IL FUTURO DELLE RELAZIONI COMMERCIALI UE-MERCOSUR PASSA PER L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE E LIBERO SCAMBIO. MA A CHE PUNTO SIAMO?

Circa un anno fa si sono conclusi i negoziati per l’Accordo di associazione tra Unione europea e Paesi del Mercosur, ma alcuni ostacoli impediscono ancora la sua definitiva approvazione. Ad oggi, rimane solo un mese alla presidenza portoghese del Consiglio dell’UE per imprimere un cambio di passo sulla questione. Si riuscirà dunque a trovare un compromesso in così breve tempo?     

Il contenuto dell’Accordo di associazione UE-Mercosur.

Dopo lunghissimi negoziati, durati circa un ventennio, l’Unione europea e i Paesi membri del Mercosur (Argentina, Paraguay, Uruguay e Brasile) sono riusciti a definire i termini di un ampio accordo di associazione. In particolare, il 28 giugno 2019 è stato concluso l’accordo riguardante la creazione di un’area di libero scambio, mentre il 18 giugno 2020 si sono infine conclusi i negoziati per i capitoli relativi al dialogo politico e alla cooperazione.

Alla luce delle regole stabilite dai Trattati dell’Unione europea (Articolo 218 TFUE), l’accordo in questione potrà entrare in vigore solo dopo essere stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea. Inoltre, trattandosi di un accordo concluso in forma mista, ossia riguardante materie di competenza dell’Unione europea e materie di competenza degli Stati membri, dovrà essere sottoposto alla ratifica da parte di ogni singolo Stato membro dell’Unione, secondo le proprie procedure nazionali.

Qualora il complesso iter di approvazione fosse concluso, l’Accordo di associazione UE-Mercosur darebbe vita alla più vasta area di libero scambio creata dall’Unione europea fino ad oggi, con un mercato composto da oltre 780 milioni di individui. 

A livello economico, l’accordo è principalmente volto a ridurre o eliminare le barriere tariffarie su una serie di prodotti industriali e alimentari, a semplificare le procedure doganali tra i Paesi dell’area, ad uniformare gli standard di produzione e a consentire la partecipazione delle imprese agli appalti pubblici su base paritaria. Più nello specifico, l’accordo prevede che nell’arco di un periodo transitorio di 10 anni, i Paesi del Mercosur e l’Unione europea liberalizzino rispettivamente il 91% e il 92% delle proprie importazioni provenienti dai Paesi partner.

Per quanto riguarda il settore industriale i maggiori beneficiari di questa liberalizzazione sarebbero l’industria automobilistica, meccanica, chimica, farmaceutica, e tessile. Per quanto riguarda il settore agro-alimentare, invece, l’Unione europea si impegnerebbe a liberalizzare completamente l’82% delle importazioni di prodotti agricoli provenienti dai Paesi del Mercosur, mentre per alcuni prodotti come la carne bovina, il pollame, la carne di maiale, lo zucchero, il riso, il miele e i cereali, la liberalizzazione sarebbe soltanto parziale e limitata a quote prestabilite.

In cambio, una serie di prodotti europei come il vino, gli alcolici, le bibite, la cioccolata, la frutta fresca (mele, pere, pesche noci, kiwi e prugne), pesche e pomodori in scatola, patate surgelate, malto, biscotti, olio di oliva e prodotti caseari gioverebbero a loro volta di una liberalizzazione nel mercato dell’area Mercosur, riconoscendo al contempo una specifica protezione, attraverso le certificazioni DOP e IGP, per 357 prodotti alimentari e bevande europei (di cui 52 italiani). 

Infine, come si legge nella scheda riassuntiva dell’accordo elaborata dalla Commissione europea: “The agreement will offer EU industries cheaper high-quality raw materials by reducing or eliminating duties that Mercosur currently imposes on exports to the EU of products such as soybean products (feed for EU livestock)”. Il risultato finale che con molta probabilità si realizzerebbe attraverso l’implementazione di tale accordo, sarebbe dunque un aumento delle esportazioni europee verso i Paesi del Mercosur di prodotti rientranti nei settori industriali sopra citati, e un rispettivo aumento delle importazioni europee di prodotti agricoli provenienti dai Paesi del Mercosur. Per tale ragione il trattato è stato anche soprannominato “beef-for-cars trade agreement”. 

Quali sono i fattori che ostacolano l’entrata in vigore dell’accordo? 

Alla luce dei vantaggi di cui vari settori industriali europei potrebbero giovare con l’entrata in vigore di questo accordo, la presidenza tedesca, che ha guidato il Consiglio dell’Unione europea nell’ultimo semestre, ha tentato di spingere sull’acceleratore per la conclusione dei negoziati, impaziente di aprire i mercati dell’America Latina alle grandi industrie della Germania. Tuttavia, diversi ostacoli si frappongono alla definitiva approvazione dell’Accordo di associazione UE-Mercosur.

In primo luogo, gli esponenti della lobby agroalimentare europea si dicono preoccupati per gli effetti negativi che la concorrenza dei prodotti sudamericani a basso costo provocherebbe sui produttori europei. Gli effetti destabilizzanti che l’entrata in vigore dell’accordo con il Mercosur avrebbe sul mercato agricolo europeo sono stati evidenziati anche da alcuni Paesi membri dell’Unione europea come la Francia, la Polonia e l’Irlanda. 

