LA POLITICA ESTERA DI MARIO DRAGHI PER L’ITALIA

“Questo governo sarà convintamente europeista ed atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione Europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal dopo guerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale. Profonda è la nostra vocazione a favore di un multilateralismo efficace, fondato sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite. Resta forte la nostra attenzione e proiezione verso le aree di naturale interesse prioritario come i Balcani, il Mediterraneo allargato, con particolare attenzione alla Libia, al Mediterraneo Orientale e all’Africa.” Mario Draghi

Momento unico per ricostruire un’antica amicizia tra Italia e Libia

Il primo viaggio di Stato di Draghi avviene in una fase delicata per la Libia. Il nuovo governo guidato da Dbeibah è nato sotto l’egida dell’Onu ed è in carica dal 15 marzo, da quando ha prestato giuramento a Benghazi. L’insediamento segna la fine dei due esecutivi finora presenti, quello di al-Serraj e quello di al-Thinni, con il ritorno ad un’autorità unica per l’intera nazione. Tutto questo si svolge in un contesto di cessate il fuoco che regge da ottobre. Elemento per una prospettiva di pace? Ancora presto da dire.

A complicare lo scenario è la presenza sul campo di attori stranieri che possono influenzare il corso degli eventi. I militari turchi che sostengono Fayez al-Serraj, oggi controllano la base aerea e navale di al-Watiya e Misurata, e non sembrano intenzionati a lasciare la Tripolitania; dall’altra parte, ci sono circa 2 mila mercenari russi della compagnia Wagner inviati a sostegno del generale Haftar, che restano fermi a Sirte. Come riportato dalla CNN, le milizie di Haftar e della compagnia Wagner hanno costruito una trincea di oltre 70 km che lascia comunque qualche dubbio sulle loro intenzioni.

Mario Draghi in Libia

Non è trascorso molto tempo e Mario Draghi, nuovo Premier italiano, sta mettendo in pratica il suo discorso sulle proiezioni dell’Italia in Europa, nel Mediterraneo e in Africa. Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano ha scelto, come meta per la sua prima visita di Stato, la Libia, affermando cosi, ancora una volta, l’interesse dell’Italia per il Paese nord africano, il quale si trova in un percorso delicato verso la stabilità politica.

L’obiettivo italiano è quello di riaffermare una leadership che negli ultimi anni è stata oscurata dalla massiccia presenza turca in Tripolitania e da quella russa in Cirenaica. Il Premier italiano ha affermato la volontà di continuare una politica di vicinanza che non ha conosciuto pause, soprattutto adesso che la guerra civile sembra essere temporaneamente archiviata. Il bel Paese intende rinforzare il legame storico con Tripoli, il quale non è mai venuto a mancare neppure durante la crisi libica: l’ambasciata italiana è stata l’unica aperta durante tutto il conflitto.

Ora c’è un governo nuovo di unità nazionale legittimato dal Parlamento che sta portando avanti la riconciliazione nazionale. Il Premier libico Dbeibah traghetterà il Paese fino alle elezioni di dicembre riprendendo anche il discorso politico ed economico con Roma: c’è la volontà di riportare l’interscambio economico e culturale ai livelli degli anni precedenti. I temi dell’incontro sono stati tanti come la cooperazione in campo infrastrutturale, energetico, sanitario e culturale. Infatti è intenzione dell’Italia aumentare le borse di studio per gli studenti libici e le attività dell’Istituto di Cultura italiano.

Dal punto di vista dell’immigrazione il Premier Draghi esprime soddisfazione per quello che la Libia sta facendo nei salvataggi e nell’opera di assistenza che l’Italia sta portando avanti nel paese africano. Sul fronte energetico l’Italia ha l’Eni che è il primo produttore e principale fornitore di gas nel mercato interno libico.

Inoltre, sempre l’Eni, è il candidato numero 1 per la realizzazione di nuovi impianti per energie rinnovabili nel Fezzen, regione del sud, influenzata dalla diplomazia francese. Oggetto dggiei colloqui era anche il potenziamento della “autostrada della pace”, uno dei principali pilastri del Trattato d’amicizia Italia-Libia, siglato da Berlusconi e Gheddafi nel 2008. Questo è il tema che sta a cuore al premier Dbeibeh data l’importanza strategica della via di comunicazione tra l’est e l’ovest della Libia.

Con la riapertura all’Italia la Libia mette un freno alle ambizioni della Turchia. Questa per l’Italia è una buona occasione per riprendersi il “posto al sole”, che può contare anche sulla sponda americana del nuovo Presidente Biden, il quale torna a guardare all’Europa e al Mediterraneo con interesse. 

L’Italia non è sola per la questione Libia

Durante l’ultimo vertice Nato di Bruxelles è emersa una preoccupazione da parte degli USA verso la Turchia, visto l’acquisto di quest’ultima di missili russi per la difesa aerea. Infatti il segretario di Stato USA Blinken avrebbe espresso i timori di Washington direttamente al ministro degli esteri turco durante i giorni di riunione. Questo episodio e la mossa Italiana in Libia tendono a mostrare come l’Italia sia un partner più affidabile della Turchia per il nuovo governo Americano. A maggior ragione dopo il riconoscimento della Casa Bianca del genocidio armeno.

