LUNGO LA CORTINA DI FERRO NEL 2021

Ad un mese dalle elezioni parlamentari in Moldavia, l’UE annuncia un piano di ripresa economica di 600 milioni di euro.

Denaro che il paese riceverà, per una durata di tre anni, sotto forma di prestiti, finanziamenti a fondo perduto e investimenti da utilizzare per la promozione della crescita economica principalmente rivolta al settore tecnologico, all’infrastruttura stradale, al commercio e all’educazione.

Aree come la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione saranno altresì tra i pilastri del nuovo piano di ripresa. La Moldavia è l’unico paese europeo fuori dai confini comunitari a ricevere un tale aiuto. 

Questa notizia è stata annunciata nel contesto delle future elezioni parlamentari che si terranno a luglio 2021. La neo eletta presidente Maia Sandu, prima donna a ricoprire questo incarico, il 28 aprile ha sciolto il Parlamento tramite un decreto presidenziale. La sua decisione è frutto di mesi di stasi politica dovuti all’insuccesso del Parlamento in merito alla formazione di un nuovo Governo.  

La crisi istituzionale

Dopo aver vinto le elezioni presidenziali a novembre dello scorso anno contro l’uscente presidente filorusso Igor Dodon, con una campagna a favore della democrazia e della lotta alla corruzione, la presidente ha espresso l’auspicio di poter fortificare i legami con l’Unione Europea.

Lo stallo politico istituzionale si è aperto a dicembre con le dimissioni del premier Ion Chicu. La conseguente decisione della Presidente di nominare Primo Ministro Natalia Gavrilita, l’ex ministro della finanza nota per la lotta alla corruzione, non ha riscontrato voti a favore tra i parlamentari, che contano tra le loro fila una maggioranza guidata dal Partito Socialista della Moldavia (PSRM), legato all’ex presidente filo-russo Igor Dodon.

Neppure in seguito alla seconda nomina Natalia Gavrilita ha riscontrato molti voti favorevoli: più precisamente, nessun voto è stato a suo favore. Secondo la Costituzione, se il Parlamento rifiuta per due volte consecutive nell’arco di 45 giorni la scelta del presidente, questo può sciogliere l’assemblea e fissare una data per elezioni anticipate. In caso però di controproposta da parte di una maggioranza parlamentare di un possibile candidato alla funzione di premier, il presidente deve investire di questa carica il candidato del parlamento.

Sempre secondo la costituzione, se il presidente rifiuta la nomina del Parlamento, quest’ultimo può sospendere il capo di stato dal suo incarico. Si è molto discusso di questa alternativa, che tuttavia non ha potuto attuarsi: la candidata della maggioranza parlamentare, proposta dai gruppi PSRM, dal partito Sor e dal gruppo parlamentare PRO Moldova, ha infatti dichiarato a marzo la sua decisione di ritirarsi dalla nomina. Inoltre, in caso di referendum, la presidente sarebbe molto probabilmente stata riconfermata dal popolo dato il sostegno senza precedenti dovuto alle sue azioni anti-corruzione.

L’obiettivo perseguito da Maia Sandu è stato quello di esaurire la procedura costituzionale senza formare un nuovo governo per poter sciogliere finalmente il parlamento, considerato il più corrotto nella storia della Moldavia. Perfino tra i firmatari di nuove colazioni formatesi a gennaio 2020 si sospetta ci siano membri che non abbiano potuto esprimere liberamente il proprio consenso e che siano stati rapiti e sottoposti a pressioni.

I rappresentanti dei partiti che ospitano i criminali resistono e cercano di destreggiarsi durante questa crisi sanitaria per prolungare la loro permanenza nella legislatura: i sondaggi, infatti, mostrano che in caso di nuove elezioni le possibilità di rioccupare i seggi parlamentari sono scarse. Il loro scopo è stato quello di erodere la fiducia dell’opinione pubblica nel capo di stato e nel Partito di Azione e Solidarietà, che però ha guadagnato sempre più fiducia.

Le consultazioni per uscire dalla crisi istituzionale si sono concluse con esito negativo; dopo aver soddisfatto le circostanze legali per lo scioglimento del parlamento, la presidente si è rivolta alla Corte Costituzionale per superare l’ultimo scoglio, ossia quello d’incostituzionalità dell’istituzione dello stato di emergenza, chiamato in causa dal partito socialista a seguito dell’aumento dei contagi da covid19.

