SICUREZZA UMANA, ACQUA E CONFLITTO. IL CASO SIRIANO

Il concetto di sicurezza umana offre la possibilità di analizzare i conflitti mettendo al centro l’individuo e le minacce per la sua sicurezza, come il problema dell’acqua. 

Negli ultimi decenni il concetto di “sicurezza umana” ha guadagnato crescente popolarità nei dialoghi relativi alla sicurezza e stabilità internazionale. Infatti, questo modello di analisi mira a promuovere la comprensione del conflitto ponendo al centro della riflessione l’individuo e le strutture sociali in cui vive e opera. 

Questo paradigma favorisce dunque una comprensione di sicurezza che mette al centro l’individuo stesso ed è comprensivo di tutti quei fattori che possono rappresentare una minaccia per esso, dai fattori più tradizionalmente intesi come minacce, tra cui il terrorismo, a fattori come insicurezza alimentare, pandemie sanitarie e stress idrico. 

La crescente attenzione verso l’acqua come fattore geopolitico.

Nonostante l’acqua abbia sempre avuto un ruolo chiave nella sicurezza umana, l’attenzione verso le minacce legate a questa risorsa è cresciuta particolarmente negli ultimi anni. Da una parte, questo è spiegato dal notevole aumento della domanda per questo bene in molte regioni del mondo, come risultato della crescita della popolazione e dell’espansione economica. 

D’altra parte, la gravità di eventi sempre più frequenti come siccità e inondazioni causate dal cambiamento climatico ha reso l’accesso a questa risorsa più critico, ampliando la competizione per ottenerla. Secondo quanto riportato dall’OCHA, solo nel 2017 l’acqua è stata uno dei principali fattori di conflitto in almeno 45 paesi.

Il cambiamento climatico come threat multiplier.

La preoccupazione di diversi esperti ha sottolineato che i cambiamenti climatici causati dall’uomo stanno intensificando la frequenza, la durata e l’intensità di fenomeni come la siccità e la scarsità d’acqua in diverse regioni, tra cui il Medio Oriente, dimostrando come il cambiamento climatico e le problematiche che ne derivano rappresentino un potenziale threat multiplier dei conflitti. Questo significa che quando le risorse diventano più scarse e la domanda per esse aumenta, come nel caso delle risorse idriche, è possibile osservare un inasprimento delle tensioni tra i gruppi all’interno di paesi o tra paesi. 

In un primo momento, l’insicurezza legata all’acqua può esacerbare le tensioni e gli attriti all’interno e tra i paesi. Durante il conflitto, questa risorsa può essere utilizzata come arma, attraverso il controllo dell’accesso ad essa o la distruzione delle infrastrutture e forniture idriche. 

Il caso siriano.

Negli anni che hanno preceduto le rivolte pro-democrazia e il successivo conflitto che ancora oggi lacera il paese, il livello di stress idrico è aumentato esponenzialmente in Siria. Nel 2000, circa 7 milioni di siriani vivevano in aree colpite da scarsità di risorse idriche, mentre solo due anni dopo, nel 2010, il numero è salito a 11 milioni.

L’aumento dello stress idrico è comprensibile prendendo in considerazione diversi fattori che hanno segnato decenni di cattiva gestione, sovra sfruttamento ed esaurimento delle risorse idriche nel paese e che hanno portato, a loro volta, a una crescente privazione dei diritti e al malcontento nelle comunità rurali siriane, dando vita ad una crisi umanitaria aggravata dalle problematiche legate al cambiamento climatico. 

Crescita demografica, cattiva gestione delle risorse idriche e migrazioni.

Tra gli anni ’80 e i primi anni 2000, la Siria assiste ad un aumento significativo della propria popolazione. Con lo sviluppo dell’economia e dei modelli di consumo idrico, la domanda per l’acqua aumenta per soddisfare le nuove esigenze della produzione alimentare, i bisogni delle famiglie e la produzione delle industrie, contribuendo ad aumentare la pressione sulle risorse idriche del Paese

Tuttavia, l’approvvigionamento idrico in Siria è stato danneggiato dalla cattiva gestione del governo e dal consumo eccessivo e non regolamentato delle risorse idriche, talvolta legato alla corruzione. 

