LA POLITICA EUROPEA DI VICINATO: TRA CRESCITA, STABILITÀ E SICUREZZA REGIONALE

Credits: https://epthinktank.eu/2016/10/25/the-european-neighbourhood-policy/enp_final-01_cd_final_map_gw/

Attraverso la Politica europea di vicinato, l’Unione europea mira a rafforzare le relazioni con i suoi vicini dell’Europa orientale, del Caucaso meridionale e della sponda sud del Mediterraneo, promuovendo la stabilizzazione della regione in termini politici, economici e di sicurezza. Spesso problematiche locali e conflitti tra partner di una stessa regione pongono l’Ue dinanzi a sfide complesse, ma la PEV può svolgere un ruolo molto importante nel creare le condizioni necessarie per promuovere la prosperità, la stabilità e la sicurezza regionale. 

La Politica europea di vicinato (PEV) è il quadro entro cui l’Unione europea disciplina le relazioni con i suoi vicini dell’Europa orientale, del Caucaso meridionale e della sponda sud del Mediterraneo, ovvero con Stati terzi che, rispetto all’Ue, si trovino in una condizione di prossimità geografica e geopolitica.

Nata nel 2004, allo scopo di favorire la prosperità, la stabilità e la sicurezza della regione, la PEV promuove i valori europei di democrazia, Stati di diritto e rispetto dei diritti fondamentali e mira a rafforzare la cooperazione con i Paesi del vicinato in una logica di mutuo vantaggio. Ciò risponde a pieno a quanto disposto dall’articolo 8 del TUE che, al primo paragrafo, afferma: “L’Unione sviluppa con i Paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”.

I 16 vicini con cui Bruxelles si impegna a sviluppare relazioni privilegiate, stringendo accordi di cooperazione bilaterale, regionale, di vicinato e transfrontaliera, sono: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Moldavia, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina. La Russia, invece, non beneficia della PEV in quanto tale, ma partecipa alle attività di cooperazione transfrontaliera che vengono svolte nell’ambito della PEV.

Nel corso del tempo, l’evoluzione dello scenario politico internazionale e il verificarsi di eventi significativi, quali le rivolte della “primavera araba”, hanno portato l’Unione europea a rivedere le priorità della politica di vicinato e le modalità attraverso cui perseguire obiettivi di interesse condiviso. Un primo riesame è stato intrapreso proprio nel 2011, ma gli sviluppi nel vicinato hanno reso necessaria un’ulteriore revisione della PEV, che è arrivata nel 2015. 

A seguito di una consultazione pubblica, che ha coinvolto i Paesi partner, le organizzazioni internazionali, le parti sociali e la società civile, il 18 novembre 2015 la Commissione europea e l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza hanno adottato una Comunicazione congiunta sulla revisione della Politica europea di vicinato. 

La revisione della PEV ha consentito di ridefinire le priorità di intervento sulla base di nuovi interessi strategici e di riformulare il quadro di cooperazione. Fermo restando l’obiettivo della stabilizzazione della regione, in termini politici, economici e di sicurezza, l’Ue ha riconosciuto l’esistenza di nuove sfide regionali, tra cui quelle legate all’attuazione delle riforme politiche e alla gestione dei flussi migratori, sfide a cui si è detta pronta a rispondere attraverso strumenti quali il dialogo politico, il sostegno finanziario e la cooperazione tecnica.

Un’ulteriore ed importante novità, introdotta nell’ambito della revisione della PEV del 2015, è l’adozione di un approccio differenziato per ciascun Paese partner a seconda delle sue peculiarità e delle sue specifiche esigenze. L’introduzione di un approccio su misura per ciascun partner consente di rispettare le diverse aspirazioni dei vicini e fa sì che la PEV rifletta al meglio gli interessi dei Paesi europei e del vicinato, sempre nell’ottica di contribuire alla stabilizzazione della regione e di favorire il dialogo tra i diversi attori in gioco. Come si legge nella Comunicazione congiunta, infatti, l’Ue riconosce di non poter fronteggiare da sola le numerose sfide della regione, ma ritiene che la PEV possa svolgere un ruolo fondamentale nel “creare le condizioni per uno sviluppo positivo”. 

Il principale strumento finanziario attraverso cui è stata attuata la PEV nel periodo di programmazione 2014-2020 è lo strumento europeo di vicinato (ENI). Con una dotazione complessiva di 15,4 miliardi di euro, lo strumento europeo di vicinato ha finanziato soprattutto programmi di cooperazione bilaterale, che hanno trovato attuazione in piani d’azione bilaterali, i cosiddetti Action Plans, predisposti in base alle esigenze di ciascun Paese e agli interessi condivisi da quest’ultimo e l’Ue.

Nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, invece, la PEV sarà attuata attraverso lo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI), uno strumento unificato che va a razionalizzare gli strumenti di finanziamento dell’azione esterna dell’Ue, con una dotazione finanziaria complessiva di 79 milioni di euro, di cui almeno 19 milioni verranno destinati alla politica di vicinato. Tuttavia, grazie alla flessibilità dello strumento NIDICI, è possibile che le risorse da destinare ai partner del vicinato orientale e del vicinato meridionale, nel tempo, vengano rimodulate.  

Il Partenariato orientale è il programma di associazione attraverso cui l’Ue disciplina i rapporti con i suoi sei partner orientali (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina). Istituito nel 2009, il Partenariato orientale è nato con lo scopo di rafforzare i legami politici, economici e commerciali tra l’Europa e i suoi vicini orientali e contribuisce alla stabilizzazione della regione. Attraverso accordi bilaterali, come gli accordi di associazione, e accordi regionali rende possibile la cooperazione nei settori dell’economia, della governance, della connettività energetica e della mobilità.

Gli obiettivi da perseguire nell’ambito del partenariato vengono continuamente aggiornati. Infatti, come viene precisato all’interno della Comunicazione congiunta sulla “Politica del partenariato orientale oltre il 2020 – Rafforzare la resilienza – un partenariato orientale che offre risultati per tutti”, pubblicata il 18 marzo 2020, l’Ue ha individuato ulteriori obiettivi politici a lungo termine, quali “rafforzare la resilienza, promuovere lo sviluppo sostenibile e fornire benefici concreti alle persone”.

A regolare i rapporti con i 10 partner del vicinato meridionale, invece, è il Partenariato euromediterraneo, lanciato con la Conferenza di Barcellona nel 1995. Legati da una vicinanza geografica, storica e culturale, i Paesi della sponda nord e della sponda sud del Mediterraneo, tramite programmi di cooperazione e accordi di associazione, collaborano in diversi settori, con l’obiettivo di perseguire la pace, la prosperità e la sicurezza dell’area attraverso il dialogo e la cooperazione politica, economica e sociale.

Il 9 febbraio 2021, con una comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto Rappresentante, l’Ue ha rinnovato l’impegno con il vicinato meridionale, adottando una nuova Agenda per il Mediterraneo, che comprende azioni ed interventi in materia di sviluppo umano, transizione digitale, pace, sicurezza, migrazioni, mobilità e cambiamento climatico. A 25 anni dalla Dichiarazione di Barcellona, le sfide sono cambiate e i temi su cui focalizzare l’attenzione sono stati aggiornati, ma l’Ue continua a considerare la cooperazione con i partner mediterranei come un interesse strategico di grande importanza per l’Europa. 

Conflitti e controversie tra partner di una stessa regione possono ostacolare l’avanzamento di programmi di cooperazione portati avanti nell’ambito della PEV e porre l’Ue dinanzi a sfide complesse. Tuttavia, il fatto che ci siano delle tensioni interne alle regioni ai confini esterni dell’Ue non va ad invalidare il duplice intento di Bruxelles di garantirsi buoni rapporti con i Paesi del vicinato e di contribuire alla stabilità e alla sicurezza regionale.

Del resto, uno degli obiettivi che l’Ue intende perseguire attraverso la politica di vicinato è la promozione del dialogo tra gli attori regionali. Questo equivale anche a svolgere un’attività di mediazione nel caso di conflitti che vedano coinvolti i partner orientali o meridionali dell’Ue. A tal proposito, il Parlamento europeo, con una risoluzione del 2015, ha invitato l’Ue a svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione dei conflitti, coordinando maggiormente la PEV con le esigenze della politica estera e della politica di sicurezza.

Sotto questo punto di vista, è auspicabile che negli anni a venire l’Ue continui ad affinare gli strumenti e le modalità con cui gestisce le relazioni con i partner del vicinato, individuando soluzioni su misura per problematiche locali, soluzioni che possano influire positivamente sulla crescita, sulla stabilità e sulla sicurezza dell’intera regione. Il cammino è ancora lungo e necessita di una crescita politica dell’Unione europea ma, in tal modo, la PEV potrebbe diventare per l’Ue uno strumento attraverso cui potenziare le relazioni con i partner del vicinato, la stabilità dell’area e il proprio ruolo nella diplomazia regionale.

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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