RUSSIA – UNA STRADA PARTICOLARE?

Credits: https://ural-n.ru/p/obeliski-evropa-asia.html%D0%BF

In Europa eravamo tatari,  mentre in Asia possiamo essere europei.

Fiodor Dostoevskij, 1881.

Si può discutere a lungo sulla questione se la Russia sia più europea o asiatica; studiando la storia russa però, è possibile notare come la Russia non sia mai stata realmente parte dell’Europa: brevi momenti di riavvicinamento venivano seguiti da momenti di distacco e persino di guerre. Già nel 988, la Russia adottò l’Ortodossia e da allora, nei secoli a venire, ha determinato il suo posto in relazione all’Europa.

Questo articolo si propone di esaminare il background culturale russo che influenza le relazioni contemporanee tra Russia e Occidente e offre alcune riflessioni sulla seguente domanda: esiste una strada particolare per la Russia?

Un po’ di storia: perchè la Russia è storicamente diversa dall’Occidente

Nella storiografia russa si parla di fattori geografici ed economici che hanno notevolmente segnato il suo sviluppo. Di questi fattori alcuni sono ben descritti da Yegor Gaidar, il primo ministro russo negli anni ’90:

-La Russia ha sempre avuto un terreno poco fertile, una breve stagione di maturazione agricola, un’estensione territoriale importante  e una densità della popolazione poco significativa;

-Dal XIII secolo e per alcuni secoli a venire, la Russia fu distante dai mari navigabili e tagliata fuori dalle comunicazioni navali e dalle principali rotte commerciali;

-Le innovazioni dell’Europa occidentale raggiungevano la Russia con un ritardo di diversi secoli;

– La scelta dell’Ortodossia segnò un orientamento verso Bisanzio piuttosto che verso il Vaticano. A quel tempo, l’acquisizione dell’ideologia cristiana significò il passaggio della Russia dagli stati barbari pagani alle potenze che venivano considerate alla pari con quelle europee. Ma a lungo termine, la scelta dell’Ortodossia ha alienato la Russia dall’Occidente, poiché la religione ortodossa ha formato una mentalità fondamentalmente diversa;

-La Russia è stata separata culturalmente, religiosamente e politicamente dall’Europa occidentale, e perciò veniva percepita dall’Europa come qualcosa di estraneo.

Quando si parla della Russia, è difficile che non venga menzionato quanto è grande il suo territorio. Si sostiene che il fattore geografico sia quello che influisce di più sulla formazione della mentalità e cultura russe. Come scrisse il filosofo russo Nikolay Berdyaev, “un forte elemento della natura è rimasto nell’anima del popolo russo, connesso con l’immensità e l’illimitatezza della terra russa”. Un altro filosofo e storico, Oswald Spengler, evidenziò come il concetto di “terra” influisce sulla mentalità (gli individui possono essere  associati a delle piante, e le nostre radici definiscono chi siamo).

Le condizioni della “terra” russa e la sua esperienza storica hanno formato la tradizione del centralismo politico. La dispersione della popolazione su vaste aree e legami deboli tra comunità territoriali, la lotta per la sopravvivenza nel rigido clima nordico, nonché la costante espansione territoriale richiedevano uno stato sotto forma di autocrazia e militarizzazione del paese. Inoltre è stata l’invasione dell’Orda dei 1237-1480 a portare in Russia il principio “Il potere è tutto, la popolazione è niente”. Si pensa addirittura che l’invasione dell’Orda abbia cambiato il codice genetico nazionale da europeo a un altro.

In molte delle opere degli storici russi si intravede l’idea di una lotta costante tra due tradizioni – Europea e paternalistica. Senza considerare il dualismo della tradizione politica russa,  non si è in grado di spiegare l’improvviso e violento spostamento del paradigma da quello europeo di Ivan III nel 1480 a quello paternalistico – dopo la rivoluzione autocratica di Ivan Grozny negli anni 1560.

