IL LEADER MILITARE DI HAMAS E LE SUE TECNICHE NON CONVENZIONALI

I recenti scontri tra Israele e Gaza hanno destato un’attenzione globale con particolare interesse per l’inaspettata e sorprendente capacità e resistenza dell’ala militare di Hamas. Tra tunnel sotterranei e instancabili lanci di missili, le Brigate Izz ad-Din Al-Qassam hanno intimorito il famoso sistema di difesa missilistico israeliano, l’Iron Dome.  Mohammed Deif è il capo dell’ala militare di Hamas e uno degli uomini più ricercati da Israele.
Nonostante sia sempre sfuggente e ben nascosto, rimane la mente strategica delle operazioni militari e di tecniche asimmetriche ben organizzate con la finalità di difendersi dalla morsa israeliana. 

Il contesto storico e le elezioni a Gaza

“L’Islamic Resistence Movement”, conosciuto dai più come Hamas, viene fondato all’inizio della prima Intifada nel 1987 nei territori palestinesi da Sheikh Ahmad Yassin, il suo “leader spirituale”. 

Hamas fin da subito viene descritta come un’organizzazione islamica politico-militare, ma diverse potenze internazionali, tra cui Stati Uniti e i paesi dell’Unione Europea la definiscono un’organizzazione terroristica. Il mancato consenso globale relativo alla denominazione di questo movimento è stato una delle cause che continua ad infervorare il dibattito politico odierno.

Dopo otto giorni dal termine della prima Intifada, viene reso pubblico il Covenant del movimento, che presenta i metodi e gli obiettivi ideologici, politici e militari di Hamas. Da questo documento appariva evidente la strategia posta in essere e i potenziali sviluppi della stessa negli anni a seguire: lottare per la liberazione della Palestina da Israele e conquistare i luoghi sacri dei musulmani

Bisognerà poi aspettare l’anno di svolta, il 2007, per assistere all’entrata di Hamas nel processo politico palestinese a Gaza e alla perdita di potere di Al-Fatah, che aveva il controllo della striscia. 

È doveroso ricordare che Hamas e Al-Fatah avevano stabilito anche un accordo per condividere il potere a Gaza, “The Mecca Agreement” mediato dall’Arabia Saudita, ma scontri interni finirono per indebolire il territorio e peggiorare la situazione già di per sé instabile. 

Hamas, sin dalle sue origini, ha sempre avuto un doppio scopo: il portare avanti una lotta armata contro Israele e diffondere programmi di social welfare a Gaza.
Per queste ragioni, il movimento si mette in gioco partecipando alle elezioni politiche e, con considerevole stupore, riesce a consolidare la sua vittoria, intraprendendo una fase iniziale di rimodernamento e di controllo territoriale.

Da questo momento in poi, l’attenzione regionale e internazionale è rivolta all’egemonia politica e militare di Hamas e alla minaccia futura che potrebbe rappresentare. 

Gli scontri tra Israele e Gaza sono continui ma purtroppo senza favorevoli esiti. Diverse operazioni militari come Pillar of Defense nel 2012, Protective Edge nel 2014 e Guardian of the Walls nel 2021, dimostrano la difficoltà di una possibile convivenza delle parti, un uso eccessivo della forza e il conseguente isolamento forzato di Gaza.

L’ala militare di Hamas e il suo leader

Nel 1991 viene ufficialmente stabilita l’ala militare di Hamas: le Brigate Izz ad-Din al-Qassam. Bramando sempre più potere e controllo dei territori della striscia di Gaza, il braccio armato di Hamas consolida la propria capacità militare. Questo potenziamento degli armamenti fa sorgere non solo domande scomode su possibili aiuti esterni, ma anche sul ruolo centrale dell’ala militare diventata un tutt’uno con l’ala politica.          

 
Il capo delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam è Mohammed Deif, uno degli uomini di Hamas più ricercati da Israele. È ritenuto la mente strategica delle operazioni e una delle figure più emblematiche del movimento.          
Per i palestinesi, Deif è un eroe: simboleggia la resilienza di questi territori e l’attaccamento alla madre patria. Ha guadagnato diversi nicknames, tra cui “maestro dei travestimenti” e “camaleonte”, per la sua capacità di sapersi mescolare tra la popolazione.


Per gli israeliani invece, oltre a rappresentare una minaccia per la sicurezza interna ed internazionale, è un enorme ostacolo che danneggia qualsiasi possibilità di ottenere un cessate il fuoco permanente tra Israele e Gaza. 
Deif nasce a Khan Younis, nella striscia di Gaza, nel 1965 e già da giovane mostra di avere un grande interesse per la Fratellanza Musulmana e in seguito per Hamas. Appassionato di teatro, crea il gruppo “The Returnees”, con un esplicito riferimento ai rifugiati palestinesi che vogliono ritornare nei loro territori.


Dagli anni ’90, la relazione tra Israele e Deif diventa sempre più complicata ed intensa: le autorità israeliane iniziano a mostrare un’attenzione particolare nei suoi confronti, data la sua complicità con Hamas, che culmina con svariati arresti e brevi detenzioni.