Oltre agli Stati Uniti c’è un’altra nazione amica e alleata dell’Italia, la quale da diversi anni ha momenti di tensione con Ankara: la Grecia. Italia e Grecia sono due paesi membri dell’UE e condividono l’idea di un’Europa ambiziosa che sappia affrontare insieme molte questioni interne europee, ma che sappia guardare anche oltre i propri confini per stabilizzare il Mediterraneo.

Atene potrebbe essere un partner affidabile per Roma. Il viceministro degli esteri ellenico, Miltiadis Varvitsiotis in visita a Roma ha affermato che, i nostri due Paesi condividono visioni e minacce comuni nel Mediterraneo. Uno dei dossier più importanti sui cui convergono i due governi e quello libico. La visita a Tripoli il 7 aprile scorso del Premier greco Kyriakos Mitsotakis è stata vista come un segnale di vicinanza nello stabilizzare la Libia e a promuovere il processo di costruzione dello Stato. Per il viceministro greco la Libia può essere causa dei flussi migratori o Paese fornitore di energia. La vicinanza greca è dovuta, non solo per la questione migratoria, ma anche perché la Turchia ha effettuato troppe attività esplorative nel Mar Egeo, nelle isole greche e nel Mediterraneo orientale, in acque contese con la Grecia.

L’Eni nel Mediterraneo orientale

Il 15 aprile si è svolto un incontro fra l’amministratore delegato dell’azienda di San Donato Milanese e il Presidente egiziano. Il colosso italiano è stato invitato a espandere i propri investimenti nel paese. Al Sisi sostiene le attività di espansione di Eni in Egitto. Quest’operazione dà maggiore forza all’Italia la quale può affermare la sua presenza in Africa e nel mediterraneo orientale. Tra i temi affrontati c’è anche la riattivazione dell’impianto di Damietta (gas naturale liquefatto) con l’obiettivo di esportare GNL. L’acquisto di GNL egiziano rafforza la strategia di sviluppo dell’ENI, aumentando la presenza italiana nel Mediterraneo orientale, regione chiave per l’approvvigionamento di gas naturale, fondamentale per la transizione energetica.

L’Italia e l’Albania

L’Italia nel suo momento più duro, dovuto dal covid, è stata aiutata anche da paesi “ex colonie” come l’Albania e la Somalia. Roma ha ricambiato l’aiuto in maniera uguale e proporzionata, ma senza riflettere sull’importanza di implementare una diplomazia sanitaria. A questo ci ha pensato la Turchia. Aiuti umanitari e non solo. Il sistema ospedaliero turco ha accolto pazienti dall’Albania, Ankara ha inviato medici in soccorso ai medici albanesi, svolgendo attività di assistenza e consulenze scientifica per supportare il governo albanese nell’elaborazione del piano antipandemico. Trascurata dall’Italia e dall’Europa l’Albania si è rivolta alla Turchia.

Circa un mese fa dopo un soggiorno ad Ankara Edi Rama, Premier albanese, torna a casa con un carico di 192 mila dosi del vaccino prodotto da Sinovac. La Turchia, intercedendo con la Cina, ha fatto in modo che in tempi record fosse messo a punto un accordo di approvvigionamento. Mentre da parte europea, l’Albania, ha ricevuto solo un carico simbolico di 24 mila dosi nell’ambito del programma Covax. 

Brevemente l’Italia e l’UE, secondo il discorso di Mario Draghi, dovrebbero essere più solidali con i paesi dell’Europa continentale non aderenti all’Unione, e fare in modo che non siano altri a colmare i vuoti da loro lasciati. Paesi come Turchia, Russia e Cina adoperando strumenti di diplomazia sanitaria tentano di allargare la rete di amicizia e solidarietà. Ad esempio l’Albania non è l’unico paese dell’Europa continentale ad essere stato aiutato da potenze straniere.

Il caso Serbia, in questo senso, è un dato di come la diplomazia sanitaria abbia avuto dei risvolti positivi e di come l’UE non si sia mossa in tempo per i suoi vicini. Ma la diplomazia sanitaria non deve essere l’unico strumento per l’Italia e per l’Europa, perché in alcuni paesi oltre alla pandemia vi sono anche problemi economici.

Questo è il caso del Montenegro. Podgorica ha un debito di un miliardo nei confronti dell’EXIM (Cina) e Bruxelles ha già fatto sapere che non si farà carico di ripagare indebitamenti verso terzi. Ma l’UE e la NATO difficilmente potranno essere d’accordo che il debito di Podgorica consenta alla Cina l’acquisizione di parti del territorio del Montenegro, membro Nato ai confini dell’UE, con conseguenze geopolitiche per tutto il continente. 

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