Il governo incoraggiava politiche agricole insostenibili ed estrazione delle risorse idriche sotterranee non regolamentata. Questo porta la Siria a rischiare l’esaurimento di questa risorsa e rende estremamente difficile per gli agricoltori siriani superare la siccità del periodo 2006-2010, la più intensa registrata in Siria. 

Durante gli stessi anni, la diminuzione delle precipitazioni porta alla perdita di una considerevole parte del raccolto annuale, costringendo la Siria e la sua popolazione a fare affidamento sulle importazioni di grano quando, fino a pochi anni prima, il paese era al contrario netto esportatore

La scarsità d’acqua colpisce quindi imprese, infrastrutture e famiglie che si trovano costrette a migrare dalle zone rurali nord-orientali e sud-occidentali della Siriaovvero le zone più colpite dalla siccità,verso le città. Qui le condizioni di vita sono scarse e i servizi pubblici carenti, evidenziando una precarietà diffusa nella società siriana e l’esasperazione della popolazione.

A questo quadro si aggiunge l’allarmante aumento di casi di malnutrizione, mortalità infantile e anemia. Le Nazioni Unite stimano circa 1,3 milioni di siriani colpiti dalle gravi conseguenze legate alla siccità, la mancanza di cibo e impoverimento.

Sentimento di malcontento e primi segni delle insurrezioni pro-democrazia.

Questi fattori si sommano alle spaccature già esistenti nel paese e al diffuso sentimento di malcontento nei confronti dello Stato, incapace di affrontare adeguatamente le questioni sociali ed economiche nel paese, che porteranno alle insurrezioni pro-democrazia del 2011 e la successiva esplosione della guerra civile.

Ma non solo le risorse idriche possono esacerbare attriti tra popolazioni all’interno dei paesi o tra Stati vicini. Effettivamente, lo stress idrico può diventare un’arma strategica per attori talvolta statali o non statali coinvolti nel conflitto o nelle tensioni. 

L’uso dell’acqua come arma: weaponization of water nella guerra civile siriana.

Già dai primi anni, il problema relativo all’acqua è una delle tante sfaccettature complesse del conflitto siriano. L’uso delle risorse idriche come arma è tipicamente individuabile attraverso la privazione di acqua in alcune zone, la distruzione delle strutture e dei servizi idrici o l’inondazione di determinate aree

Per le parti coinvolte, la lotta per l’accesso all’acqua e il controllo della sua fornitura continua a essere una mossa strategica per rallentare, esasperare e indebolire l’avversario attraverso la manipolazione di una delle risorse più vitali e uno degli elementi più centrali per la sicurezza umana. 

Le forniture idriche che raggiungono Aleppo e la regione nord-est della Siria sono state più volte interrotte o distrutte dai diversi attori a seconda dei loro interessi strategici durante gli anni del conflitto. Talvolta dalle forze del governo, talvolta dai gruppi di opposizione o ancora da attori esterni, come quanto successo a inizio maggio 2021, quando le autorità siriane hanno accusato la Turchia di impedire il flusso di acqua nei territori dei governatorati di Raqqa e Deir ez Zo. 

L’utilizzo dell’acqua come arma strategica comporta conseguenze gravi per le popolazioni civili. Il blocco dei flussi d’acqua mette a rischio il funzionamento delle centrali energetiche, colpisce l’agricoltura e gli allevamenti. L’inaccessibilità delle fonti conosciute spinge gli individui ad attingere da fonti non controllate, esponendosi al rischio di contrarre malattie

Non solo l’acqua ha rappresentato un fattore di inasprimento delle tensioni all’interno della Siria contribuendo, in maniera seppur difficile da quantificare, allo scoppio delle rivolte pro-democrazia del 2011. Il problema dell’acqua rappresenta un pericolo per la sicurezza dell’individuo anche durante il conflitto, quando l’accessibilità e la qualità delle risorse idriche vengono manipolate per scopi puramente strategici a discapito della sicurezza della popolazione civile. 

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