CESSATE-IL-FUOCO: UNA VITTORIA DELL’EGITTO, A SCAPITO DELLA TURCHIA

Nonostante siano ripresi colloqui esplorativi per un riavvicinamento diplomatico fra Turchia ed Egitto, la vera partita – o almeno una delle varie aperte – si è giocata durante le tensioni fra Hamas ed Israele. Vincitore: l’Egitto. 

Se Hamas ed Israele hanno potuto raggiungere un accordo, dopo undici giorni, molto – quasi tutto – si deve alla mediazione egiziana fra le parti

Non è la prima volta che l’Egitto gioca da mediatore fra Hamas ed Israele, avendo consolidato questo ruolo ormai da tempo, per prossimità geografica alla striscia e per relazioni economico-strategiche fra le parti. 

Eppure, questa volta è stata una vera e propria prova a seguito dei recenti risvolti diplomatici, economici e strategici sviluppatisi negli ultimi quattro anni, che hanno visto coincidere sempre di più gli interessi di Egitto ed Israele e hanno registrato la crescita di una latente ostilità fra il Cairo ed Ankara. 

I risvolti che hanno, di fatto, contribuito non solo ad una più accentuata rivalità fra Egitto e Turchia, ma anche minacciato – in una qualche misura – il ruolo di mediatore dell’Egitto nel conflitto israelo-palestinese, sono: 1. la nascita dell’East-Med Gas Forum, di cui fanno parte attivamente Egitto ed Israele e non Ankara; 2. la firma degli Accordi di Abramo e il conseguente indebolimento della causa palestinese; 3. La vittoria di Joe Biden alla Casa Bianca. 

La Turchia tagliata fuori.

Nel mondo arabo, il soft power turco – o meglio Erdoğano – è stato particolarmente forte, soprattutto a seguito delle Primavere Arabe. I risvolti politici post-rivoluzione in Egitto hanno segnato, però, un profondo allontanamento fra Egitto e Turchia, di fatto propensa alla Fratellanza Musulmana, nemica, invece, di Al-Sisi. La rivalità fra quest’ultimo ed Erdoğan si gioca su molti fronti, tutti interconnessi. 

Sul fronte energetico, la nascita dell’East-Med Gas Forum ha, di fatto, rinvigorito la posizione strategica dell’Egitto. Durante il periodo di costituzione del Forum, l’interesse dell’Egitto era escludere la Turchia, per favorire la sua posizione in Medio Oriente e, particolarmente, irrobustire l’alleanza con gli Emirati Arabi Uniti

Il Forum – e non solo – ha, però, anche profondamente avvicinato il Cairo a Tel Aviv in una cooperazione energetica che va avanti ormai da alcuni anni.

Nonostante il relativo irrobustimento della posizione internazionale dell’Egitto, anche a seguito dell’istituzione del Forum e della più stretta cooperazione con Israele, proprio quest’ultima ha gettato un’ombra sull’effettivo interesse del Cairo nella causa palestinese, di cui comunque è sempre stato difensore. In questa incertezza, si è inserita prepotentemente la Turchia. 

L’indebolimento della causa palestinese e la mediazione egiziana. 

Gli Accordi di Abramo fra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, così come gli accordi di “normalizzazione” fra Tel Aviv e Rabat, hanno, di fatto, indebolito le istanze palestinesi, non tanto per il tentativo di normalizzare rapporti diplomatici – che poi, sono per la maggior parte economici -, ma per la visione che gli Accordi hanno e danno del conflitto – decisamente di stampo trumpiano-krusheriano.  

Se l’Egitto non ha espresso alcuna preoccupazione per gli Accordi, essendo esso stesso profondamente legato da interessi economici e strategici a Tel Aviv, Erdoğan è stato uno dei pochi a scagliarsi contro gli Accordi, ribadendo il suo incondizionato appoggio ai palestinesi. 

Prima o poi, c’era da aspettarselo, le tensioni sarebbero esplose. A quel punto, era logico pensare all’Egitto come un interlocutore/mediatore affidabile? In tale solco Ankara ha cercato di inserirsi, neanche troppo velatamente, come prima ed unica potenza a maggioranza musulmana ad ergersi contro la prova di forza di Netanyahu sulla popolazione, già profondamente martoriata, di Gaza. Seppur applaudita dai più, a livello fattuale la Turchia non ha potuto giocare una partita importante nella questione, per molteplici fattori. Ma, con tutta probabilità, è riuscita nell’intento di riguadagnare parte della sua popolarità fra la popolazione musulmana

Joe Biden e l’Egitto: un’amicizia d’interesse?

Uno dei motivi per cui Ankara non ha potuto assurgere a ruolo di mediatore è senza dubbio la scelta di Biden di appoggiarsi al braccio egiziano, anche in questa occasione – anche in funzione anti-turca. E tutto ciò nonostante le espresse posizioni di Biden contro Al-Sisi in campagna elettorale, durante la quale lo apostrofò quale “dittatore preferito di Trump”. 

Biden ha bisogno dell’Egitto e della sua azione in quel fazzoletto di terra, nonostante deplori l’autoritarismo di Al-Sisi. Fra quest’ultimo e quello di Erdoğan, Biden apprezzerà sempre il primo, non solo per gli stretti rapporti che l’Egitto ha ormai con Israele e la prossimità geografica, ma anche perché la Turchia è troppo vicina alla Russia e soprattutto perché, nel corso degli ultimi anni, ha dimostrato di essere sempre meno allineata agli interessi ed equilibri Nato. 

Interessante sarà notare come Biden sfrutterà l’influenza e il ruolo dell’Egitto e se, al contempo, cercherà di modificare le posizioni interne di Al-Sisi.  

Turchia ed Egitto: la strada per la normalizzazione è ancora lunga.

Nonostante i colloqui esplorativi e i tentativi degli ultimi mesi di riprendere le relazioni diplomatiche, la strada verso un riavvicinamento fra Turchia ed Egitto sembra ancora lunga, essendo i dossier in continua evoluzione

In questo preciso frangente, delle tensioni fra Israele ed Hamas, l’Egitto ha dato prova di efficacia ed affidabilità in un territorio difficile, radicalmente modificato dagli eventi degli ultimi anniQuesta vittoria verrà decisamente sfruttata da Al-Sisi, sia nell’area mediorientale che in Europa – dati i profondi legami con la Francia – ed indebolirà ancora di più la posizione turca. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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