Questa richiesta è stata sottoposta alla CC da parte dei parlamentari socialisti sostenitori di Igor Dodon al fine di evitare le elezioni anticipate, guadagnare tempo e riottenere consensi.

Il 28 aprile, tuttavia, la Corte Costituzionale moldava ha ammesso la liceità, la Presidente ha potuto sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni che si terranno l’11 luglio 2021.

Tra supporto occidentale e orientale

La presidente gode del sostegno del PAS, così come dei vari partner europei occidentali della Moldavia. Inoltre, sia il presidente del Consiglio Charles Michel, sia la Presidente della commissione Ursula Von der Layen hanno manifestato il sostegno dell’UE alla presidenza della lotta contro la corruzione.

Anche l’ambasciatore americano in Moldavia, Dereck J. Hogan ha esplicitato la vicinanza degli Stati Uniti alla lotta della Presidente: “I politici corrotti e i criminali non possono più dettare il corso del futuro del paese. Il popolo della Moldavia merita ed esige di meglio. I rappresentanti eletti della Moldavia devono rispettare la volontà del popolo, risolvere l’attuale impasse e mettersi al lavoro per affrontare i bisogni urgenti del popolo”. 

Si apre così una nuova era per la Moldavia, che si trova ad un bivio tra un nuovo futuro filoeuropeo e una prosecuzione della guida filorussa. I sondaggi rilevano che più di due terzi degli intervistati sono a favore dell’unione del paese alla comunità, dato che il sostegno arriva in un momento cruciale del paese, estremamente bisognoso di stabilità economica e di sviluppo.

Effettivamente, l’attuale premier interinale ha espresso il forte desiderio delle autorità di lavorare a stretto contatto con l’Unione europea. Inoltre, il piano di ripresa economica, avente un valore di 600 milioni di euro, non sarebbe possibile senza una stretta collaborazione tra la presidente e le Istituzioni europee. Già nel 2020 l’UE aveva sostenuto la Moldavia con 127 milioni di euro.

La fiducia internazionale di cui ora gode Maia Sandu, così come il suo forte impegno per le riforme principalmente orientate verso la lotta alla corruzione, hanno giocato un ruolo determinante nel fornire questo sostegno. Le condizionalità principali restano la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione: la Presidente ha già firmato infatti un decreto per l’istituzione di un Comitato Consultivo Indipendente Anticorruzione, il quale avrà il ruolo di indagare sui casi di corruzione nel settore finanziario-bancario. 

D’altro canto, l’ex presidente Igor Dodon continua a sostenere il fronte filo russo. In data 5 maggio, in visita a Minsk, il leader moldavo dei socialisti ha elogiato Lukashenko per il suo modo brutale utilizzato per reprimere le proteste scoppiate in seguite alle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020.

Non solo ha manifestato il suo supporto ai modi del presidente di tenere sotto controllo la situazione, ma ha anche dichiarato il suo desiderio di seguire l’esempio dell’autocrate Lukashenko in caso di contestazioni o rivolte in Moldavia. Inoltre, l’ex presidente si è dichiarato contrario alle sanzioni “statunitensi ed europee” imposte al regime bielorusso per non danneggiare l’export di vino, frutta e macchinari agricoli moldavi.

Questo messaggio arriva sullo sfondo della campagna scatenata dai socialisti che stanno puntando tutto sull’indipendenza della Moldavia e sulla sua eventuale perdita di sovranità in caso di vittoria del partito pro europeo. Cartelloni elettorali del PSRM con lo slogan sono già apparsi in tutto il paese: “Non daremo il paese agli stranieri”, e Dodon ha recentemente minacciato che “se gli europeisti vinceranno le elezioni parlamentari anticipate dell’11 luglio ci sarà la guerra”.

Nonostante risuonino in Europa aspre critiche rivolte alle politiche attuali intraprese dall’UE e nonostante la fiducia nelle Istituzioni europee sembra stia calando tra i paesi membri, in Moldavia sembra prevalere per la prima volta il desiderio di integrazione nella Comunità piuttosto che la successione di un regime considerato e dimostrato da troppi anni corrotto, autoritario e sotto la sfera di influenza russa.

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