YUAN DIGITALE: LA CINA VERSO CONTROLLO INTERNO E INTERNAZIONALIZZAZIONE

https://www.lesechos.fr/idees-debats/cercle/opinion-la-yuan-numerique-bientot-a-lattaque-du-dollar-1275278

La sovranità monetaria del dollaro difficilmente sarà messa in discussione, ma quello che sembra probabile è che grazie allo yuan digitale la Cina possa accorciare il gap nel mercato finanziario con gli Stati Uniti. La valuta digitale porterebbe vantaggi importanti sia nel controllo delle politiche monetarie nazionali che nell’internazionalizzazione, ma il prezzo da pagare sarebbe una rilevante riduzione della privacy dei cittadini.    Tra vantaggi e svantaggi, quel che è certo è che l’e-yuan porterà ad un cambiamento degli equilibri geopolitici, sia tra stati sovrani che tra Cina e agenti privati. 

Che la Cina sia paese leader nel mercato economico è ormai una verità insindacabile. La supremazia degli States nel mercato finanziario invece resta ancora salda grazie alla forza del dollaro, usato come moneta per gli scambi a livello internazionale grazie ad un predominio tecnologico tutelato da una struttura giuridico-economica sui brevetti su cui la Cina pare ancora carente.

A questo si aggiunge una gestione ancora molto centralizzata della politica monetaria e fiscale cinese, che rende il sistema finanziario internazionale del paese asiatico abbastanza chiuso per ricevere significative attenzione da investitori e operatori esteri.

Allo stato attuale, il Renminbi è utilizzato circa nel 2% del totale dei pagamenti internazionali, a fronte del 38% del dollaro. Una supremazia consolidata, che rende la moneta di Washington apparentemente inattaccabile ed anche un rifugio sicuro per gli investitori internazionali.

Una moneta digitale non basterà certo a chiudere questo gap, ma porterebbe diversi vantaggi a chi la emette, primo su tutti transizioni più facili negli scambi internazionali e nel commercio transfrontaliero, cosa che spingerebbe più stati a servirsene, aumentando il potere finanziario della Cina.

Lo scotto da pagare è che la moneta virtuale porterebbe, d’altro canto, ad un maggiore controllo da parte delle autorità cinesi sulle transizioni commerciali individuali. Un “anonimato controllato” per ora giustificato dai progressi nella battaglia al riciclaggio del denaro, corruzione e finanziamento del terrorismo.

Cos’è lo yuan digitale

Partiamo con lo sfatare un falso mito: lo yuan digitale non è una criptovaluta e non possiede nessuno dei connotati che qualificano Bitcoin e simili. Le criptovalute hanno la caratteristica principale e caratterizzante di essere disegnate senza alcun tipo di autorità centrale a monitorarne l’uso o alterarne l’andamento e inoltre non possono essere usate senza mediazione della banca.

L’e-yuan invece altro non sarebbe che la versione digitale del già esistente Renminbi, che smetterebbe di esistere nella sua versione cartacea. Al contrario della criptovaluta, lo yuan sarebbe controllato dalla Banca Centrale Cinese (PBC), che lo renderebbe solo meno “libero” della moneta tradizionale. Sarebbe la stessa PBC ad emetterlo e quindi avrebbe corso legale e figurerebbe a tutti gli effetti come moneta di stato. Sarà garantito dai depositi in yuan detenuti dalla Banca Centrale Cinese.

Vantaggi e possibili vantaggi: mettiamo alcuni paletti

Tramite la valuta digitale la PBC controllerebbe meglio le politiche monetarie e potrebbe regolamentare il mercato del debito in maniera più efficiente, garantendo liquidità nel caso di crisi bancarie. Ciò ridurrebbe le asimmetrie finanziarie (in Cina a inizio decennio le app di pagamento mobile hanno causato un severo danno al sistema bancario nazionale), aumenterebbe la trasparenza e renderebbe più facile le lotte al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo, all’evasione fiscale ed alla corruzione.

Inoltre garantirebbe maggiore tracciabilità e maggiore sicurezza nelle transizioni. Maggior sicurezza che però significa anche maggior controllo e sorveglianza da parte del governo tramite un più completo tracciamento finanziario.

