ACCUSE DI ESTREMISMO, BAN DALLE ELEZIONI: TENTATIVI DEL CREMLINO DI FERMARE NAVALNY?

Credits: The Guardian

Altre accuse sono state mosse contro Alexei Navalny e la sua rete: proprio in questi giorni il Tribunale di Mosca e il Parlamento stanno infatti decidendo se includerlo tra la lista degli estremisti e se escludere i suoi sostenitori dalle elezioni per la Duma di Stato.

Una strategia in tre atti

A metà aprile l’ufficio del procuratore di Mosca ha intentato una causa presso il Tribunale di Mosca per far riconoscere Alexei Navalny, la sua Fondazione anti-corruzione (FBK), la Citizens Rights Protection Foundation (FZPG,) e gli uffici regionali del suo quartier generale come estremisti e terroristi.

Secondo le autorità, il network di Navalny destabilizzerebbe il paese attraverso delle “rivoluzioni di colore”, mirate a rovesciare il potere in Russia, rientrando a tutti gli effetti nella categoria di organizzazioni estremiste e terroriste, al pari di Al-Qaeda e dell’ISIS. 

La prima udienza nel merito sarà tenuta il 17 maggio, ma il 30 aprile il Servizio Federale per il Monitoraggio Finanziario Russo (Rosfinmonitoring) ha già inserito nella lista degli estremisti tutti coloro che negli anni hanno finanziato le fondazioni e le azioni legate a Navalny pur non avendone mai preso parte. Come è possibile, se la corte di Mosca deve ancora pronunciarsi? Ciò sembra confermare i timori di Ivan Zhdanov e Leonid Volkov, i più stretti collaboratori di Navalny, che danno per scontata la decisione della corte – o meglio sospettano che sia stato tutto deciso a priori- ed hanno dunque giocato d’anticipo chiudendo gli uffici regionali, di fatto mettendo in pausa l’intera rete.  Non escludono che possano esserci delle ripercussioni a livello penale per chiunque sia stato legato alla figura di Navalny e ciò sarebbe un rischio troppo grande da correre, sia per gli attivisti che per i sostenitori: la migliore cosa da fare era perciò prendere le distanze -almeno formalmente- dall’oppositore.

Ancora più sorprendente, o forse no a questo punto, è quanto accaduto negli ultimi giorni.

Alcuni parlamentari di Russia Unita, (per intenderci, il partito di Putin) insieme ad altri partiti alleati, hanno presentato una proposta di legge che vieterebbe ai cittadini in qualche modo associati ad un’organizzazione estremista di essere eletti nella Duma. A giustificare tale proposta ci sarebbe l’urgenza di “proteggere la Patria da nemici interni ed esterni che vogliono distruggerla influenzando i giovani”. Per quanto sia ragionevole evitare che estremisti vengano eletti in Parlamento, è importante capire perché questa mossa sia arrivata proprio ora, dopo mesi in cui il paese è stato al centro di polemiche e critiche per il tentato avvelenamento di Navalny e dopo le numerose proteste che ne sono derivate.

Cos’è l’estremismo in Russia?

Prima di tutto, c’è da dire che il governo non ha fornito una definizione precisa di estremismo. Se si esamina infatti la legge in materia, quello che si ottiene è una semplice lista di attività considerate estremiste, quali distribuzione di materiali estremisti, partecipazione ad atti estremisti, critica esplicita di membri del governo e addirittura la messa in discussione dell’integrità territoriale russa: mancano dunque dei chiari parametri secondo i quali un individuo o un’organizzazione entrerebbero nella categoria, e ciò può essere molto pericoloso per due motivi. Il primo è che, essendo una legge formulata in modo così vago, può essere continuamente soggetta a modifiche e revisioni, le quali rendono ancora più difficile comprendere il concetto di estremismo, creando perciò un circolo vizioso. Il secondo, diretta conseguenza del primo, è il rischio che tale legge si trasformi in uno strumento del Cremlino contro chiunque venga percepito come una minaccia e che, a lungo andare, qualsiasi persona che darà pubblicamente voce al proprio disaccordo venga etichettata come estremista e possibile terrorista.  

Sulla base di ciò, non è difficile comprendere i motivi dietro la proposta di Russia Unita. Se venisse accettata, la legge impedirebbe a chiunque abbia aiutato gli estremisti tramite finanziamenti (sono incluse anche le criptovalute), assistenza consultiva, organizzativa e in qualsiasi altro modo di essere eletto nella Duma di Stato. Tale divieto sarebbe inoltre retroattivo, dunque applicabile anche fino a tre anni prima della sua entrata in vigore. Secondo le stime di Volkov, quasi 200 mila persone che negli ultimi tre anni hanno supportato Navalny potrebbero essere private del proprio diritto di essere elette, confermando che, sebbene la legge sia rivolta a diversi gruppi politici e religiosi, il bersaglio principale sia sempre stato il network creato dal blogger. Una volta approvata, nella Duma non ci sarà alcun posto per alcun tipo di opposizione.

Navalny fa davvero paura al Cremlino?

Se le uniche forze di opposizione del Paese vengono considerate, per livello di pericolosità, alla stregua di Al Qaeda e dell’ISIS, la risposta a questa domanda non può essere che affermativa. Se poi si arriva a presentare una proposta di legge finalizzata ad impedir loro di candidarsi per un posto in Parlamento, la situazione sembra ancora più chiara: è evidente che il Cremlino stia a tutti i costi provando a limitare le attività di Navalny e la sua risonanza non solo a livello domestico ma anche internazionale. Da un lato, questa strategia si è dimostrata controproducente poiché nell’ultimo anno la popolarità di Navalny è cresciuta in modo esponenziale all’estero, con gli USA, UE ed altri Stati occidentali che si sono schierati al suo fianco, imponendo anche sanzioni alla Russia per la sua ingiusta incarcerazione. Dall’altro, paradossalmente, sul piano domestico la situazione sembra comunque a favore del governo. Come riportato da un sondaggio del Levada Center, il grado di disapprovazione nei confronti di Navalny in Patria è aumentato: a settembre 2020 era al 50%, mentre a febbraio 2021 al 56%; da notare come la fascia col più alto tasso di disapprovazione è quella degli over 55, che solitamente si servono della televisione come unico mezzo di informazione e che quindi potrebbero non avere un giudizio obiettivo. In generale, dai risultati del sondaggio emerge che l’attitudine dei russi verso Navalny vira più verso l’indifferenza che l’apprezzamento, il che sottolinea come tra la popolazione l’oppositore non abbia tutto il potere che invece suggerirebbero le continue ritorsioni del Cremlino.

Tutto ciò è abbastanza ironico dal momento che più volte le iniziative del suo network sono state sminuite da Putin stesso, che molto spesso lo ha definito come un semplice personaggio costruito per destabilizzare l’opinione pubblica, ma senza alcun tipo di valenza politica. Se questo fosse vero, non si spiegherebbero i numerosi tentativi di oscurare un semplice blogger potenzialmente fastidioso, dal momento che ne hanno solo aumentato la risonanza ed involontariamente hanno contribuito alla creazione dell’unico personaggio che di fatto si oppone al Cremlino, qualcuno ormai così pericoloso da poter essere considerato quasi un terrorista. Che Putin non sia in qualche modo caduto vittima della sua stessa strategia?

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