AD UN ANNO DALLE TENSIONI, ATENE ED ANKARA SI RIAVVICINANO?

Con la visita ufficiale del Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ad Atene, e l’incontro del 31 maggio 2021 con l’omologo greco, Nikos Dendias, sembra che le relazioni fra Turchia e Grecia si avvieranno verso la normalizzazione e il dialogo. Ma non è tutto oro quel che luccica… 

La visita del Ministro Çavuşoğlu segna certamente un passaggio o una rimodulazione politica dei rapporti fra Ankara ed Atene, soprattutto dopo l’accesa conferenza stampa di aprile. Le tensioni fra i due Paesi hanno seguito un andamento ondulatorio nel corso dell’ultimo anno, con il picco avutosi proprio dal giugno all’agosto del 2020. 

Ankara, anche alla fine del 2020, non sembrava voler mollare la presa sul Mediterraneo orientale, penetrando con forza maggiore nell’avamposto strategico della Libia e influenzando pesantemente il dialogo in corso sull’isola di Cipro. Tutto ciò nonostante le pressioni della Nato. 

Tuttavia, se è vero che i dialoghi fra Ankara ed Atene siano in corso già da tempo, è altrettanto certo che la Turchia mostra di aver, in qualche modo, cambiato il passo su molti fronti, sia nel Mediterraneo che nei confronti dei Paesi del Golfo. Questa “improvvisa” conversione è stata probabilmente innescata da diversi eventi: anzitutto, la situazione economica e finanziaria interna e, non ultimo, il cambio alla Casa BiancaGià in campagna elettoraleJoe Biden aveva lasciato intendere la sua scarsa simpatia nei confronti di Erdoğan. 

Non è un caso che, proprio mentre le relazioni sembrano distendersi, Biden incontrerà, a latere del summit della Nato a Bruxelles il 14 giugno, Erdoğan – che a sua volta, durante la stessa riunione, incontrerà Mitsotakis

Ma non è tutto oro quel che luccica.

Prima dell’incontro ad Atene, Çavuşoğlu ha fatto visita alla minoranza musulmana – turcofona – della Tracia, regione estremamente strategica per la Grecia. La difesa delle minoranze islamiche – chiamate espressamente minoranze turche dal Ministro di Ankara – è una battaglia antica di Ankara, che si erge a scudo e baluardo delle stesse, soprattutto in territorio greco. Proprio sulla condizione di tali minoranze si è abbattuta la retorica turca. La scelta di chiamare turche quelle minoranze che, in Grecia, ricercano il proprio spazio espressivo, soprattutto a livello religioso e del culto, non è cosa da poco: sono attacchi che, di riflesso, si ripercuotono sulla questione cipriota e, conseguentemente, sulla situazione del Mediterraneo orientale tutto.

Cosa emergerà dopo gli incontri del 14 giugno?  

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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