MIGRANTI A CEUTA E MELILLA: STORIE DI CITTÀ E TERRITORI CONTESI

Ceuta, enclave spagnola situata nel Nord Africa, è stata presa d’assalto dai migranti nella notte tra lunedì e martedì.

Oltre 8000 persone, infatti, di cui almeno 1000 minori, sono riuscite a scavalcare le barriere che dividono Ceuta dal Marocco. L’assalto avrebbe interessato anche Melilla, seconda enclave spagnola, che è stata terreno di un tentativo simile da parte di 100 migranti. 

La notizia è stata annunciata dal Ministro per l’inclusione, la sicurezza sociale e la migrazione, José Luis Escrivá, che ha dichiarato che sono già stati effettuati i primi rimpatri a un ritmo sostenuto e senza ostacoli alla luce degli accordi in materia di migrazione con il Marocco. Secondo le ultime notizie sarebbero quindi almeno 5.600 i migranti che sono stati fatti ritornare oltre il confine marocchino. 

Le città contese di Ceuta e Melilla.

Ceuta e Melilla, proprio per la loro posizione sono da sempre sotto l’attenzione delle autorità. Le due città, come abbiamo già detto, sono due enclavi spagnole situate in Marocco, che hanno ottenuto da Madrid lo status di città autonome solo nel 1995. Tuttavia, nonostante le continue richieste del Marocco che rivendica da sempre l’inclusione, la Spagna non ha mai avviato i negoziati in quanto considera le due città parte del territorio spagnolo.

fenomeno a cui stiamo assistendo non è quindi il primo della storia.Un episodio simile si era già registrato nel 2005 quando centinaia di migranti tentarono di forzare la barriera di Ceuta. Episodio che ha visto la morte di 18 persone e numerosi feriti.

Lo sgarbo del Marocco?

Gli aspetti che hanno portato l’attenzione sul caso sono soprattutto il numero di migranti così elevato, senza precedenti, e il sospetto che possa trattarsi di una ripicca del Marocco alla Spagna. Il tutto, infatti, sarebbe avvenuto nel silenzio delle autorità marocchine. La polizia locale, che in genere collabora per impedire l’attraversamento del confine, in questa occasione non sarebbe intervenuta lasciando aggirare le barriere.

Secondo alcuni rumors il motivo di questo disinteresse da parte della polizia marocchina sarebbe da ricercare nella vicenda di Brahim Ghali, segretario generale del Fronte Polisario, che da decenni è in aperto contrasto con Rabat per il controllo del Sahara OccidentaleL’intelligence nordafricana infatti sarebbe venuta a conoscenza della notizia che Ghali sia stato accolto dalla Spagna con un’identità falsa per sottoporsi a delle cure mediche. 

Un atto che è stato duramente condannato dal Marocco. La questione del Sahara Occidentale infatti, il cui territorio è rivendicato tra il Marocco e il Fronte Polisario, è oggetto di una lunga storia di contesa, sia per la ricca quantità di minerali, di cui dispone, che per la sua posizione strategica. Il Fronte Polisario ha proclamato la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, territorio che dalle Nazioni Unite viene oggi considerato come “non autonomo”. 

La figura di Ghali inoltre sarebbe decisiva in quanto lo stesso Mohamed VI, re del Marocco, lo ha più volte definito come l’ultimo ostacolo per portare al termine la questione e acquisire il territorio. Tuttavia, nonostante il tempismo con cui sia avvenuta la vicenda, le autorità hanno negato il collegamento ponendo l’attenzione sulla profonda crisi dei Paesi sub-sahariani aggravata dalla Pandemia.

Motivazione che in ogni caso non trova una spiegazione all’atteggiamento delle autorità marocchine e che ha posto la necessità per la Spagna di schierare l’esercito spagnolo su parte delle spiagge dell’enclave di Ceuta.

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA