L’UNIONE EUROPEA INVITA A RICONSIDERARE GLI INVESTIMENTI NEL PROGETTO RUSSO LNG II

In una lettera indirizzata a Francia, Germania ed Italia, l’Unione Europea invita a non predisporre investimenti nel progetto LNG II nell’artico russo in quanto non sarebbero in linea con i principi stabiliti dall’accordo di Parigi.

La Russia accelera sulla produzione di gas naurale liquefatto (LNG) e lo fa con l’avvio di un secondo progetto chiamato LNG II collocato non molto lontano dal sito LNG di Yamal. Ma da una lettera firmata da 39 europarlamentari arriva l’invito diretto a quegli Stati che attingono al gas russo in modo cospicuo a non prendere parte al progetto con investimenti che andrebbero a finanziare una infrastruttura la cui produzione sarebbe per gran parte diretta verso i mercati asiatici.

E’ infatti di pochi giorni fa la firma di un accordo a lungo termine tra la russa Novatek e la China’s Zhejiang Energy. L’accordo è stato siglato sulla base del Memorandum of Understanding siglato nell’Ottobre del 2019 e stabilisce la fornitura fino a un milione di tonnellate annue di LNG per un periodo di 15 anni. Leonid Mikhelson, Chairman del Management Board della Novatek afferma che  “The fast-growing Chinese market is a key region in our LNG marketing strategy, and we plan to further increase our supplies of cleaner-burning LNG to assist China in reaching its net zero targets by 2060.” 

Proprio su quest’ultimo punto si concentra l’invito ai governi di Francia, Germania ed Italia a non predisporre investimenti legati al gas nell’artico russo. Da un estratto della lettera si legge chiaramente: “Several European institutions already agree on the fact that investing in gas today will have tremendous consequences in the future on our climate targets”.

La dipendenza di alcuni Stati membri dell’Unione Europea dal gas russo fa sì che le ambizioni russe in artico attirino gli investitori del settore. Il nuovo sito LNG II promette grandi numeri, alla stregua del progetto LNG di Yamal che tra qualche anno arriverà ormai alla sua massima capacità produttiva. 

Ma come si evince sempre dalla lettera:  “In this context where Europe must maintain its leadership on climate, it seems unreasonable to send a contradictory signal by the support of our governments to the Arctic LNG II gas project. Indeed, this project will produce 19.8 million tonnes of LNG yearly, and this so-called “natural” gas is a source of important carbon emissions with methane leaking along the entire gas supply chain”.

Non prendere parte al progetto sarebbe di certo un fortissimo segnale orientato al rispetto degli accordi di Parigi del 2015 e un rafforzamento della leadership europea in campo climatico.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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