TASSAZIONE MINIMA GLOBALE: RAGGIUNTO L’ACCORDO AL G7

Il Ministri delle finanze dei Paesi del G7 hanno raggiungo un accordo dalla portata storica: una tassa minima globale per le multinazionali. La proposta era stata avanzata dall’amministrazione Biden già due mesi fa. Per gli Stati Uniti si tratta di una grande vittoria, prima di tutto sul fronte diplomatico. 

L’idea di un’aliquota minima per le aziende a carattere transnazionale era emersa con forza già qualche settimana fa, quando Biden, nel presentare il piano di rilancio sulle infrastrutture contenuto nell’American Jobs Plan, aveva sottolineato come una tassazione globale per le multinazionali avrebbe potuto non solo sostenere la riforma plurimiliardaria delineata dal governo, ma anche aiutare le grandi economie del globo a frenare la delocalizzazione, tutelando i lavoratori statali.

Il 5 giugno, i Ministri delle Finanze dei Paesi aderenti al G7 riuniti a Londra, hanno convenuto sulla creazione di un’aliquota minima al 15% per le multinazionali. Sebbene l’accordo faccia già parlare di una vittoria storica, servirà ora l’approvazione del G20 affinché la proposta possa diventare concreta realtà ed essere applicata, dal maggior numero di Paesi possibile, a tutte quelle aziende che, a prescindere da dove sia registrata la loro sede legale, operano nei loro territori. I Paesi più difficili da convincere per raggiungere l’approvazione unanime del G20 sono la Cina, il Brasile e la Russia. 

L’accordo annunciato sabato tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Italia e Giappone, assume particolare importanza in questa fase storica poiché potrebbe rappresentare un significativo aiuto per la ripresa economia post pandemica, dal momento che le imposte che gli Stati ricaverebbero da tale tassazione potrebbero essere fondamentali per ripagare i debiti milionari contratti dei governi in questo anno e mezzo.

La Segretaria del Tesoro statunitense Janet Yellen ha commentato così la proposta: “la tassa minima globale porrebbe fine alla corsa al ribasso nella tassazione delle società e garantirebbe equità per la classe media e per i lavoratori negli Stati Uniti e in tutto il mondo.” Yellen ha anche aggiunto che tale operazione “aiuterebbe anche l’economia globale a prosperare, livellando le condizioni per le imprese e incoraggiando i Paesi a competere su basi positive, come l’istruzione, la formazione della nostra forza lavoro e gli investimenti in ricerca, sviluppo e infrastrutture.”

La manovra intende colpire i vari paradisi fiscali sparsi nel pianeta, così come tutte quelle aziende che, mai come dopo questa repentina e forzata svolta digitale, hanno accresciuto i loro profitti in maniera esponenziale, prime tra tutte Amazon e Facebook. I propositi sono stati chiaramente sottolineati dal Vicecancelliere e Ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, che ha affermato: “le aziende non saranno più in grado di eludere i loro obblighi fiscali registrando i loro profitti nei paesi a tassazione più bassa”.

L’accordo mira, in definitiva, ad imporre alle aziende di pagare le tasse nei Paesi in cui vendono i loro prodotti e/o servizi e non, come spesso accade ora, dove decidono di dichiarare i profitti conseguiti. Inoltre, la creazione di un’aliquota valida su scala globale, punta ad evitare che alcuni Paesi si accordino per stabile aliquote fiscali mirate al continuo ribasso.

È per tali ragioni che questo accordo viene definito storico: la fiscalità è un aspetto che, da sempre, afferisca all’esclusiva competenza statale e, proprio per questo, un’azione internazionale coordina su questo fronte è stata fino ad adesso irraggiungibile

Come mai questo accordo è stato raggiunto proprio ora? La necessità di rinfoltire le casse statali, stremate dalla pandemia, unita all’insediamento della presidenza Biden, da subito molto netta e determinata su questi temi, hanno creato il giusto scenario per avanzare una simile proposta.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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