L’AFRICA COME MODELLO DI SOLIDARIETÀ NELLA COOPERAZIONE MULTILATERALE

La Banca di Sviluppo Africana (AFDB) ha annunciato che il Fondo africano di sviluppo (AFDF) si è aggiudicato il secondo posto (su 49) nella classifica mondiale delle agenzie internazionali destinate al sostegno allo sviluppo. 

Lo studio è stato presentato dal Center for Global Development che ha stilato la classifica attraverso l’applicazione di uno strumento di comparazione sulla qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo (QuODA).

Si tratta di un sistema di valutazione composto da 17 indicatori raggruppati in quattro dimensioni: priorità, proprietà, trasparenza e valutazione.

Il Fondo è stato valutato positivamente per la qualità dei suoi servizi e per il peso che il suo ruolo ha avuto nel supporto delle aree più problematiche del continente africano.

Gli obiettivi del Fondo africano di sviluppo (AFDF) e l’importanza dell’intervento multilaterale. 

Il Fondo africano di sviluppo è composto da 38 Paesi e si concentra soprattutto su cinque priorità: energia, agricoltura, industrializzazione, integrazione, miglioramento della qualità della vita delle popolazioni africane.

Dal 2008 stanzia diversi fondi a destinazione vincolata per gli Stati fragili e offre assistenza tecnica per il rafforzamento delle capacità di autosostentamento. 

Nell’ambito della strategia decennale, per il periodo 2013-2022, ha concentrato la sua azione su due obiettivi chiave: la crescita inclusiva e lo sviluppo ecosostenibile con il fine di ridurre la povertà e realizzare uno sviluppo economico compatibile con le esigenze ambientale ormai imprescindibili.

La sua strategia si è incentrata quindi su cinque azioni principali: 

  • Investimenti significativi nelle infrastrutture;
  • la promozione di una reale integrazione a livello regionale;
  • il sostegno all’iniziativa imprenditoriale privata;
  • la formazione dei giovani per una maggiore qualificazione dei lavoratori;
  • la promozione del buon governo e al sostegno reciproco.

Tra i principali obiettivi raggiunti al momento possiamo citare: la fornitura di corrente elettrica in alcune aree del Burkina-Faso; la modernizzazione della rete ferroviaria al sud del Marocco; i progetti per lo sviluppo dell’agricoltura in Mauritania.

Tra i principali investitori invece troviamo: l’Egitto, la Tunisia, il Marocco.

Un aspetto che merita attenzione è il volume dei progetti che al momento sarebbero 3.597, con una maggiora concentrazione nell’Africa occidentale. 

Da questi dati emerge l’importanza di un intervento multilaterale nel supporto delle singole politiche nazionali che, in un sistema sempre più interconnesso, si rivelerebbero altrimenti inefficienti. Emerge, inoltre, l’elevata funzionalità di una cooperazione sud-sud che si rivela particolarmente funzionale.

In questo modo è possibile implementare strategie di azione efficaci attraverso una conoscenza più profonda delle esigenze locali, l’impiego di strumenti più adeguati per il raggiungimento degli obiettivi e un dialogo maggiore tra le parti. Tutti elementi che, a loro volta, favoriscono l’integrazione a livello regionale che, del resto, è uno degli obiettivi del Fondo. 

Nuovo obiettivo: contrastare gli effetti del Covid-19. 

La Banca di sviluppo africana ha stimato che, a causa del Covid-19, quasi 30 milioni di africani rischiano di perdere il lavoro, eventualità che porterebbe il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema a 463 milioni.

Nel 2020, infatti, si è registrata in Africa una delle peggiori crisi economiche degli ultimi 50 anni che ha sollevato non poche preoccupazioni nonostante gli ultimi dati abbiano lasciato intravedere una speranza prevendendo una crescita del PIL, per i 2021, del 3,4%, dopo una contrazione del 2,1% nel 2020. 

Saranno questi i temi dell’incontro annuale organizzato dalla Banca di sviluppo africana intitolato “Costruire economie resilienti nell’Africa post Covid-19” che si terrà su una piattaforma virtuale dal 23 al 25 giugno. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AFRICA