RUSSIA: L’ENNESIMA VIA PER LIBERARSI DI NAVALNY

Credits: inside over

Nell’ultimo periodo la questione Navalny è stata piuttosto spigolosa per la Federazione Russa e per Putin. L’uomo che si è dimostrato essere un convinto e valoroso oppositore del regime, però, non è stato immune da ripercussioni per l’affronto fatto al Cremlino. Colonia penale a Vladimir, coma a Berlino. La vita di Alexei Navalny è stata sicuramente messa a dura prova ma nonostante tutto, lui non ha mollato. Oggi il blogger anticorruzione si trova in patria, in carcere, da dove è pronto a porre nuove sfide al regime, instancabile. La precarietà delle sue condizioni di salute ha permesso il trasferimento dell’uomo in clinica, ma sempre all’interno di una colonia penale, la IK-3.  Nonostante le sue condizioni attuali, molto critiche, Mosca, conscia del pericolo seppur al momento latente, si tutela e approva in prima lettura una nuova legge che condanna di fatto Navalny ad essere messo fuori dai giochi.

La legge: 

Quello approvato in prima lettura dalla Duma è un disegno di legge che impedisce agli individui coinvolti nelle attività di un’organizzazione “estremista o terrorista “di poter essere eletti alla camera bassa del Parlamento. Ciò significa che i deputati della Duma non potranno comprendere né fondatori, né dirigenti né vicecapi struttura di un’organizzazione indentificata come sopra descritto. Ma c’è di più. L’arco temporale per cui i soggetti coinvolti e occupanti le posizioni sopra elencate non potranno sedersi nell’organo legislativo del paese è di ben cinque anni a partire dal momento della liquidazione o proibizione dell’organizzazione in questione. Il divieto per gli altri dipendenti e le altre persone coinvolte nell’attività è invece fissate a tre anni. 

Implicazioni: 

La legge è nettamente atta a mettere Nalvalny fuori gioco una volta per tutte. Infatti, la sua Fondazione anticorruzione, nota con l’acronimo FBK, è stata recentemente dichiarata fuori legge, così come la sua rete nazionale di circa 50 uffici regionali. 

Il braccio destro di Navalny Leonid Volvok si era già espresso sulla questione quando la legge non era ancora stata vagliata ed aveva sottolineato come fosse assurda la legge in sé e soprattutto il fatto che non solo i vertici dell’organizzazione definita quale estremista o terrorista, e quindi conseguentemente bandita, non potessero candidarsi in parlamento bensì chiunque avesse anche solo donato dei soldi o fatto l’impiegato in un ufficio dell’organizzazione. 

La portata di un disegno di legge simile è molto più ampia di qualsiasi altra misura più o meno implicitamente volta a limitare Navalny e le sue azioni politiche. In questo caso tutti coloro i quali abbiano lavorato, anche solo indirettamente, con il blogger di origini ucraine sono bandite dal sedersi nel parlamento russo. 

Per il momento questa legge “anti-Navalny” è stata approvata in prima lettura ma sarà solo questione di tempo perché la firma del presidente Vladimir Putin renda effettivo il disegno di legge e la capacità di opposizione di Navalny e affiliati venga ulteriormente ristretta. 

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