Nel 1995, un evento toccante per Deif causerà l’inizio di una lunga vendetta contro Israele. 
Il suo mentore, Yayha Ayyash, uno dei capi delle Brigate Al-Qassam e conosciuto come “l’ingegnere”, viene assassinato dai servizi segreti israeliani.
Mohammed Deif da quel momento, con astuzia e segretezza, sarà una delle figure di spicco di Hamas e nel 2002 diventerà il capo dell’ala militare. 


A causa della disparità di forza militare tra Israele e Gaza, la strategia di Deif è stata quella di adottare metodi non convenzionali per implementare gli obiettivi politici di Hamas, sperando di rendere gli scontri meno asimmetrici.

Le tecniche asimmetriche di Hamas

I servizi segreti israeliani hanno denominato Deif “The Cat with nine lives” poiché, nonostante gli svariati tentativi di cattura, è sempre riuscito a farla franca. 
Durante gli scontri militari, il nome di Deif diventa echeggiante, ma non appena il cessate il fuoco si avvicina, lui si defila e rimane nell’ombra per molto tempo.   
Grazie alle iniziative di Deif, alla sua leadership militare e tramite aiuti esterni, è nato il sistema offensivo/difensivo dei tunnel sotterranei che collegano la striscia di Gaza con il sud di Israele. I tunnel sono target difficili da localizzare e per questa loro peculiarità vengono utilizzati per innumerevoli funzioni: deposito d’armi, vie di fuga, nascondigli segreti, luoghi coperti per lanciare missili.   

      
L’abilità di disruption protratta da Hamas tramite i tunnel è uno degli elementi chiave della sua strategia militare e psicologica ed è proprio contro questi target che si nota l’accanimento delle forze israeliane.           
La creazione di questi tunnel e il loro effetto sorpresa rappresentano un rischio per la popolazione israeliana. Hamas è ben consapevole che anche la minima possibilità di un tunnel non controllato o non ancora scoperto da Israele scatenerebbe il panico nelle cittadine israeliane e l’arrivo sul campo delle IDF (Forze di Difesa Israeliane). 


Deif è stato molto abile ad utilizzare questa tecnica dei tunnel, conscio anche dell’uso civile che ne viene fatto. Infatti, dagli anni ’80, i cosiddetti “smuggling tunnels” erano utilizzati nei territori della striscia di Gaza e dell’Egitto per fornire provviste e beni necessari ai civili, in seguito all’embargo imposto da Israele ed Egitto contro i territori palestinesi.


Un’altra tecnica usata da Hamas è la cosiddetta “victim doctrine”, che si basa sull’utilizzo di civili come scudi umani. Questo metodo ormai conosciuto globalmente data la diffusione mediatica delle ultime settimane, consiste nel lanciare missili e molto altro dall’interno di aree densamente popolate, forzando Israele a rispondere con ulteriori lanci, causando in tal modo la possibile morte di civili. L’obiettivo di questa dottrina strategica è quello di causare scalpore globale e pressione legale su Israele, pregiudicandone la legittimità di usare la forza.

Guardian of The Walls

Dopo sette anni di silenzio, Mohammed Deif ha rilasciato una dichiarazione nella quale affermava che Israele avrebbe pagato un caro prezzo nel caso in cui l’espulsione dei Palestinesi da Gerusalemme Est fosse continuata. Gli sviluppi successivi hanno di fatto confermato questa ipotesi. 


Nonostante l’asimmetria militare delle precedenti operazioni tra Israele e Gaza, Guardian of the Walls ha messo in evidenza una notevole resistenza e una capacità evolutiva dell’ala militare di Hamas. Anche dal punto di vista mediatico si nota come il movimento sia fiero di questi potenziamenti militari, ostentati tramite la pubblicazione di diversi video online.   


La tempesta di missili che per ben undici giorni ha tormentato questi territori, creando agitazione tra i civili e all’interno della comunità internazionale, ha sancito un miglioramento dell’azione missilistica dell’arsenale di Hamas, dal punto di vista quantitativo e qualitativo e con maggiore focus sul livello di precisione.        


Hamas si mostra fiero anche dell’aiuto esterno che sta ricevendo per potersi permettere queste novità belliche. È noto che l’Iran ha osservato molto attentamente le attività di Hamas nelle ultime settimane, lodandone il comportamento e la leadership
Il capo delle Quds Force iraniane, infatti, ha scritto una lettera a Mohammed Deif, definendolo un “martire vivente” e continuando ad avere fiducia nella resistenza a Gaza.


Anche durante l’operazione di questo maggio le forze israeliane hanno tentato di perseguire i propri obiettivi ed “eliminare” i top leaders più ricercati di Hamas, ma anche questa volta, Mohammed Deif è riuscito a sfuggire.    
Le soluzioni per ottenere esiti più consistenti dei soliti “cessate il fuoco” temporanei (come quello stabilito il 21 maggio 2021) sembrano lontane.

Lo scenario che si prospetta sembra essere instabile e influenzato dalla confusione politica sia ad Israele sia a Gaza. Il potenziamento missilistico sarà portato avanti da entrambi le parti, tuttavia Hamas dovrà concentrare le proprie energie su un’azione di ricostruzione a Gaza anche per migliorarne la situazione umanitaria, economica e sanitaria. 

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