L’EGITTO E LA RICOSTRUZIONE DELLA LIBIA

Con una situazione tornata relativamente stabile, l’Egitto è pronto a favorire il ritorno delle proprie imprese in Libia, uno dei mercati più importanti per il Cairo. Ma la situazione è davvero così stabile?

Da sempre la Libia costituisce uno dei mercati preferenziali per le imprese e la forza lavoro del vicino Egitto, soprattutto nei settori alimentari e delle costruzioni. A causa della guerra civile scoppiata nel 2011, molte aziende egiziane sono state costrette a ripiegare il proprio mercato. In aggiunta, molti lavoratori egiziani in Libia hanno dovuto fare ritorno nella loro Patria, limitando le rimesse, pure importanti per un’economia, quella egiziana, che conta cento milioni di abitanti. 

Nell’ultimo periodo, proprio a seguito della formazione del Governo Dbeibah, appoggiato dalle Nazioni Unite e da tutta la Comunità internazionale, le esportazioni alimentari egiziane hanno registrato un leggero aumento ($55 milioni nel primo quarto 2021), che comunque non rappresenta ancora il livello potenziale verso cui sia Egitto che Libia puntano.

Un altro settore cruciale per le relazioni economiche fra i due Paesi riguarda le esportazioni di materiali di costruzione. In tale settore, numerose sono le criticità, per lo più riguardanti i prezzi del trasporto dei materiali.

La dimensione logistica dei problemi economici per la ricostruzione resta importante: proprio per questo motivo, i Ministri dell’Economia e del Commercio di ambo i Paesi hanno iniziato a discutere di possibili facilitazioni per permettere un commercio più fluido fra i due vicini, soprattutto da parte egiziana. La Libia è invece pronta a lavorare su un nuovo sistema di visti che permetterà ai migranti lavorativi egiziani di ritornare. 

Ma molto dipende dalla sicurezza e dalla stabilità della Libia. Vi sono, effettivamente, le condizioni per una pace duratura nel Paese? 

Nonostante il Governo di Tripoli goda del riconoscimento mondiale, la strada è ancora tutta in salita: la sfida principale, ovvero il recupero della sovranità territoriale, resta centrale e cruciale e ancora poco affrontata, in un Paese in cui numerose milizie – alimentate da potenze e forze esterne – fanno ancora il bello e il cattivo tempo in molta parte della Libia. Allo stesso tempo, un Governo di transizione è, per definizione, provvisorio – e dunque fragile -, soprattutto quando, come nel caso della Libia, ha un mandato breve – le elezioni si terranno il 25 dicembre 2021 – ed ha molte sfide da affrontare – vecchie anche più di 10 anni

In tali condizioni, si aggiunge la poca chiarezza sul piano di recovery. Ciò che, invece, resta lampante è il fatto che tutti, nel Mediterraneo, ambiscono ad occupare spazi preferenziali e contendersi il bottino che deriverà proprio dalla ricostruzione. In molti settori chiave del mercato libico per l’Egitto, il concorrente principale del Cairo resta Ankara, che gode comunque di forti legami col governo Dbeibah. 

Il tentativo di Dbeibah resta e resterà quello di favorire quanto più possibile un ambiente economico non ostile agli investimenti. La volontà di ospitare a Tripoli una Conferenza internazionale araba di investimenti, il 24 ottobre prossimo, si inserisce chiaramente in questo quadro: la Libia mira a diventare un polo attrattivo di investimenti nel Mediterraneo. 

Ciononostante, senza una politica certa, una sovranità recuperata ed una sicurezza garantita sarà molto difficile riuscire a trattenere e conservare i risultati raggiunti fino a questo momento. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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