MOBILITAZIONI STORICHE PER I DIRITTI DEI NATIVI IN CANADA

Dopo la scoperta dei corpi di 215 bambini nativi nella scuola di Kamloops, nella provincia della British Columbia, in Canada sono partite centinaia di mobilitazioni in difesa dei diritti dei nativi e per chiedere che sia fatta luce sull’accaduto. Sulla questione il Primo Ministro Trudeau rischia molto in termini di credibilità e consenso.

All’inizio di giugno, dove un tempo sorgeva la scuola di Kamloops nella provincia canadese della British Columbia, sono stati rinvenuti i cadaveri di 215 minori di origine nativa. La scuola, rimasta aperta dal 1890 al 1978, faceva parte di una più ampia rete di istituti sotto il controllo della Chiesa cattolica, nati con l’intendo di integrare i nativi nella società canadese. Si stima che questi istituti abbiano accolto, tra il 1883 e il 1996, circa 150.000 bambini.

Dietro a queste scuole si celavano abusi e un sistema intrinsecamente razzista, che privava i bambini delle loro famiglie, della loro lingua e cultura d’origine. I minori costretti in queste scuole venivano sottoposti a sfruttamento e abusi, fisici e mentali, e molti morivano dopo aver contratto virus o banali influenze. Oggi in Canada, dopo il lavoro d’inchiesta svolto dalla “Commissione canadese per la verità e la riconciliazione” voluta dal governo, ci si riferisce a quegli episodi come atti di “genocidio culturale”. 

Un rapporto della stessa commissione, denominato “Missing Children and Unmarked Burials”, ha stimato che, nell’ultimo secolo, i bambini morti in luoghi scolastici siano stati più o meno 3.200; nel corso degli ultimi anni sono stati rinvenuti i corpi di 900 di essi. 

L’annuncio del ritrovamento di qualche giorno fa ha innescato un profondo movimento di indignazione nel Paese e in moltissimi si sono mobilitati contro l’accaduto radunando centinaia di scarpe da bambino nelle piazze e sui gradini delle chiese.

La recente scoperta alla Kamloops ha portato i nativi a richiedere la perquisizione di tutte le vecchie scuole del Paese, nella consapevolezza che non si tratti di un esempio isolato. Il Primo Ministro Trudeau, da sempre dimostratosi in prima linea nella difesa dei diritti dei nativi, ha garantito che verranno create fosse comuni per la sepoltura dei bambini e che il governo si mobiliterà per la questione, senza, però, specificare quali impegni concreti assumerà.

Stewart Phillip, Presidente dell’Unione dei capi indiani della Columbia Britannica, ha affermato che è“assolutamente essenziale che ci sia un programma nazionale per indagare a fondo su tutti i siti delle scuole residenziali in merito alle fosse comuni non contrassegnate”. È dai primi anni del 2000 che nel Paese si discute su come condurre il lavoro di identificazione delle tombe non contrassegnate. Dopo molte proposte e tentativi caduti nel vuoto, nel 2019 il governo ha annunciato un piano di spesa da 33,8 milioni di dollari canadesi rivolto alla creazione di un Registro nazionale dei decessi degli studenti delle scuole residenziali.

Nonostante i consistenti impegni promessi dal governo canadese, i nativi non sembrano affatto soddisfatti dell’operato dell’amministrazione Trudeau, che in questi giorni viene ripetutamente accusata di aver intrapreso azioni di mera facciata e di essere caduta in un pericoloso immobilismo.  

La questione è stata sollevata al fronte della mancata operatività del Registro nazionale dei decessi da poco istituito. Marc Miller, Ministro per gli affari indigeni, si è difeso dalle accuse affermando che la mancata attività fosse dovuta alla volontà di voler  gestire la cosa di concerto con la popolazione indigena.

Le scuse per i ritardi, però, non hanno convinto le popolazioni indigene e i tantissimi canadesi che in queste settimane hanno dato vita a mobilitazioni di piazza come non se ne vedevano da decenni. L’indignazione per la scoperta ha sollevato anche altre questioni relative ai diritti dei nativi e il tema rischia di scoppiare nelle mani del governo, che era partito con i migliori propositi sulla questione e che, proprio per questo, potrebbe pagare amaramente il prezzo della sua inoperatività. 

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from USA E CANADA

BIDEN E IL NODO HAITI

Dopo l’omicidio del Presidente Moïse, ad Haiti è scoppiato il caos. Biden si trova davanti ad