LA TURCHIA CONTINUA LA SUA INVASIONE SILENZIOSA IN IRAQ

Nelle ultime due settimane, le forze turche hanno continuato ad attaccare il Kurdistan iracheno, un’invasione che fa parte del piano di espansione turca guidato dal presidente. Come tutte le precedenti campagne militari, anche questa è iniziata con lo stesso pretesto: “porre fine” alla presenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nelle montagne irachene del Qandil. Ma, non è tutto. Infatti, nell’ultimo periodo i militari turchi hanno anche occupato villaggi e creato nuove basi militari – andando contro alla sovranità statale irachena. La nuova escalation turca contro i curdi iracheni è legata a diversi problemi interni ed esterni alla Turchia, compresi i fallimenti economici e politici durante il mandato di Erdogan.

La presenza turca in Iraq

Nel 1996, le forze turche, approfittando della guerra civile curda, hanno costruito la loro prima base militare nel sottodistretto di Bamerni al confine con la Turchia. Da allora, la propaganda turca ha affermato che la loro presenza nella regione è destinata a combattere il PKK, un’organizzazione filo-curda che lotta per i diritti dei curdi in Turchia e che è anche elencata come gruppo terroristico dagli Stati Uniti e da alcuni membri dell’Unione Europea.

 Dopo aver costruito alcune basi, le forze militari turche hanno continuamente attaccato le aree curde in Iraq, causando la morte di decine di civili e l’evacuazione dei villaggi in alcune zone limitrofe. Ad oggi, vi sono circa 41 basi militari turche in territorio iracheno. Ma, la Turchia ha anche reso propri circa 25km di territorio al confine definendola una “zona di sicurezza” (simile al concetto di safe-zoneusato in Siria), una specie di terreno cuscinetto che si estende fino al confine iraniano.

Nonostante queste azioni, che continuano ancora oggi, siano una chiara trasgressione alla sovranità statale irachena e una violazione del diritto internazionale, sia il governo centrale di Baghdad sia la comunità globale non hanno ancora mostrato interesse.

È utile precisare che la Turchia non ha solamente invaso il Kurdistan iracheno negli ultimi anni, ma ha ancheoccupato alcune zone della Siria e della Libia. Ad esempio, in Siria, la Turchia ha condotto tre campagne di pulizia etnica contro i curdi e ha stabilito basi militari nelle loro aree a Jarablus, al-Bab, Afrin, Tal Abyad e Ras al-Ain – facendo affidamento anche sui mercenari jihadisti. In Libia, invece, i turchi si sono affidati a jihadisti legati ai Fratelli Musulmani e ad al-Qaeda per occupare aree e sostenere una parte del conflitto libico. Quindi, non è una novità che la Turchia continui a condurre “guerre fantasma” in Iraq. 

Elenchiamo alcuni motivi

Storicamente, la Turchia si è sempre sentita insicura quando confrontata ai curdi, sin dai tempi di Atatürk, e questa “insicurezza” ha, in un certo senso, legittimato le continue invasioni turche contro i curdi – ovunque essi si trovino. La stessa legittimità internazionale del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) in Iraq rappresenta una minaccia per la Turchia, come anche la semi-autonomia di Kobane in Siria con l’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria (AANES).

Dunque, sommando questi fattori con la violenta storia con il PKK, il governo attuale di Erdogan crede che indebolire qualsiasi entità curda faciliti l’eliminazione stessa di altri curdi. Inoltre, il fatto che le invasioni non abbiano attirato alcuna attenzione internazionale, facilita ancora di più questa sua strategia. 

Dal 2015, i problemi economici della Turchia sono aumentati a causa delle politiche autoritarie di Erdogan e della corruzione nelle istituzioni statali turche guidate dal Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP). L’economia della Turchia è sull’orlo del collasso, ma Erdogan non ha offerto alcuna riforma; piuttosto, è tornato al suo vecchio metodo di deviare l’attenzione del paese ricorrendo a nuove guerre contro i curdi. 

Queste guerre silenziose ne sono la prova. Quindi, Erdogan ha usato la guerra ai curdi per rimanere al potere e ingannare i turchi sul “pericolo” dei curdi. Ad esempio, è riuscito a nascondere i problemi economici e politici della Turchia, come gli alti tassi di disoccupazione e la drammatica caduta della lira turca rispetto al dollaro americano sia nel 2018 che nel 2019, lanciando campagne militari contro la Siria (2019) e contro l’Iraq (2016-oggi).

Vi sono anche altri motivi storici che legano la Turchia al Kurdistan iracheno non elencati. Ma, per sintetizzare, si può evidenziare che per il governo turco il motivo principale sta nello sconfiggere il PKK, per quello curdo è la pulizia etnica dovuta ad un odio contro i curdi in generale, ma, dal punto di vista analitico, il fattore che lega i problemi economico-politici e una conseguente invasione non è da sottovalutare.

Questo anche perché, se il KRG fosse abbastanza potente da poter sconfiggere i militari turchi, il PKK, per la Turchia, potrebbe riattaccare lo stato centrale, o almeno i curdi turchi potrebbero sentirsi legittimati a richiedere maggiori diritti – e questa è una delle paure più grandi di Erdogan.  

Che futuro per l’Iraq?

Finora, la Turchia ha avuto successo nelle campagne contro i curdi a causa di diversi fattori. Ad esempio, lamancanza di fiducia tra Baghdad e Erbil, come anche i problemi in sospeso presenti dal 2003 ad oggi, chehanno tutti portato entrambe le parti ad usare la Turchia come carta di pressione. Oppure, la mancanza di militari iracheni ai confini del territorio curdo con l’esterno.

Questo rappresenta una debolezza, dato che la Turchia non riconosce i militari curdi e si sente conseguentemente legittimata a poter entrare in Iraq, nonostante siano territori curdi. Tutto questo, però, non può essere un presupposto per un’invasione.

La nuova occupazione del Kurdistan iracheno con il pretesto della presenza del PKK avrà effetti a lungo termine sulla sicurezza dell’Iraq e della regione, specialmente per i curdi. Proprio per questo motivo, la comunità internazionale deve agire. Nell’ultimo decennio, Erdogan è diventato sempre più noto per aver sostenuto alcuni gruppi terroristici, tra cui ex-militanti dello Stato Islamico.

In Siria, migliaia di jihadisti sono sotto la guida della Turchia e sono stati usati come proxy contro l’Armenia e nella guerra civile in Libia. La Turchia potrebbe facilmente usare la regione curda irachena occupata, specialmente nella zona delle montagne di Qandil, per schierare questi suoi proxy contro i curdi in Iraq. Il terreno è infatti un luogo perfetto per qualsiasi gruppo terroristico, in quanto è simile ai nascondigli talebani in Afghanistan. 

L’unico futuro certo per i curdi iracheni è l’incertezza. I recenti conflitti in Siria, in Israele e nei Territori Palestinesi tolgono ancora di più l’attenzione internazionale da queste invasioni. Ma ciò non significa che non si possa fare nulla. Infatti, il governo iracheno centrale di Baghdad dovrebbe contrastare questa invasione nonostante sia nei territori curdi, alla fine è sempre Iraq.

Anche la comunità internazionale potrebbe agire e chiedere un cessate il fuoco, specialmente a causa delle numerose vittime. L’incertezza è effettivamente l’unica cosa certa, ma una soluzione a lungo termine può essere raggiunta solo se i problemi tra Baghdad ed Erbil vengano a meno. 

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