CRESCENDO DELLE TENSIONI NEL SAHARA OCCIDENTALE

La disputa riguardo il territorio conteso del Sahara Occidentale vede il Marocco mostrare il suo braccio duro. È in quest’ottica che è possibile comprendere perché e come migliaia di migranti hanno raggiunto Ceuta la scorsa settimana.

Migliaia di migranti provenienti dal Morocco hanno raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta la scorsa settimana con l’obiettivo di spingersi verso la penisola iberica.  L’evento si inserisce nel più ampio scenario concernente la disputa tra il Marocco e il Fronte Polisario – movimento politico costituitosi ai fini dell’autodeterminazione del Sahara Occidentale già durante la colonizzazione spagnola. La controversia tra i due attori nasce in virtù di una disputa territoriale riguardo il Sahara Occidentale, appunto.

Quest’area, ricca di risorse petrolifere e, dunque, fonte di ricchezza economica – si pensi che l’80% del PIL marocchino deriva dallo sfruttamento delle risorse di quest’area – è per almeno il 75% sotto il controllo del Regno del Marocco, mentre la restante parte è controllata dalla Repubblica democratica araba dei Sahrawi. E, se quest’ultima chiede indipendenza, il Marocco è unicamente disposto a concedere autonomia. Tuttavia, non c’è ombra di un referendum che possa lasciar la scelta nelle mani del popolo.

È tenendo ben chiaro questo contesto che è possibile comprendere come e perché una grande folla di migranti sia riuscita a raggiungere la cittadina spagnola situata nel continente africano. Ad aprile 2021, infatti, Brahim Ghali, leader del fronte sahrawi, risultato positivo al Covid-19, è stato ospedalizzato presso Logroño in Spagna. Pare che il governo Marocchino abbia risposto all’accaduto dichiarando che ciò avrebbe inevitabilmente portato con sé delle “conseguenze”.

Pertanto, è presumibile, come messo in luce da Riccardo Fabiani, che Rabat abbia permesso l’arrivo dei migranti presso Ceuta in forma di ritorsione, interrompendo l’usuale collaborazione marocchina-spagnola sul fronte migratorio. L’evento mette in evidenza il rigido approccio marocchino nei confronti della questione del Sahara Occidentale, già dimostrato dalla decisione di ritirare l’ambasciatore del Marocco a Berlino in virtù della posizione tedesca quanto alla controversia.

In ogni caso, le tensioni tra il Marocco e il Fronte Polisario si sono intensificate già lo scorso novembre quando, dopo circa trent’anni di ottemperanza del cessate il fuoco del 1991, le ostilità sono riprese. A tal proposito, cruciale è stata la decisione del governo marocchino di inviare le proprie truppe all’interno di una buffer zone monitorata dalle Nazioni Unite per porre fine al blocco di una via di comunicazione strategica, Guerguerat, messa in atto da i sostenitori del Fronte Polisario. 

A complicare ulteriormente la questione è stata la firma dell’accordo per la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra il Marocco e Israele con la mediazione dell’amministrazione Trump che ha garantito al Marocco il riconoscimento della propria sovranità sul Sahara Occidentale.

Data la fragilità e l’instabilità della situazione, preme sottolineare l’importanza e la necessità di un maggior coinvolgimento internazionale. In particolare, la designazione di un nuovo Inviato Speciale delle Nazioni Unite potrebbe essere un elemento chiave per favorire un temporaneo allentamento delle tensioni e, eventualmente, facilitare i dialoghi tra i due attori principali riguardo lo status del territorio oggetto della contesa.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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