IL PESO DEI SOLDI E I COSTI DELL’ECONOMIA INFORMALE NEI BALCANI

Credits: by Zachary Kadolph on Unsplash

Secondo i report della Commissione europea, l’economia informale nei Balcani occidentali rappresenta tra il 25% e il 33% del PIL complessivo.

È una forte e vigorosa stretta di mano, quella dei Balcani con i sistemi dell’economia informale. Ne parla approfonditamente il recente report “Spot Prices”, prodotto da Walter KempKristina Amerhauser e Ruggero Scaturro per la Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC). Si tratta di un rapporto sui flussi di persone, stupefacenti e denaro nei Balcani occidentali, in cui vengono distinte le forti connessioni tra queste reti illecite. La criminalità organizzata genera miliardi di euro che vengono investiti in ulteriori traffici, convogliati all’estero o riciclati in economie locali.

I flussi finanziari illeciti sono un grave ed evidente problema per lo sviluppo e il sostentamento mondiale. L’Agenda 2030 riconosce infatti l’importanza di ridurre in maniera significativa il flusso illecito di denaro, beni e servizi illegali con l’obiettivo 16, in cui si auspica di “promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli”.

Tuttavia, è ben noto quanto i traffici illeciti siano multidimensionali e quante siano le attività che possono essere incluse all’interno dell’economia informale. Oltre alla difficile tracciabilità dei vari sistemi utilizzati dalla criminalità organizzata, il problema risiede anche nella volatilità. È forte la capacità di adattamento: i metodi, le tecniche e gli strumenti utilizzati dagli attori criminali cambiano costantemente in base alle esigenze e alle circostanze[1]. Questi aspetti vengono ampiamente evidenziati all’interno del report GI-TOC, che mette in luce la complessità di questa analisi rapportata al contesto dei Balcani occidentali.

Gli strumenti del riciclaggio

Definire da dove arrivino effettivamente enormi quantità di denaro è un’impresa intricata. Lungo tutta la regione, si evidenziano diversi punti focali di traffici di ogni sorta – droga, prodotti contraffatti, ma anche persone. I migranti che percorrono la rotta balcanica sono infatti una grande fonte di profitto nelle mani di criminali che risultano essere in comunicazione diretta con gli organi istituzionali di polizia. A questo si vanno ad aggiungere tutti quei sistemi poco visibili ma impattanti, come l’evasione fiscale e i furti online.

Farne un elenco non sarebbe dunque sufficiente per evidenziarne la portata. Soffermiamoci allora su come, una volta ottenuti, i soldi vengano rimessi nell’assetto economico del Paese con lo scopo di generare ulteriore profitto. Il report propone una stima per cui la quantità di denaro riciclato nella regione dei Balcani occidentali può variare da 1.8 a 4.6 miliardi di euro. Numeri notevoli, se messi in prospettiva: «per esempio, nel 2021, i budget per il Ministero degli Interni in Macedonia del Nord e in Albania ammontano ciascuno a 168 milioni di euro; le forze di polizia in Kosovo hanno a disposizione solo 87 milioni di euro» (GI-TOC, p. 48).

Piccole quantità di proventi illeciti possono essere facilmente spostati attraverso i confini statali, senza generare eccessivo sospetto. Uno dei sistemi utilizzati nei Balcani occidentali è il cosiddetto “hawala”: un meccanismo bancario informale impiegato specialmente nel mondo arabo, basato su una rete di mediatori e su un forte rapporto di fiducia e di onore. Si tratta quindi del trasferimento del denaro guadagnato in forma illecita, affidato ad un soggetto che riceve in cambio una commissione dopo averlo consegnato al destinatario.

Questo sistema si dimostra adatto per il riciclaggio di quantità di denaro non eccessivamente consistenti. Un altro strumento è l’avvio delle cosiddette “cash-intensive businesses”, vale a dire attività che ricevono una misura significativa di entrate in liquidità (contanti) – come per esempio compagnie di taxi, ristoranti, centri sportivi e autonoleggi. Nei Balcani occidentali, svolgono un ruolo anche le banche, che spesso agevolano il riciclaggio del denaro e la concessione di prestiti senza la copertura di reali garanzie legali da parte dei richiedenti. Similmente, i professionisti dell’arena finanziaria (avvocati, commercialisti, notai) diventano facilitatori di questo sistema di illegalità. Importanti quantità di denaro, infine, sono spesso investite in proprietà residenziali e nel mercato immobiliare: la scarsa regolamentazione permette alla criminalità organizzata non solo di costruire questi edifici, ma anche di decidere i prezzi sul mercato.

Il peccato originale: la corruzione

Quanto si parla di Balcani occidentali, non si può evitare il tema della corruzione. Come peccato originale della regione, sembra non abbandonare mai il dibattito pubblico e politico. La corruzione, in questo senso, diventa un costo fisso dell’illegalità. Allo stesso tempo, un efficace strumento di riciclaggio del denaro. Una parte dei profitti dell’economia sommersa viene infatti investita per ottenere favori e facilitazioni, innestando così anche un processo di legittimazione di questo sistema.

Il report GI-TOC, oltre ai fenomeni di corruzione su piccola scala, ricorda come siano stati resi noti al pubblico i finanziamenti fatti dalla criminalità organizzata ai maggiori partiti politici dei Paesi balcanici. La compravendita di voti, i meccanismi di intimidazione e di persuasione per far vincere determinate fazioni in cambio di garanzie lavorative, generano perciò un circolo vizioso e autodistruttivo. Un sistema che si nutre delle scarse possibilità economiche dei cittadini, che entrano nel vortice della corruzione con la speranza di migliori condizioni di vita, percependo così con disincanto il ruolo dell’apparato governativo.

Charles Tilly[2], nel saggio “War Making and State Making as Organized Crime”, definisce la legittimità come il prodotto della consuetudine. In questo senso, i sistemi utilizzati per il riciclaggio del denaro vengono ammessi a livello sociale come parte integrante delle dinamiche economiche dei Balcani occidentali, dove viene riconosciuto il ruolo autorevole di chi ne fa uso. Ottimisticamente, l’auspicio è quello di affinare le strategie di rintracciamento e l’utilizzo di strumenti che ne contrastino il potere. Il tema della corruzione e della gestione del denaro impediscono l’avanzamento dei Paesi della regione balcanica, incastrati in questo flusso sterile di ricchezza. Una stretta di mano che diventa quindi sempre più soffocante, specialmente per le nuove generazioni. 


[1] UNCTAD and UNODC, Conceptual Framework for the Statistical Measurement of Illicit Financial Flows (Vienna, 2020). Disponibile su: https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/statistics/IFF/IFF_Conceptual_Framework_for_publication_15Oct.pdf

[2] Ulteriore approfondimento suggerito: Arthur L. Stinchcombe, Constructing Social Theories (New York: Harcourt, Brace & World, 1968).

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