NIKO RESOURCES VS BANGLADESH: LA GIURISDIZIONE INTERNAZIONALE

Due tribunali ICSID hanno respinto l’accusa di corruzione sostenuta dalle compagnie petrolifere convenute. Se accolta, l’eccezione avrebbe bloccato il procedimento prima ancora di discutere il merito, nell’ottica di salvaguardare l’ordine pubblico internazionale e il sistema arbitrale.

La questione sollevata innanzi ai tribunali Centro internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti (ICSID)[1] nasce da una joint venture tra una branch della società energetica canadese Niko Resources Ltd e due società petrolifere pubbliche del Bangladesh, la Bangladesh Petroleum Exploration (BAPEX) e la Production Company Limited e Bangladesh Oil Gas and Mineral Corporation (Petrobangla), riguardante la vendita e l’estrazione di gas nel nord del Bangladesh.

Le compagnie petrolifere convenute sostenevano che l’investitore, Niko Resources, avesse posto in essere un’attività di tipo corruttivo e che, per questo, dovesse essergli negata la possibilità stessa di presentarsi innanzi al tribunale arbitrale. Agli arbitri veniva, in sostanza, attribuito il potere-dovere di proteggere l’integrità del sistema ICSID di risoluzione delle controversie, nell’ottica di salvaguardare i principi di buona fede e di ordine pubblico.

Scopo della giurisdizione internazionale dovrebbe essere infatti quello di proteggere gli investimenti ma solo se questi siano stati posti in essere e sviluppati legalmente e in buona fede. Pertanto, quando vi è un’accusa di condotta fraudolenta da parte dell’investitore straniero, secondo le convenute, il tribunale dovrebbe esaminare, prima ancora di discutere la causa nel merito, tutte le circostanze relative all’investimento per prevenire un abuso del sistema di protezione degli investimenti internazionali, garantendo che solo gli investimenti effettuati in conformità con i principi internazionali possano essere tutelati.

Con specifico riguardo all’ipotesi di corruzione, al fine di ottenere la negazione della giurisdizione, le convenute rilevavano come la corruzione sia illegale secondo il diritto interno del Bangladesh e condannata a livello internazionale da numerose convenzioni (tra queste sicuramente la Anti Bribery Convention dell’OCSE). Tali asserzioni non sono state contestate dall’investitore. Le convenute precisavano, inoltre, che la corruzione è contraria ai principi di buona fede e ordine pubblico internazionale. 

Il tribunale arbitrale in Niko Resources ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna posizione contraria a tali statuizioni e ha accettato pertanto che il divieto di corruzione facesse parte dell’ordine pubblico transnazionale e in quanto tale dovesse essere affermato. Tuttavia, ha ritenuto le accuse di corruzione infondate nel caso di specie.


[1] Niko Resources (Bangladesh) Ltd. v Bangladesh, petroleum Exploration & Production Company Limited (Bapex) and Bangladesh Oil Gas and Mineral Corporation (Petrobangla), ICSID Case No. ARB/10/18.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS