TASSAZIONE E IMPRESE: LA NUOVA AGENDA UE IN MATERIA FISCALE

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Nel quadro di un’armonizzazione dei regime fiscali tra i 27 Stati membri, la Commissione europea ha adottato la “Comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XXI secolo”, con lo scopo di sostenere la ripresa dell’Unione post-pandemia e di favorire la trasparenza fiscale delle imprese all’interno del mercato unico.

Da molti anni, ormai, le istituzioni europee discutono sulla possibilità di creare un sistema fiscale unico tra i 27 Stati membri. Tuttavia, sono proprio gli Stati membri a dimostrarsi recalcitranti all’idea di creare un’unione fiscale di tipo federale. In particolare, i maggiori oppositori all’istituzione di un ordinamento tributario comune sono i ben noti paradisi fiscali europei (Lussemburgo, Olanda, Irlanda e Belgio), i quali favorirebbero pratiche scorrette di dumpingfiscale.

Guardando i dati, come riferito dal Commissario per l’economia Paolo Gentiloni presentando la nuova agenda europea sul fisco, ogni anno gli Stati membri perdono tra i 35 e i 70 miliardi di euro a causa delle pratiche di elusione fiscale poste in atto dalle società. A questi numeri si aggiungono i 50 miliardi per la frode ai danni dell’IVA transfrontaliera e i 46 miliardi di evasione fiscale internazionale. Non è difficile comprendere, dunque, il motivo per cui la Commissione europea si sia mobilitata per combattere in modo più “aggressivo” questi fenomeni.

Lo scorso 18 maggio, infatti, Bruxelles ha lanciato un nuovo piano relativo alla tassazione delle imprese e delle multinazionali. La “Comunicazione sulla tassazione delle imprese per il XII secolo” definisce una roadmap ben precisa per costruire un modello di imposizione fiscale comune.

Perché Bruxelles ha deciso di rivedere la politica fiscale verso le imprese?

Al di là dei dati sulle perdite causate dai fenomeni di frode, evasione ed elusione fiscale, vi sono ben altre valide ragioni per cui la Commissione europea ha deciso in questo preciso momento storico di dare un nuovo impulso alla riforma del fisco. Innanzitutto, la globalizzazione e la trasformazione digitale hanno completamente stravolto l’economia a favore di nuovi modelli di crescita.

A causa di questi fenomeni, il sistema di tassazione delle imprese è diventato obsoleto e dunque deve essere adattato alle attuali pratiche di business, più fluide e meno ancorate ad un determinato territorio. L’Unione europea deve perciò facilitare un cambio di paradigma, soprattutto al fine di garantire la concorrenza leale all’interno del blocco. In secondo luogo, sono necessarie ingenti risorse interne per finanziare Next Generation Eu, il principale strumento di ripresa che prevede l’emissione di titoli di debito comune da parte dell’Ue.

Per saldare questo debito, la tassazione assume un ruolo fondamentale. Un sistema di imposizione fiscale verso le imprese più trasparente, equo e robusto porterà senza dubbio maggiori entrate all’Unione europea, e tali entrate favoriranno gli investimenti e la ripresa. In terzo luogo, il clima internazionale è particolarmente favorevole. In sede OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), infatti, si è aperto un dibattito relativo alla riforma del quadro fiscale internazionale per le società.

Grazie al maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti di Biden, entro luglio si dovrebbe raggiungere un’intesa sulla tassazione dei giganti digitali (la cosiddetta “Web Tax”) e sull’innalzamento delle aliquote d’imposta per le grandi società multinazionali. Tra gli obiettivi dichiarati, vi sarebbe la volontà di arginare il fenomeno che permette alle corporation di stabilire la residenza fiscale nei Paesi in cui la tassazione è più favorevole. 

I principali obiettivi della nuova agenda fiscale europea

La comunicazione della Commissione europea è finalizzata a stabilire “un mix equilibrato di entrate fiscali e un sistema fiscale guidato dai principi di equità, efficienza e semplicità”. Per realizzare la nuova agenda fiscale, la Commissione intende innanzitutto adeguare la tassazione affinché questa supporti il Green Deal e la transizione digitale. Entro due anni, la Commissione si impegna a rimuovere tutti quegli ostacoli fiscali che non consentono alle imprese di prosperare all’interno del mercato unico.

Lo strumento utilizzato sarà il cosiddetto “BEFIT”, ossia il “Business in Europe: Framework for Income Taxation“, il cui fine ultimo è consentire una più equa allocazione dei diritti d’imposizione tra gli Stati membri, cercando allo stesso tempo di eliminare il fenomeno dell’elusione fiscale da parte delle imprese.

Il BEFIT, dunque, “consoliderà i profitti dei membri UE di un gruppo multinazionale in un’unica base imponibile, che sarà poi assegnata agli Stati membri utilizzando una formula più appropriata”. Oltre a questo quadro di riferimento, la Commissione ha proposto una serie di iniziative mirate.

Innanzitutto,  Bruxelles chiede  che vengano rese pubbliche le aliquote fiscali delle grandi società, in modo tale da garantire una maggior trasparenza nei confronti della società civile. In secondo luogo, per contrastare il ricorso alle cosiddette “shell entities”, ossia alle società di comodo,  Bruxelles propone di obbligare le società a rendere note alle amministrazioni fiscali tutte le informazioni necessarie per stabilire se tali società conducano o meno un’attività economica reale.

Infine, la Commissione ha adottato una raccomandazione sul tema del trattamento nazionale delle perdite, chiedendo agli Stati membri di permettere la compensazione delle perdite per le imprese riferendosi all’esercizio fiscale precedente. Secondo la Commissione, tale misura “si tradurrà in un vantaggio per le imprese che erano redditizie negli anni precedenti la pandemia, consentendo loro di compensare le perdite subite nel 2020 e nel 2021 con le imposte pagate prima del 2020”. 

I prossimi passi

Sebbene il piano della Commissione sia finalizzato a ridurre gli abusi fiscali, con grande vantaggio soprattutto per le casse degli Stati membri, non sarà facile far passare le proposte una volta che dovranno essere convertite in legge. I trattati europei prevedono che gli atti con contenuti fiscali debbano essere adottati all’unanimità.

In sede di Consiglio, tuttavia, probabilmente si opporranno tutti quegli Stati che traggono maggior beneficio dal praticare politiche fiscali particolarmente attrattive per le imprese (i già citati paradisi fiscali europei). In tal caso, un ruolo fondamentale sarà giocato da ciò che si deciderà a livello internazionale, in sede di G20 e di OCSE.

Come dichiarato dal Commissario per il commercio Dombrovskis, “La nostra ambiziosa agenda di riforma della tassazione delle imprese nell’UE è complementare alle discussioni globali in corso in seno all’OCSE”. L’Unione europea, dunque, attende un accordo su scala globale, nella speranza che, una volta raggiunto, si consolidi un più ampio consenso a livello di Consiglio.

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