HOUSE OF ONE: UNA CASA, TRE RELIGIONI. NASCE A BERLINO UN CENTRO INTERRELIGIOSO

Nel centro di Berlino è stata posta la prima pietra di un ambizioso progetto che ospiterà sotto un unico tetto una sinagoga, una chiesa e una moschea. Un luogo di preghiera e di insegnamento che intende riunire ebrei, cristiani e musulmani per promuovere il dialogo tra le religioni, l’apertura spirituale e la conoscenza reciproca.

Un progetto di archeologia identitaria

Esito di un progetto lungo dieci anni, firmato dallo studio di architettura berlinese Kuehn-Malvezzi, composto da Johannes e Wilfried Kuehn e Simona Malvezzi e finanziato principalmente attraverso una campagna di crowdfunding, “La Casa di Uno” ha visto la posa della prima pietra il 27 maggio scorso, per mano del Presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble. 

Nato dall’idea rivoluzionaria del pastore protestante George Hohberg, l’edificio sorgerà a Petriplatz, nel quartiere storico di Alt-Kölln della vecchia Berlino Est, nell’area un tempo occupata da una chiesa, la Petrikirche, danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale, poi abbattuta dalla DDR nel 1964 e infine riportata alla luce nel 2007 nel corso di uno scavo archeologico.

Uno spazio fortemente simbolico, dunque, nel quale nel XIII secolo era sorta la prima chiesa della città e che la comunità ha voluto offrire alla congregazione protestante locale, la Sankt Petri-Sankt Mariengemeinde. Il fine era quello di ripartire dal “vecchio” per creare il “nuovo”, scegliendo un monumento chiave dell’identità storica e spirituale della città. Oggi Berlino ha infatti un’identità nuova, un’identità composita, multiculturale e plurale sul piano religioso.

Il progetto ha inteso conservare e testimoniare le diversità religiose e identitarie, che manterranno ciascuna la propria autonomia liturgica. Alcuni elementi architettonici, infatti, lasciano velatamente intuire dall’esterno l’appartenenza religiosa: una pianta esagonale per la sinagoga, un cuboide più alto con feritoie leggere per la moschea e una pianta rettangolare per la chiesa. 

La moschea è ovviamente orientata verso La Mecca, la sinagoga verso Gerusalemme, ed entrambe hanno spazi riservati alle donne. Ad ogni modo, la costruzione realizzata interamente in mattoni, all’interno e all’esterno, dà l’impressione di un blocco unico, di un monolite, rimandando l’idea dell’unità e della coesione.

I tre edifici sono raggruppati intorno a un ambiente centrale, il cui attraversamento è d’obbligo, che vuole essere il punto di unione e il luogo di incontro ideale per l’organizzazione di eventi e celebrazioni condivise. Un “quarto spazio” che oltre ai fedeli delle tre grandi religioni monoteistiche, vuole simbolicamente accogliere anche persone di altre fedi e la società laica nel suo insieme. Non a caso la forma scelta è quella universale del cerchio. 

Una scelta ecumenica

I fondatori della House of One, tra i quali non si annovera la chiesa cattolica tedesca, perché – ha spiegato l’arcidiocesi di Berlino – i cristiani sono già ben rappresentati dalla comunità evangelica, sono la già citata comunità della chiesa evangelica di Sankt Petri-Sankt Mariengemeinde, la comunità ebraica di Berlino, l’Abraham Geiger College e il Forum musulmano per il dialogo interculturale, che intendono offrire il proprio contributo alla promozione del dialogo interreligioso e un approccio nuovo alla vita religiosa e alla spiritualità, in questo spazio che vuole essere sia luogo di preghiera, sia luogo di studio interdisciplinare. Il progetto prevede infatti anche un Centro Studi e una “Biblioteca delle religioni”, deputata ad ospitare seminari e conferenze.

La House of One si propone anche di colmare una lacuna nel dialogo interreligioso in Germania e in particolare a Berlino che, per quanto piuttosto vivo, caratterizzato da scambi regolari e preghiere comuni che coinvolgono per lo più gli alti rappresentanti delle diverse fedi, in ambito pubblico spesso si risolve unicamente in manifestazioni congiunte di solidarietà e nella commemorazione comune delle vittime degli attentati.

In un’Europa minacciata dai populismi, da atteggiamenti xenofobi, da un diffuso sentimento islamofobico e da un generale sfiducia mista a paura verso l’altro, è importante, invece, promuovere occasioni di incontro positive per discutere i temi legati alla convivenza. Il superamento della paura e la diffidenza verso l’altro, non può che passare attraverso la conoscenza e il rispetto reciproci.

Tra scetticismo e sostegno

Non sono mancate le polemiche ad un progetto al quale non solo non tutti credono, ma che in tanti reputano impossibile da realizzare. Ciò nonostante, lo scetticismo iniziale, che alcuni mantengono, ha gradualmente lasciato il posto a forme di aperto sostegno, anche economico.

In perfetta coerenza con l’idea di orizzontalità e pluralismo, come già si è detto, il sistema principale di finanziamento è quello del crowdfunding, con la possibilità, attraverso il sito web ufficiale, di partecipare al progetto con l’acquisto di mattoni simbolici accompagnati da un messaggio. Tutti i messaggi sono stati poi raccolti insieme e posti nel terreno durante la cerimonia di inizio dei lavori, a costituire idealmente le fondazioni di un grande progetto di respiro mondiale.

La House of One si inserisce a pieno titolo nel grande disegno della fratellanza universale promosso da Papa Francesco che nel redigere la sua terza Enciclica “Fratelli tutti” si è detto ispirato dal Grande Imām di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, con il quale si era incontrato nel febbraio del 2019 ad Abu Dhabi, per ricordare che «Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro».

Da quell’incontro scaturì il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, oggi pietra miliare del dialogo interreligioso che ha avuto un ulteriore impulso dal recente viaggio del Pontefice in Iraq. La dichiarazione, che evidenzia il ruolo delle religioni nella costruzione della pace mondiale, invita «alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà».

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