PROVE DI DIALOGO USA-PALESTINA: RIAPRIRÀ IL CONSOLATO DI GERUSALEMME

Il Segretario di Stato Tony Blinken ha recentemente dichiarato che l’amministrazione statunitense intende riaprire il consolato di Gerusalemme per favorire il dialogo diretto con l’autorità palestinese. Si tratta di una svolta che non incontra il consenso di Israele. 

Sin dallo scoppio della recente crisi israelo-palestinese, l’attuale governo degli Stati Uniti ha tenuto posizioni ambivalenti. Le prime dichiarazioni di Biden a sostegno di Israele, incentrate sul principio della legittima difesa, non sono bastate a mettere al riparo l’amministrazione dagli attacchi di buona parte del partito repubblicano, che l’ha accusata di debolezza e pavidità nel pronunciarsi sul conflitto. Le parole di Biden avevano attirato molte critiche anche all’interno del suo stesso partito.

Alle prime dichiarazioni del Presidente, sono seguite numerose telefonata con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Probabilmente, le crescenti critiche all’atteggiamento tenuto dal leader israeliano, provenienti da più fronti della scena globale, hanno contribuito a generare, tra i vertici dell’amministrazione statunitense, la necessità di dover stemperare le prime posizioni che erano state assunte dal governo. 

L’amministrazione Biden ha perciò iniziato ad assumere una maggiore equidistanza tra le parti. Se da una parte Biden si è spinto a dichiarare che i due popoli meritano “lo stesso grado di libertà, prosperità e democrazia”, impegnandosi a costruire un confronto diretto con l’autorità palestinese, dall’altra non ha mai fatto venire meno il supporto militare ad Israele, soprattutto sul fronte missilistico. Al cessare degli scontri, il Presidente ha espresso un sentito apprezzamento per il risultato raggiunto, complice la consapevolezza che si sarebbe concluso anche l’imbarazzo diplomatico in cui era ormai caduto il governo. 

Nell’ultima settimana Antony Blinken ha dichiarato che tra le intenzioni del governo vi è quella di riaprire la sede del consolato statunitense a Gerusalemme, chiuso per volontà dalla scorsa presidenza, che lo aveva inglobato all’interno della propria ambasciata, sita sempre a Gerusalemme. Il consolato era attivo dal 1844 e, per 25 anni, era stato la sede della missione diplomatica degli Stati Uniti in Palestina. 

Il Segretario di Stato aveva incontrato, poco prima della dichiarazione, il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Blinken ha motivato la riapertura adducendo, tra le motivazioni, il fatto che il consolato faciliterebbe gli sforzi operativi per l’assistenza umanitaria promossa dalle Nazioni Unite nella striscia di Gaza.

Il consolato di Gerusalemme aveva lavorato molto attivamente negli ultimi decenni per favorire il dialogo e la normalizzazione dei rapporti non solo tra Palestina e Israele, ma anche tra Stati Uniti e autorità palestinese. La notizia è stata confermata da Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, che ha ribadito come tale atto rappresenti un “passo naturale verso il ripristino dei legami con i palestinesi”. 

Ancora non sono stati dettati i tempi della riapertura del consolato ed è probabile che le resistenze sollevate dal premier Netanyahu, propenso invece a che gli Stati Uniti restino esclusivamente presso l’ambasciata di Gerusalemme, possano allungare le tempistiche immaginate da Washington. 

L’esigenza di rendere nuovamente operativo un luogo di incontro diretto con i palestinesi è emersa all’indomani dello scoppio delle ostilità in Israele, quando si è diffuso, all’interno della Casa Bianca, un senso di inadeguatezza sulla capacità di concertare modi e tempi d’intervento nel conflitto. Nei prossimi mesi, Biden intende, evidentemente, anche sottolineare con chiarezza la differenza di atteggiamento tra questa e la precedente presidenza.

L’amministrazione statunitense è intenzionata, però, ad andare ancora più avanti, promuovendo un’azione inedita rispetto a come, nel passato, veniva  gestita la questione israelo-palestinese da parte della prima potenza del globo. Biden intende investire, nel 2021, 75 milioni di dollari in azioni federali legate alla ricostruzione di Gaza e contribuire, con la somma di 30 milioni di dollari, al lavoro svolto dall’ONU sulla tutela dei rifugiati palestinesi.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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