ELEZIONI IN PERÙ, CON CASTILLO CI SARÀ UNA SVOLTA?

https://www.huffingtonpost.it/entry/elezioni-in-peru-chi-vincera-dovra-governare-una-paese-in-crisi_it_60bce53ce4b0b297f1bbf60d

Le elezioni presidenziali in Perù, le seste in cinque anni, hanno dato come vincitore il maestro rurale e sindacalista Pedro Castillo.

Dopo diversi giorni dalle votazioni, a spoglio concluso, Pedro Castillo si è dichiarato vincitore delle elezioni, anche se non è ancora ufficialmente presidente del Perù. Nonostante all’inizio in testa sembrava esserci Keiko Fujimori, durante lo spoglio si è verificato un testa a testa, per poi l’esito essersi ribaltato a favore del candidato marxista. Infatti, in conclusione, i risultati delle elezioni danno come vincitore con il 50,2% dei voti Pedro Castillo, contro il 49,8% dell’avversaria Fujimori: la differenza è rappresentata solo da 60mila voti.

Entrambi i candidati, durante la campagna elettorale, avevano detto di essere preoccupati per i brogli ma che comunque avrebbero rispettato l’esito delle elezioni. Nonostante ciò, l’avversaria Keiko Fujimori ha chiesto la revisione di circa 200mila schede per sospette frodi elettorali, mentre nel frattempo l’avversario Castillo ha espresso la volontà di mettere in atto delle manifestazioni pacifiche per difendere la regolarità delle elezioni e il rispetto dei voti che sono stati attenuti dal probabile futuro presidente.

Chi erano i due principali candidati al ballottaggio 

Al ballottaggio sono emersi due candidati che fanno parte dei poli opposti, Castillo e Fujimori, anche se, secondo diverse ipotesi, nessuno si aspettava che fossero proprio loro due i principali candidati. Pedro Castillo ha 51 anni ed è un ex insegnante di scuola elementare e proviene dalle zone rurali del Perù, dove è nato e cresciuto. È diventato un personaggio più conosciuto nel 2017, quando a Sud del Paese si sono verificate delle manifestazioni di protesta e degli scioperi da parte degli insegnanti, di cui divenne leader sindacale.

Attualmente è a capo del partito Perù Libero un partito di ispirazione marxista. Promuove infatti la rimozione di ogni tipo di disuguaglianze tra ricchi e poveri, la nazionalizzazione delle risorse minerarie e l’ampliamento del controllo statale sull’industria. Vorrebbe inoltre aumentare la tassazione nei confronti di investitori stranieri in modo da poter aumentare gli investimenti su scuola e sanità. È quindi una figura estremamente opposta rispetto ai presidenti che si sono succeduti fino ad ora, soprattutto in quanto rappresenta l’antitesi al “fujimorismo”.

La seconda candidata, molto più conosciuta, è Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente peruviano Alberto Fujimori, il quale ha condotto il paese dal 1990 al 2000 ed è famoso per aver portato il Paese ad un deriva autoritaria. Lei è la leader del partito populista di destra Forza Popolare e si è candidata per la guida del Paese già per altre due volte precedenti, la prima nel 2011 con il 48% dei voti contro Ollanta Humala, leader della fazione socialista Partido Nacionalista Peruano (PNP), mentre la seconda volta cinque anni dopo, nel 2016, contro Pedro Pablo Kuczynski, capo del partito conservatore Peruviani per il cambiamento, venendo sconfitta in entrambe le elezioni.

Nel suo programma politico vorrebbe investire nello sviluppo economico del Paese soprattutto promuovendo sgravi fiscali per le nuove imprese. Per un anno e mezzo, fino al maggio 2020, Fujimori è stata in carcere con l’accusa di reciclaggio di denaro e corruzione.

Attualmente, il padre stesso sta scontando una pena di 30 anni di carcere per la stessa accusa, e la figlia ha già promesso che nel caso vincesse le elezioni si muoverebbe per la scarcerazione del padre. 

Il futuro del Perù è marxista? 

L’elezione di Castillo a Presidente del Perù quali cambiamenti potrebbe portare nel Paese?  Il Perù  attualmente è un paese messo in ginocchio, soprattutto a causa della grossa batosta dovuta alla pandemia di Covid-19. Questa infatti ha colpito fortemente molti paesi in via di sviluppo, tra cui l’area dell’America Latina.

Il Perù è uno di quei paesi che si sta trascinando una crisi economica ormai da diverso tempo. Nè la sua economia nè la sua industria sono mai state ammodernate da nessuna riforma, causando l’aumento della disoccupazione (nel 2020 è arrivata al 17,1%) e la sua capacità produttiva è scesa del 12%.

Il Governo aveva cercato di ripiegare principalmente su due fattori: innanzitutto le esportazioni, in quanto il Perù necessitava di grande capitale straniero per gli investimenti, e secondariamente su gas e petrolio, che però non sono serviti a ripianare il deficit. In questo modo è stato favorito il lavoro in nero e la corruzione, portando i cittadini peruviani a sviluppare un forte risentimento nei confronti della classe politica e dirigente, di cui ripongono poca fiducia.

Infatti, negli ultimi anni, si sono susseguiti una serie di Capi di Stato, a partire da Alberto Fujimori, che sono finiti sotto processo. Il caso più conosciuto è stato quello di Alan Garcia, che per non subire l’arresto si è suicidato. Dopo la successione di diversi presidenti lo scorso anno, ovviamente la situazione del paese non è migliorata, anzi, e non è detto che potrebbe cambiare in modo importante con l’elezione a presidente di Castillo. Ma sicuramente, nonostante il lieve scarto tra i due candidati, forse la mancata elezione di Fujimori potrebbe rappresentare una svolta. 

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