L’UE GUARDA VERSO L’ORIENTE

Cresce, non senza ostacoli, tra differenze culturali ed economiche, la cooperazione tra l’UE e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico

Sempre più Asia in Europa

Il ruolo dell’Asia nella politica estera dell’Unione Europea sembra essere diventato un argomento sempre più discusso nei tavoli di Palazzo Berlaymont e Justus Lipsius, rispettivamente sede della Commissione Europea e del Consiglio dell’Unione Europea. A prescindere dagli ostacoli che possono essere stati posti dalla diffusione del Covid-19, i dialoghi tra paesi UE e paesi asiatici, in particolar modo membri dell’ASEAN, continuano, ed hanno conosciuto un importante passo avanti in queste ultime settimane.

Il rapporto con l’ASEAN

L’ASEAN, Association of Southeast Asian Nations (‘Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico’) nacque nel 1967[1]. Inizialmente composta da cinque Paesi – Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Tailandia – oggi ne conta il doppio. La cooperazione tra Unione Europea e paesi dell’ASEAN riguarda numerosi argomenti, in particolar modo relativi al commercio.

Domenica 9 maggio l’UE ha nuovamente enfatizzato il rilancio di questa cooperazione tramite il progetto noto come Bluebook: l’iniziativa ha trattato in particolar modo tematiche quali la cooperazione in tema di sicurezza, ambiente, economia e cultura, passando attraverso aspetti sociali. Già da Dicembre 2020, la relazione tra le due parti si era trasformata in una vera e propria Strategic Partnership (‘Partenariato Strategico’), determinando il lancio di una serie di incontri regolari tra i leaders coinvolti ed una presa di coscienza riguardo alla necessità di rilanciare la loro cooperazione sotto numerosi punti di vista.

Tali importanti discussioni sono andate a sommarsi ad un più ampio progetto riguardante il coinvolgimento dell’Unione Europea nell’area dell’Indo-Pacifico. La strategia indirizzata a questo territorio enfatizza il desiderio europeo di trovare il proprio posto in un’area estremamente interessante sotto un punto di vista geografico, commerciale, e geopolitico. Risulta abbastanza evidente l’intento dell’UE di contrapporsi al significativo avanzamento della Cina nella regione, oltre che a fortificare le sue relazioni con i Paesi dell’area, come chiaramente descritto in un articolo dell’European Council on Foreign Relations.

Tanti progressi…

Il rapporto dell’Unione Europea con molti di questi singoli stati è concretizzato dalla creazione di Free Trade Areas (‘Aree di Libero Scambio’) come quella stabilita con il Vietnam solo lo scorso anno. Molti di questi Paesi ritrovano nell’UE un partner fondamentale per il mantenimento della loro economia: grazie all’accordo “Everyhing But Arms” (‘Tutto eccetto le armi’) stabilito nel 2001, la Cambogia ha potuto incrementare significativamente la sua produzione di vestiti, e circa il 40% di tali esportazioni sono dirette proprio all’UE[2]. Questo significativo successo ha garantito nuove assunzioni, ed una maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro[3]. Conseguentemente, la cooperazione con l’Unione Europea ha determinato non solo un significativo progresso economico, ma anche un avanzamento a livello sociale, ed un passo avanti nell’inserimento delle donne in ambito sociale e lavorativo.

…e molti ostacoli

Questi successi economici esaltano l’importanza che l’area assume ormai da anni nella politica estera, in particolar modo nell’area commerciale, dell’Unione Europea. Essi evidenziano anche l’enorme supporto che l’UE può offrire ai paesi così detti “in via di sviluppo”. Nonostante ciò, tali partenariati sono ben lontani dall’essere perfetti, e vi sono numerose macchie che intaccano i rapporti tra il mondo orientale ed europeo. Per comprendere ciò, possiamo nuovamente tenere in considerazione l’esempio della Cambogia.

Nonostante l’enorme progresso economico in gran parte determinato dalla cooperazione con l’Unione Europea, come sottolineato nelle linee precedenti, questioni quali i diritti dei lavoratori restano ancora spinose. Un tema che emerge in questo senso riguarda le condizioni in cui i lavoratori si ritrovano a produrre vestiti. Tali problemi sono stati evidenziati da Human Rights Watch, NGO per i diritti umani internazionalmente riconosciuta, già tempo fa; soprattutto in referenza alla produzione per grandi marchi quali H&M.

Il principio di non interferenza

Un’ulteriore spinosa questione è data dal principio di non-interferenza che caratterizza l’approccio dei Paesi dell’ASEAN nelle loro relazioni esterne. Secondo tale principio, l’influenza che un paese può avere su un altro resta limitato, in particolar modo per quanto riguarda alcune aree in particolare – come quella dei diritti umani, in cui UE ed ASEAN mostrano di avere un approccio significativamente differente, e i Paesi dell’ASEAN tendono a seguire quella che è nota come “Asian Way”, il modello Asiatico[4]. Un esempio recente dell’importanza del principio di non interferenza può essere individuato nella situazione in Myanmar, dove i militari hanno preso il potere con un colpo di stato il 1° febbraio 2021, ed il principio di non interferenza non facilita il coinvolgimento di attori esterni nel Paese, anche di membri stessi dell’ASEAN.

Un delicato equilibrio

In conclusione, l’ASEAN sta acquisendo un ruolo sempre maggiore nelle strategie internazionali dell’Unione e nel lavoro del Servizio di Azione Esterna dell’UE. Nel considerare una parte del mondo che sta crescendo sempre di più, è importante per l’UE salvaguardare i suoi principi fondamentali quali il rispetto di diritti umani, democrazia e stato di diritto. Occorre farlo tenendo strettamente in considerazione quelle differenze culturali ed anche in ambito economico che ancora costituiscono ostacoli significativi nella relazione tra le due parti.


[1] Tutte le informazioni ed approfondimenti sulla storia dell’ASEAN sono riscontrabili sul sito web dell’Associazione: https://asean.org/asean/about-asean/overview/

[2] Chheang Vannarith, “Cambodia-EU Relations. Beyond Everything-but-arms,” in ASEAN-EU Partnership: The Untold Story, ed. Tommy Koh, Lay Hwee Yeo, 1st edition (Singapore, Hackensack, NJ: World Scientific, 2020), 77.

[3] Ibid. In aggiunta: International Labour Organization (ILO), Living Conditiona of Garment and Footwear Sector Workers in Cambodia. Cambodia Garment and Footwear Sector Bulletin, 8, 2018.

[4] Sanae Suzuki, “Why is ASEAN not Intrusive? Non-Interference Meets State Strength,”, 8, no. 2 (2019): 157-176.

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