L’INCERTEZZA DELLA RIPRESA ECONOMICA INDIANA

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Nonostante le proiezioni speranzose fornite dalle autorità di governo, si avverte un forte senso di incertezza circa la ripresa dell’economia indiana dalla seconda ondata di Covid-19.

Come ormai è risaputo, la seconda ondata del Covid-19 ha messo letteralmente in ginocchio il sistema politico-socio-economico indiano. Le autorità indiane, però, si sono dette ottimiste sulla futura ripresa del Paese; il Ministero delle Finanze e la Reserve Bank of India hanno emanato delle dichiarazioni, con le quali hanno affermato che questa seconda ondata di Sars-CoV-2 non ha intaccato pesantemente il tessuto economico del Paese, come è successo con la prima, e che la  chiave di volta per avviare la ripresa indiana sia la velocizzazione della campagna vaccinale, cosicché si possa tornare, attraverso un’importante campagna di investimenti, a far ripartire la domanda interna, aumentando i consumi nel breve periodo.

Le proiezione della Reserve Bank of India tengono in considerazione l’andamento del PIL; analizzando quest’ultimo, difatti, se complessivamente si può dire che l’economia indiana sia entrata in “recessione tecnica”, subendo una forte contrazione, dall’altro lato, prendendo in esame l’andamento dei singoli settori, si può notare l’esistenza di importanti sperequazioni, per le quali alcuni settori, come quello edilizio e manifatturiero, hanno registrato una crescita, mentre altri, come quello agricolo e minerario, hanno subito forti perdite.

Ed è, dunque, proprio l’andamento positivo di porzioni di mercato come quella infrastrutturale, quella tecnologico-informativo o, ancora, quella del trasporto merci o dell’edilizia abitativa, che fanno ben sperare circa la ripresa indiana. Anche se le prospettive restano positive, è necessario evidenziare come esse si siano ristrette, proprio a causa dell’insorgenza della seconda ondata.

Secondo le precedenti proiezioni economiche l’India avrebbe dovuto registrare un’impennata nel tasso di crescita a partire dal marzo 2021, ma queste aspettative, come si può ben immaginare, sono state ridimensionate e, attualmente, si parla di tassi di crescita per il prossimo anno che si aggirano intorno al 10,5 %, rispetto al precedente anno 2020/21, con un andamento previsto estremamente diverso tra i 4 trimestri: nel primo si parla di una crescita intorno al 26,2%, nel secondo di 8,3 punti percentuali, nel terzo di 5,4% e, infine, nell’ultimo di un tasso di 6,2%. 

Le opinioni degli analisti e degli esperti economici su questo argomento sono però estremamente divergenti; a tal proposito è stato intervistato l’ex capo dell’ufficio centrale di statistica, Pronab Sen, secondo il quale la ripresa economica potrebbe essere più incerta di quel che si pensa. Sen, considerando i dati provenienti dall’OCSE e dalla State Bank of India, ha sottolineato che sarebbe necessario incentivare gli stimoli fiscali e coordinarli più a livello federale che a livello dei singoli stati federali.

Il suo ragionamento si basa su una considerazione: la diffusione del Covid-19 nelle zone rurali. Il fatto che la seconda ondata abbia colpito anche queste zone, intaccando il loro sistema di sussistenza, prettamente agricolo, è una novità rispetto alla prima ondata e le sue implicazioni sono estremamente importanti, considerando proprio il fatto che queste comunità sono estremamente povere e hanno bisogno di essere più sostenute e incentivate nel ritorno alla normalità; ciò può avvenire solo attraverso un’azione congiunta e coordinata tra le istituzioni politiche del livello centrale e periferico.

Solo su un aspetto Sen si è trovato d’accordo con le proiezioni fornite dalle istituzioni e cioè l’incentivazione della campagna vaccinale, intesa come chiave di volta per superare le difficoltà. Su questo fronte, le notizie che giungono non sono incoraggianti perché, anche se il governo ha assicurato che tutta la popolazione indiana verrà vaccinata entro la fine del 2021 e anche se l’India è il primo Paese produttore di vaccini al mondo, essa sta sperimentando una condizione di carenza di dosi, che l’ha spinta all’utilizzo di ben 3 vaccini: Astrazeneca, prodotto dal Serum Institute of India, Sputnik V, di matrice russa, e Covaxin, prodotto sempre in India dall’azienda Bharat Biotech; nonostante tutto ciò, ancora solamente il 3% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino e le strutture ospedaliere stanno ancora avendo difficoltà a gestire l’ondata dei contagiati. Dunque, l’uscita dal tunnel della pandemia sembra ancora lontana e questa incertezza potrebbe ripercuotersi inevitabilmente sull’andamento dei mercati.

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