, una percentuale davvero ingiustificabilmente bassa per un Paese avanzato come il Giappone (per fare un confronto l’Italia ha vaccinato il 26% della popolazione totale). 

Il valore simbolico di Tokyo 2020 

Le Olimpiadi da sempre sono uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo e sono una vetrina per il Paese ospitante ed è anche questo il motivo che spinge Tokyo a tentare l’impresa di portare a termine senza danni questi Giochi Olimpici, in modo da rilanciarsi sul panorama internazionale dopo anni in cui il Giappone è stato colpito da eventi (come la crisi economica di inizio anni 2000 e il disastro della centrale di Fukushima nel 2011 tanto per menzionarne alcuni) che avevano di fatto indebolito il Paese agli occhi del mondo, facendogli perdere quello spirito magico che lo ha sempre contraddistinto. 

Come è riuscita la Cina con le Olimpiadi di Pechino nel 2008, anche Tokyo ha bisogno di mostrare la propria grandezza e non vuole farsi ricordare come la quarta edizione cancellata nella storia delle Olimpiadi (le tre precedenti rispettivamente nel 1916, 1940 e 1944 non si erano svolte a causa delle Guerre Mondiali). 

Ormai sono solo cinquanta giorni quelli che ci separano dallo scoprire se Tokyo e il Governo Suga sapranno rialzare l’onore del Paese oppure se precaria e inefficace amministrazione, che è stata ben visibile agli occhi della popolazione giapponese durante la pandemia, si protrarrà anche durante i Giochi Olimpici, portando di fatto il Primo Ministro Suga ad affrontare un autunno dal punto di vista politico non da medaglia d’oro. 

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