LA DANIMARCA SPINGE PER IL RITORNO FORZATO DEI SIRIANI

3 mins read
Credits: Getty Images /AFP/ B. Kilic https://www.albawaba.com/news/denmark-may-send-900-refugees-back-syria-1367292

La Danimarca continua a revocare i permessi di soggiorno ai siriani provenienti da zone della Siria “tornate sicure” .

Nonostante aumentino le critiche, la Danimarca persegue la propria politica di rimpatrio forzato dei siriani presenti nel Paese, sostenendo che le condizioni generali di sicurezza di alcune regioni della Siria, il Governatorato di Damasco e il Governatorato del Rif di Damasco, sarebbero migliorate abbastanza da permettervi il ritorno dei rifugiati che non rischino di subire persecuzioni individuali.

I permessi a rischiare di essere revocati sono 900, quelli concessi ai rifugiati siriani a fronte della situazione generalizzata di violenza nel Paese a causa del conflitto, ai sensi del paragrafo 7.3 della legge danese sugli stranieri, e così come inteso dall’art. 15(c) della Direttiva Qualifiche (2011/95/EU). 

Primo Paese a ratificare la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, la Danimarca, che recentemente ha dichiarato un obiettivo “zero migranti”, ha negli ultimi anni inasprito le proprie politiche migratorie. Già nel 2015, una nuova legislazione facilitava la revoca dei permessi di soggiorno e l’esecutivo annunciava politiche più restrittive nei confronti dei ricongiungimenti familiari, con maggiore enfasi sul carattere temporaneo della protezione concessa.

Copenaghen non intrattiene relazioni diplomatiche con Damasco, e non ha accordi ufficiali di riammissione con la Siria. La Danimarca non può rimpatriare quindi con la forza i siriani che si rifiutino di partire volontariamente. Di conseguenza, privati del diritto all’istruzione e al lavoro, i rifugiati saranno legalmente obbligati a vivere per un tempo indefinito in strutture di espulsione gestite dal sistema penitenziario del Paese.

Nonostante le ostilità armate siano diminuite, in particolare nelle zone detenute e “stabilizzate” dalle forze governative, lo stesso report dell’EASO, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, a cui rimanda la Danimarca a sostegno della propria posizione, in linea con altri recenti studi dell’Ufficio e del Syrian Observatory for Human Rights (SOHR), conclude che i civili che hanno lasciato il Paese durante il conflitto al loro ritorno in Siria rischiano di essere vittime di coscrizione forzata, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture, violenza fisica e sessuale, discriminazione nell’accesso agli alloggi, alle terre e alle proprietà e servizi di base scarsi o inesistenti.

La posizione danese non sembra riflettere la realtà sul campo. Rimandare indietro i siriani pare essere, oltre che una legittimazione de facto del governo di Assad, nello stesso periodo di elezioni presidenziali non riconosciute dalla comunità internazionale, anche una violazione dell’obbligo cogente di non-refoulement. Per Bruxelles, la priorità nella questione è creare le condizioni per un futuro rimpatrio dei rifugiati che dovrà essere sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile.

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

Latest from LAW & RIGHTS