Tantomeno è possibile esplicare un altrettanto violento passaggio inverso correlato con il paradigma europeo sotto Pietro I. Nel 1917 la Russia fu colta da una nuova oscillazione dello storico “pendolo”, perdendo nuovamente la sua identità europea, e nel 1991 accadde una nuova oscillazione del “pendolo”. Come si spiega questa strana dinamica della storia russa senza ammettere che in essa operino due tradizioni opposte?

Un po’ di teoria: il posto e il ruolo della Russia nel mondo

Da secoli non si placa nel pensiero russo il dibattito se la Russia si possa considerare Europa o l’Eurasia. I libri di storia ci dicono che non esiste una civiltà russa e che essa costituisce un “ponte” tra le civiltà d’Oriente e d’Occidente. Alcuni pensatori ritengono che la Russia sia parte integrante della civiltà europea (liberali-occidentalisti), altri la considerano invece una parte organica degli stati non occidentali (tradizionalisti), e altri ancora – il cosiddetto ponte.

Inoltre negli anni 1920 è nato eurasiatismo: gli eurasiatici sostenevano che la Russia non fosse un paese europeo, ma l’Eurasia, un mondo culturale e geografico speciale; e la vedevano come un polo indipendente della politica mondiale, equidistante dall’Asia e dall’Europa, ma con un’identità tendente a quella asiatica. La Russia secondo loro non doveva seguire il percorso di sviluppo europeo, in quanto presentava il suo percorso speciale, anche se non avevano ben definito, quale.

E mentre la parte più istruita della società russa (i nobili, gli scrittori) voleva essere riconosciuta a pari dall’Europa e si identificava come “russi europei”, c’è sempre stato un divario: i russi ritenevano che gli slavi, insieme ai romano-germanici, fossero alle origini della cultura europea, mentre le élite occidentali consideravano la Russia una periferia arretrata dell’Occidente “civilizzato”.

Più differenze che somiglianze?

Le popolazioni della Russia e dell’Europa occidentale hanno un’identità antropologica, la somiglianza di lingue, tradizioni e, soprattutto, hanno sempre venerato lo stesso Dio e sono stati guidati dallo stesso Vangelo. Vediamo però le differenze.

Un punto di vista molto diffuso in Russia è che la principale differenza tra la Russia e l’Europa sta nei valori fondamentalmente diversi. Oltre alla geografia e alle strutture economiche fondamentalmente diverse, gli studiosi russi fanno notare il fatto che per 6 secoli, l’impero russo si è espanso principalmente annettendo  terre abitate da contadini-aratori, mentre l’Europa per 4 secoli è cresciuta grazie alle colonie spesso conquistate con la forza.

L’approccio economico- agricolo russo contribuirono alla formazione anche di certe qualità del popolo: un atteggiamento speciale nei confronti della giustizia, dello stato (non è il proprietario, ma il giudice supremo) e della società. Nella mentalità politica russa, il potere statale è posto al di sopra della legge, si è formato anzi un atteggiamento politico, incentrato sulla diffidenza nei confronti della legge come incarnazione della giustizia e mezzo per combattere il male.

A causa della mancanza di stabilità, il valore fondamentale della mentalità politica dei russi è l’ordine. La maggioranza dei cittadini si sente più a proprio agio in una situazione di certezza, dove ci sono indicazioni specifiche su cosa fare. Al contrario, una situazione di incertezza, dove è consentita la libertà di scelta e di azione, viene valutata come “disordine”.

La coscienza politica dei russi è caratterizzata da una marcata personalizzazione della vita politica: gli atteggiamenti, le simpatie e le antipatie dei russi sono orientati, piuttosto, alle personalità di politici specifici che a programmi politici e ideologici. Storicamente, quasi tutti i partiti politici ed i movimenti russi si sono formati attorno ai personaggi famosi.