In secondo luogo, esponenti della società civile e organizzazioni di settore hanno espresso serie preoccupazioni per il rispetto degli standard di sicurezza alimentare in Paesi come l’Argentina o il Brasile dove si sono già verificati scandali riguardanti l’uso massiccio di pesticidi in agricoltura e di ormoni nell’allevamento di bestiame. A tal riguardo, l’Accordo di associazione introdurrebbe il principio di equivalenza tra i sistemi di certificazione e ispezione dei vari Paesi.

Ebbene, se da un lato l’introduzione di tale principio rappresenterebbe un’innegabile semplificazione per gli scambi commerciali tra i Paesi dell’area, dall’altro, potrebbe rappresentare un serio rischio per la salute dei consumatori. Infatti, un sistema di standard fitosanitari basato sul mutuo riconoscimento non dovrebbe prescindere da un consolidato rapporto di cooperazione, da un clima di fiducia reciproca e dall’uniformità di valori e garanzie, tutti fattori presenti nell’ambito del Mercato Unico Europeo ma di dubbia sussistenza nei confronti dei Paesi del Mercosur.   

Il maggior ostacolo è rappresentato, tuttavia, dalle istanze ambientaliste e dalla necessità di assicurare la sostenibilità della filiera agricola nei Paesi del Mercosur. È stato infatti evidenziato come l’aumento delle esportazioni verso l’Europa di prodotti come la carne bovina e la soia potrebbe provocare un incremento della deforestazione, soprattutto in Brasile, dovuto alla necessità di ricavare nuovi terreni da destinare alla coltivazione o all’allevamento, per soddisfare la maggiore domanda di tali prodotti generata dall’apertura del mercato europeo.

Al fine di superare tali criticità, non sembrano essere sufficienti le dichiarazioni del Commissario europeo per il Commercio, Mr Dombrovskis, dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione europea, Mr Borrell, e dei Ministri di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, rilasciate in occasione dell’incontro informale EU27-LAC, tenutosi a Berlino il 14 dicembre 2020.

In questa sede, è stata ribadita la volontà di rispettare gli impegni presi con gli Accordi di Parigi e di promuovere un accordo di associazione che sia rispettoso della sostenibilità ambientale e sociale. Tuttavia, la politica di deregolamentazione selvaggia portata avanti dal Presidente Jair Bolsonaro, che ha provocato un preoccupante aumento degli incendi dolosi nella foresta amazzonica, non sembra aver subito alcun cambio di rotta negli ultimi mesi. 

Prospettive future.

Il 1° gennaio 2021 si è insediata la presidenza portoghese in seno al Consiglio dell’Unione europea, la quale, alla luce degli stretti legami storici, culturali ed economici che legano il Portogallo alla maggiore potenza dell’area Mercosur, il Brasile, sarebbe stata la più adatta a favorire un revirement dei negoziati esercitando nuove pressioni in sede europea volte alla conclusione dell’accordo.

Anche il Governo spagnolo, che condivide legami storici e culturali con i Paesi dell’America latina, in una lettera indirizzata alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha chiesto un cambio di passo sull’accordo di associazione UE-Mercosur, ma anche sui trattati commerciali con Messico e Cile. L’urgenza del Presidente Sanchez è dettata dall’esigenza di sfruttare la presidenza portoghese e di evitare un rinvio della questione al secondo semestre il quale coinciderà anche con la fine dell’era Merkel, per via delle elezioni presidenziali che si terranno dopo l’estate in Germania.

Tuttavia, sembra difficile vincere l’opposizione di diversi Stati membri dell’Unione europea, tra cui Francia, Irlanda, Austria, Belgio, Lussemburgo, Slovacchia, Romania e Bulgaria, che richiedono maggiori garanzie sul rispetto degli standard ambientali, sociali e sanitari.

La posizione di questi Paesi sembra condivisibile tenuto conto che la politica commerciale europea deve essere condotta nel rispetto dei principi e dei valori elencati all’articolo 21 TUE, tra i quali è inclusa la promozione dello sviluppo sostenibile, nonché in maniera coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo e del piano Next Generation EU. È comunque importante sottolineare come il totale fallimento dell’accordo non provocherebbe alcun cambiamento in senso positivo nella politica di sfruttamento selvaggio delle risorse, perpetrata in particolar modo dal Brasile. Per tale ragione, sarebbe auspicabile la conclusione di un buon accordo, con l’introduzione di clausole più stringenti riguardo al rispetto dell’ambiente e dei diritti umani, piuttosto che l’abbandono totale dei negoziati.  

Quanto alla posizione dell’Italia in merito alla conclusione dell’accordo, questa sembra aver assunto un atteggiamento ambiguo, ma la presidenza del G20 le impone di promuovere la cooperazione internazionale intorno a tre pilastri fondamentali: PeoplePlanet Prosperity. Il governo italiano dovrà quindi fare attenzione ad assicurare la coerenza della propria azione internazionale, sia nell’ambito europeo sia nel quadro della cooperazione multilaterale.

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