QUANDO IL GIORNALISMO DIVENTA UN CRIMINE

Credits: The Times of Israel

L’arresto della giornalista Givara Budeiri è l’ultimo episodio di una lunga lista di azioni commesse dalle autorità israeliane ai danni della libertà di stampa.

Sabato 5 giugno la giornalista Givara Budeiri, che lavora per Al Jazeera dal 2000, stava seguendo una manifestazione nel quartiere di Gerusalemme Est di Sheikh Jarrah in occasione del 54esimo anniversario della Naksa, (‘’retrocessione’’ in arabo) termine che i palestinesi usano per descrivere l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Striscia di Gaza avvenuta nel 1967. 

Quando Budeiri è stata arrestata indossava un giubbotto antiproiettile con la scritta “stampa” e aveva una tessera dell’ufficio stampa del governo israeliano. La giornalista ha dichiarato di essere stata “trattata come una criminale” quando è stata portata alla stazione di polizia e che la polizia l’ha accusata di aver preso a calci un uomo della sicurezza, cosa che è stata negata dalla giornalista. Qualche ora dopo Budeiri viene rilasciata, a condizione di non recarsi a Sheikh Jarrah per i prossimi 15 giorni.

Sabrina Bennoui, portavoce di Report senza frontiera (RSF), ha commentato l’arresto come scioccante e inaccettabile. “Questa è una chiara violazione della libertà di stampa, […] e c’è una chiara volontà delle autorità israeliane di impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro e di riferire sul campo”.

Di recente abbiamo assistito a molte azioni ai danni dei giornalisti da parte delle forze israeliane. Nell’ultima settimana almeno 14 giornalisti palestinesi sono stati arrestati e posti in detenzione amministrativa secondo Reporters senza frotniera. La detenzione amministrativa è una procedura legale che consente a Israele di imprigionare i palestinesi dei territori occupati senza accusa o processo per periodi rinnovabili fino a sei mesi. La stessa procedura viene utilizzata contro i giornalisti, che spesso non solo consapevoli delle accuse contro di loro e non sono autorizzati a difendersi in tribunale.

In un rapporto pubblicato lo scorso anno, il Centro palestinese per i diritti umani ha documentato ben 98 attacchi delle forze israeliane contro i giornalisti nei territori palestinesi occupati. Due giornalisti palestinesi – Zeina Halawani e Wahbe Mikkieh – sono stati aggrediti e detenuti dalle forze israeliane a Sheikh Jarrah la scorsa settimana.

Da non dimenticare, inoltre, che il palazzo dell’Ap e Al Jazeera sono stati bombardati da Israele nel mezzo delle recenti tensioni tra Hamas e Israele. La volontà di Israele di controllare le informazioni che escono dal paese è quindi ben evidente, ma il ‘’giornalismo non è una crimine’’ come ha riportato  Al-Jazeera commentando l’arresto di Givara Budeiri.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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