MINIERA DI MARY RIVER: IL MINISTRO PER GLI AFFARI DEL NORD CANADESE INCONTRA I DIMOSTRANTI

Il piano di espansione della Baffinland Iron Mines Corporations previsto per la miniera di Mary River incontra l’opposizione del gruppo Nuluujaat Land Guardians. L’incontro con il Ministro Vandal sembra aver avuto esito positivo. 

La partita che si gioca in artico tra sviluppo minerario e resistenza delle comunità indigene è ormai il leitmotiv della realtà artica contemporanea. Questa volta ci concentriamo sulla miniera di ferro di Mary River collocata sull’isola di Baffin, nel Nunavut canadese, gestita dalla Baffinland Iron Minerals Corporations.

Oggetto della discordia è l’intenzione della proprietà di raddoppiare la produzione (dagli attuali 6 a 12 milioni di tonnellate per anno) ed incrementare il traffico navale nella Baffin Bay, un’area che lambisce le coste canadesi e quelle groenlandesi.

Il forte impatto sull’ambiente, soprattutto sulla popolazione di narvali, ha incontrato la resistenza della Groenlandia che ha ottenuto, grazie alla decisione dell’Impact Assessment Agency of Canada in rispetto alla Espoo Convention, di essere inclusa nel processo decisionale della Nunavut Impact Review Board (NIRB).

Ma l’opposizione al piano di espansione arriva anche dalle popolazioni locali, rappresentati dal gruppo Nuluujaat Land Guardians. Già nel Febbraio scorso il gruppo si era mobilitato ed aveva viaggiato per più di 200 km da Pond Inlet per dimostrare l’opposizione alla volontà di raddoppiare la produzione della miniera e alla costruzione di una ferrovia della lughezza di 110 km. Al momento l’ultima parola per la valutazione ambientale del piano di espansione spetta sempre alla Nunavut Impact Review Board (NIRB).

Nel frattempo l’incontro tra i Nuluujaat Land Guardians e il Ministro agli affari del Nord, Dan Vandal, sembra comunque aver avuto esito positivo. Per i Nuluujaat Land Guardians è stato importante sottolineare “the strengths and values of their communities and land-based economic options for current and future generations of north Baffin residents” e aver posto all’attenzione del Ministro come “the choices and preferences of residents who do not wish to be involved in mining”. 

La attività minerarie in artico tendono ad intensificarsi e parallelamente cresce la resistenza delle popolazioni indigene, forti della dipendenza da un ambiente sempre più minacciato e fragile. Il recente stop di grandi progetti minerari ed infrastrutturali in Groenlandia (bacino di terre rare di Kvanefjeld) ed in Finlandia (ferrovia tra Rovaniemi e Kirkenes) avvenuto anche grazie alla resistenza locale, dimostra come interventi non in linea con il rispetto delle comunità indigene difficilmente vengano implementati.

Diventa quindi quanto mai importante il lavoro che a livello sovranazionale può condurre il Consiglio Artico nel far convergere gli interessi di sviluppo promossi dai privati e dagli Stati con il rispetto dell’ambiente e delle culture indigene.     

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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