COLOMBIA IN RIVOLTA: UNA CRISI CHE VIENE DA LONTANO

Credits: https://elpais.com/internacional/2019/11/27/colombia/1574889343_816527.html

In Colombia non cessano i violenti scontri tra manifestanti e la polizia a causa della riforma fiscale voluta dal Presidente Ivan Duque.

Le proteste

Dal 28 Aprile, in Colombia, hanno avuto inizio degli scioperi contro la riforma fiscale voluta dal governo colombiano. Successivamente, si è verificata un’escalation delle proteste: le manifestazioni hanno preso una piega violenta anche a causa dell’intervento della polizia, che hanno provocato rapine e saccheggi, blocchi stradali, ma soprattutto violenze contro i manifestanti.

A seguito di ciò, il Presidente colombiano Ivan Duque ha ritirato la proposta di legge, nella speranza di placare le proteste ed eventualmente mettere fine alla loro organizzazione e realizzazione. Il provvedimento, però, non ha avuto l’effetto sperato: le proteste si sono intensificate ancora di più, tanto da trasformarsi in una tentata incriminazione dell’intero operato del governo.

A partire dall’inizio dell’anno si è riconosciuto un aumento generale delle violenze, causate da gruppi militari e paramilitari. Nei primi tre mesi dell’anno più di 27.000 persone sono state sfollate, con 31 massacri e 116 vittime, nonostante la firma della pace e i dialoghi dell’Avana. Inoltre, sembrerebbe che anche un agente di polizia sia stato ucciso. Alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani hanno dichiarato che le vittime per il momento sono 20 mentre il direttore della polizia ha affermato che si preoccuperà di fornire tutte le informazioni necessarie alle indagini al procuratore generale.

Inoltre, la programmazione di altre giornate di protesta (sono state organizzate nuove manifestazioni a fine maggio) hanno portato altri 30 leader latinoamericani ad esporsi, firmando una lettera di appello in cui esprimono solidarietà al “popolo fratello” colombiano, auspicando però il raggiungimento del dialogo tra le parti e non la perpetuazione delle rivolte.

Anche Stati Uniti e Unione Europea si sono dichiarati contro l’uso eccessivo della forza da parte del governo colombiano, anche se i primi si ritrovano legati ad un dilemma, in quanto il Presidente Joe Biden vorrebbe intervenire nel blocco della vendita delle armi al governo della Colombia, proprio a causa dell’uso errato durante le manifestazioni, però mettendosi di fatto contro le lobbies.

La riforma

Il motivo che ha portato la Colombia ad incendiarsi è stata la riforma fiscale promossa dal governo colombiano, la cui situazione aggravata però ha portato alle dimissioni del ministro delle finanze, Alberto Carasquilla. Era stata annunciata con la riforma fiscale una considerevole manovra di austerity al fine di far fronte al deficit pubblico (ossia la differenza tra le entrate e le uscite di uno Stato). Questo, dall’inizio della pandemia, sembrerebbe addirittura triplicato crescendo fino a raggiungere l’8% del PIL colombiano.

L’azione sfortunatamente non ha però preso in esame la difficile situazione economica già esistente, che ha subito un duro colpo a causa della pandemia di Covid. A causa delle poche entrate statali, la riforma fiscale prendeva in considerazione un aumento delle imposte a livello generale e soprattutto dell’IVA, che finiva per colpire principalmente il ceto medio (in quanto era proposta per colpire proprio i redditi di questa fascia). Inoltre, sarebbe stata abbassata la soglia da cui si inizia a pagare la la tassa sul reddito.

A causa della proposta di riforma si è aperto un divario tra il governo conservatore e i settori dell’economia colpiti dalla pandemia, per cui servirebbero misure assistenzialiste nei confronti dei poveri e coloro rimasti disoccupati. Considerando il già alto tasso di disoccupazione e povertà, si stimava che questo sarebbe salito all’incirca di un ulteriore 10% con l’applicazione della riforma. Nel frattempo però, sono comunque previsti aumenti in generale dei costi dei servizi come gli alimenti, il gas, la luce e l’acqua.

Un governo ai minimi storici

Il governo conservatore ed il Presidente Ivan Duque hanno cercato di difendere la riforma fiscale cercando di promuoverla come una necessità: l’obiettivo della riforma, secondo l’ex ministro delle finanze, era quello di raccogliere sufficienti fondi da investire in programmi sociali. In questo modo, il numero dei colombiani che avrebbe avuto accesso a tali programmi era 19 milioni di persone, e la percentuale di popolazione in estrema povertà si sarebbe abbassata invece del 6%.

La riforma è stata quindi annunciata nel peggior momento per la Colombia, dove, anche a causa della cattiva gestione della pandemia, il governo è ai minimi storici per popolarità. Infatti, anche se il malcontento è comunque molto diffuso nei diversi ceti della società, sono stati i giovani i protagonisti delle proteste, in quanto secondo diversi sondaggi è risultato che il 74% tra i 18 e 24 anni hanno un’idea negativa del governo e del Presidente Duque.

Inoltre, secondo Invamer, l’89% dei colombiani supporta le proteste, mentre il 56% ha un’opinione negativa della polizia. Nonostante ciò, più del 60% approva l’azione della polizia nel combattere il vandalismo dei manifestanti.

Attualmente, il presidente Duque sembra non avere abbastanza chances di venire rivotato alle elezioni del 2022, in quanto i sondaggi danno in testa il socialista Gustavo Petro, già suo avversario alle elezioni del 2018. Nel frattempo, il Presidente sta dialogando con le opposizioni per capire in che punti può cambiare la riforma per venire in contro alle esigenze della popolazione.

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AMERICA LATINA