Anche un debole livello di democratizzazione è caratteristico della Russia moderna. La democrazia per sua origine è un antico termine greco, il fenomeno che nacque nelle piccole città. L’immagine originale della democrazia non corrisponde alle immagini potenti di un terreno vasto, quindi secondo gli studiosi russi, non si applica alle condizioni russe. A causa dell’adattabilità geografica e mentale estremamente debole di questa immagine, il processo di democratizzazione in Russia è prevalentemente imitativo.

Vale a dire che ancora oggi al di là della piccola intellighenzia, di Mosca e San Pietroburgo, la maggioranza dei russi, nella Russia provinciale non condivide i valori liberali della democrazia (libertà di espressione, tolleranza religiosa, diritti LGBT), i quali sembrano estranei ai modi sovietici e tradizionali russi. Di conseguenza, vediamo che nonostante una base religiosa comune e una notevole somiglianza di tradizioni e lingue, il corso degli eventi storici ha consolidato molte differenze.

La Russia di oggi

In un articolo del 2018, il politologo Vladislav Surkov aveva predetto “cento anni di solitudine geopolitica”: ovvero che la Russia, caratterizzata da “statualità a due teste, territorio intercontinentale e storia bipolare”, si sarebbe alleata solo con se stessa. Surkov sostiene che il passaggio alla “solitudine geopolitica” segni una rottura con l’orientamento strategico eurocentrico della Russia degli ultimi 400 anni, ponendo fine alla sua costante oscillazione tra Oriente e Occidente. Questa idea non è nuova, visto che l’isolazionismo geopolitico ha un posto importante nella cultura strategica russa. Le parole di Alessandro III, secondo il quale “la Russia ha solo due alleati: il suo esercito e la sua marina”, hanno sempre più risonanza nel pensiero strategico russo.

Inoltre la storia della dualità dell’orientamento politico-culturale russo si sta ripetendo. L’Europa e l’Occidente sono ancora il punto di partenza della politica interna ed estera russa. Durante una discussione a Sochi nel 2007, Putin ha definito la Russia “uno spazio prevalentemente europeo”, il che non è del tutto falso: i russi sono più disposti a guardare i film occidentali; indossano prevalentemente vestiti e scarpe realizzati secondo modelli occidentali; le persone più ricche e potenti preferiscono andare in vacanza in Europa, e non in Asia o in Africa.

Ciononostante, siamo testimoni di un nuovo raffreddamento nelle relazioni tra la Russia e l’Occidente, e non ci resta che osservare come si svilupperanno nel futuro. Vista la ciclicità della storia russa, forse dopo un periodo di distacco e tensione, arriverà di nuovo quello di riavvicinamento. Come innumerevoli analisti sostengono, possiamo affermare il seguente fatto: la Russia, in quanto erede dell’Impero russo e dell’Unione sovietica, deve ancora determinare il suo posto nel mondo. 

Si può sperare che nel cercarlo essa non sarà guidata esclusivamente dall’ideologia dell’eurasiatismo, il quale nega tutto ciò che appartiene al mondo occidentale, ma saprà invece abbracciare tutte le sue peculiarità geografiche e le sue identità: quella europea così come quella asiatica.

Fonti utilizzate:

https://newrepublic.com/article/145446/democracy-didnt-work-russia-masha-gessen-book-traces-rise-repressive-nationalism

https://www.bbvaopenmind.com/en/articles/russia-and-europe/

https://www.marshallcenter.org/en/publications/security-insights/strategic-culture-and-russias-pivot-east-russia-china-and-greater-eurasia-0

https://cyberleninka.ru/article/n/vliyanie-na-politicheskiy-protsess-rossiyskogo-mentaliteta-i-regionalnoy-identichnosti/viewer

https://www.gazeta.ru/comments/2017/10/16_e_10945088.shtml

https://ria.ru/20150430/1061874906.html

https://www.ng.ru/ideas/2019-04-03/5_7547_eurasia.html

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