GLI USA E LA NATO NEL MAR NERO

La nuova amministrazione americana e i recenti avvenimenti nel Mar Nero hanno riportato l’attenzione su un bacino che tendenzialmente non rappresenta una priorità per le potenze occidentali ma che pure gioca un ruolo fondamentale nella rivalità USA-Russia. Nel portare avanti le sue priorità transatlantiche, il nuovo presidente statunitense dovrebbe concentrarsi sulle regioni in cui la NATO può fare maggiormente la differenza e dunque sul Mar Nero. 

Per secoli il Mar Nero ha dimostrato di essere un importante crocevia tra Europa, Asia e Medio Oriente e, sebbene la regione non sia mai stata una priorità per le potenze occidentali, negli ultimi anni l’ambiente strategico del Mar Nero ha subito cambiamenti significativi che hanno riportato la regione al centro dell’attenzione internazionale. Prima l’annessione della Crimea nel 2014 e solo lo scorso aprile, l’annuncio da parte del Pentagono circa l’invio di due cacciatorpediniere missilistiche guidate all’interno del bacino.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano poi deciso di annullare lo spiegamento delle navi, è evidente che il livello di tensione nel Mar Nero è tornato. La Russia ricorre a strumenti di guerra ibrida per sfidare la NATO e i suoi alleati mentre gli Stati Uniti della nuova amministrazione si impegnano a promuovere un intervento più deciso dell’Alleanza nel suo Fianco Est.

A differenza del suo predecessore, infatti, il presidente Biden si è mostrato più propenso a dare priorità all’Alleanza e ha compiuto passi importanti per sostenere gli alleati dell’Europa orientale nell’affrontare la minaccia russa. Da parte loro i paesi membri direttamente coinvolti nella regione chiedono un maggior coinvolgimento NATO. È quanto è stato chiesto dal presidente romeno, Klaus Iohannis che lo scorso 10 maggio, durante la conferenza dei “Nove di Bucarest”, ha invocato una maggiore presenza militare statunitense “dal Baltico al Mar Nero” per proteggere i paesi dell’Europa orientale dalla Russia di Vladimir Putin. Ci sono diversi modi in cui la nuova amministrazione statunitense potrebbe offrire il proprio supporto ai membri e alleati del fianco orientale. 

La NATO dovrebbe innanzitutto investire nel potenziamento delle capacità di difesa, dei suoi alleati ed incoraggiare i paesi membri ad adottare le proprie strategie nazionali per contrastare la guerra ibrida della Russia. In particolare, vi è una forte necessità di migliorare le istituzioni di difesa dei membri dell’Europa orientale, in modo da aumentare la capacità di fornire sufficiente interoperabilità e prontezza.

Dall’altro lato, è fondamentale che i paesi membri si impegnino a raggiungere gli obiettivi del 2% del PIL nel settore della difesa per l’acquisizione di nuove attrezzature e per finanziare la ricerca e lo sviluppo nel settore militare: la modernizzazione è infatti una priorità per i membri del fianco est, che affrontano ancora il pesante fardello delle vecchie apparecchiature sovietiche. Innegabilmente, gli stati membri e gli alleati della NATO dovranno fare enormi investimenti nel riarmo per incrementare le capacità terrestri, aeree e marittime congiunte, acquistare nuovi sistemi di difesa aerea e missilistica, missili antinave di basi terrestri, velivoli di pattugliamento marittimo e UAV.  

La cooperazione regionale ai progetti congiunti di sviluppo nell’ambito della NATO aiuterebbero a costruire le capacità necessarie per affrontare le future sfide alla sicurezza. Se da un lato la Bulgaria e la Romania hanno entrambi scelto l’F-16 come loro aereo da caccia per i decenni a venire, all’Alleanza manca una capacità marittima nella regione.

Nel 2016, la proposta rumena di creare una flotta di alleanza permanente nel Mar Nero non ha visto un sostegno politico tale da far progredire la proposta. La Convezione di Montreaux del 1936 rappresenta inoltre  un altro grande limite per la libertà d’azione dei paesi NATO nella regione. La Convenzione regola il transito delle navi da guerra attraverso lo stretto turco del Bosforo e dei Dardanelli ed impone limiti in termini di numero (non possono transitare più di 9 navi), di tonnellate (le navi non possono superare le 45.000 tonnellate) e di giorni di permanenza (massimo 21 giorni) alle navi da guerra che transitano nel Mar Nero.  

La responsabilità per il controllo dello Stretto è in mano alla Turchia che deve essere informata almeno otto giorni prima del transito. Considerato l’importante ruolo giocato da Ankara nonché le sue dimensioni militari, è molto importante che la NATO stabilizzi i propri rapporti con la Turchia ed intervenga attivamente per scongiurare un riavvicinamento con Mosca già in corso nel settore militare, economico ed energetico. Il Turkstream ha consolidato infatti le relazioni economiche tra i due paesi e la Turchia dipende in grande parte dalla Russia per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas e olio.  

La Bulgaria, altro paese membro dell’Alleanza con uno sbocco sul Mar Nero, ha preso a sua volta posizioni simpatetiche nei confronti di Mosca. La Bulgaria non solo condivide le stesse radici culturali slave con la Russia ma i due governi (di Putin e Radev) intrattengono buone relazioni e la Bulgaria ha la più alta percentuale di investimenti diretti esteri russi e flussi di investimenti di portafoglio. Considerate le diverse modalità con cui vinee percepita la minaccia russa tra i membri NATO, è fondamentale che l’Alleanza prenda misure efficaci per raggiungere una posizione unificata: diversamente la Russia rimarrà l’unico beneficiario.

Un altro passo importante sarebbe poi quello di avviare un dibattito all’interno della NATO sul significato dell’articolo 8 del Trattato Nord Atlantico che stabilisce che gli Stati membri concordano di “non assumere alcun impegno internazionale in conflitto con questo Trattato“. La questione è se la firma di contratti con società militari russe costituisca un mancato rispetto degli obblighi previsti dall’articolo e la stessa logica si potrebbe applicare per quanto riguarda la realizzazione di reti 5G e il possibile coinvolgimento di aziende cinesi.

Infine, il presidente Biden potrebbe sfruttare le opportunità legate alla politica della porta aperta della NATO con particolare riguardo nei confronti di Georgia e Ucraina. La nuova amministrazione USA dovrebbe insistere affinché la NATO intraprenda misure per dimostrare a questi due Stati la loro importanza per l’Alleanza, incoraggiando allo stesso tempo le riforme.

Questi sforzi potrebbero supportare la visione del nuovo presidente degli Stati Uniti di un’America che è di nuovo alla  guida del sistema internazionale  e sarebbero vantaggiosi per la NATO e in particolare per i suoi membri orientali, che sono tutti altamente vulnerabili alla destabilizzazione russa.

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