Che questo sia un bene o un male dipende dai punti di vista, più o meno liberali. Quello che è certo è che lo stato di sorveglianza da parte del governo ne uscirebbe potenziato soprattutto vis a vis i gruppi fintech operanti sul suolo locale. Parallelamente si ridurrebbe anche la privacy dei cittadini, dal momento che permetterebbe di analizzare i criteri d’acquisto delle persone e quindi mappare e orientare la scelta dei consumatori.

Ci sono anche aspetti meno economici e più politici da tenere in considerazione. Il primo è che la valuta digitale favorirebbe, e non poco, la penetrazione cinese nel mondo. I paesi interessati sarebbero quelli della macro-area asiatica, oltre all’Africa, ma verosimilmente sarebbero coinvolti tutti quegli stati che hanno ricevuto aiuti umanitari post Covid-19 dalla Cina, probabilmente più propensi ad assecondare le richieste del paese di Xi Jinping, e che potrebbero vedere lo yuan come la futura moneta di riferimento.

Occorrerà però una maggiore integrazione finanziaria tra i paesi coinvolti, oltre che dei tempi tecnici lunghi: lo yuan non ha ancora lo status di moneta internazionale e le transizioni nella zona sono ancora per lo più fatte in dollari. 

Ma gli (enormi) scambi commerciali sulla Belt and Road Initiative (il programma di investimenti infrastrutturali cinesi nelle regioni limitrofe) si stanno intensificando ad un ritmo importante: la Cina potrebbe presto chiedere che i pagamenti vengano effettuati tramite yuan digitali e questo potrebbe creare un sistema di pagamenti automatici che includerebbe più di sessanta paesi.

C’è poi un terzo fattore: l’e-yuan permetterebbe ad alcuni paesi di aggirare più facilmente le sanzioni basate sull’uso del dollaro nelle transizioni con stati come l’Iran e la Corea del Nord. 

Percorso ed obiettivi: cosa è stato fatto e a che punto è la Cina

L’obiettivo della Cina è quello di trasformare lo yuan in una valuta al 100% digitale entro il 2035 e renderlo il più possibile internazionale. Il tutto in un quadro giuridico che riconosce di fatto allo yuan digitale lo status di moneta fisica

Ai blocchi di partenza, il principale vantaggio della Cina è che le transizioni a livello digitale sono molto più sviluppate che altrove, sia nelle metropoli che nelle zone rurali. Da anni nel paese c’è un duopolio nelle transizioni online dato da Alipay (Alibaba) e WeChatPlay (Tencent), che insieme controllano circa il 94% dei pagamenti online del paese e non è in secondo piano il fatto che non addebitano nulla ai commercianti e che si rifiutano di trasmettere i dati alla Banca Popolare cinese. Il nuovo modo di pagare porrebbe la parola fine su questo duopolio.

Ma per ora la Cina continua a testare: si sta sperimentando a Shenzhen, Suzhou, Chengdu, Xiong’an e a livello transfrontaliero con Hong Kong. In lista d’attesa ci sono poi Corea del Sud, Singapore e Tailandia, su cui si stanno limando i dettagli per i test tecnici. Ci sono già segnali di intesa anche con lo Swift, il sistema europeo con sede in Belgio per la messaggistica finanziaria e i pagamenti transfrontalieri.

Le Olimpiadi di Pechino 2022 saranno un banco di prova importante dal momento che traspare che chi non sarà in possesso di un conto corrente cinese non potrà usare le due piattaforme. L’idea è quella di obbligare i turisti a scambiare la propria moneta direttamente con yuan virtuali. Il vantaggio per i consumatori sarebbe la facilità dell’operazione e la sicurezza, visto che il riconoscimento facciale rischia di scongiurare qualsiasi ipotesi di furto.

Stati Uniti, Unione Europea e Russia, tra prudenza e ritardi.

Per quanto riguarda l’emissione di una propria moneta virtuale al momento il “colosso” più vicino al traguardo è la Russia, con il rublo digitale che potrebbe diventare operativo già nel gennaio 2022. Russia che nel frattempo strizza anche l’occhiolino all’ e-yuan per rete di pagamenti alternativa sulle sanzioni americane ed europee. 

Stati Uniti ed Europa hanno invece scelto una via più attendista, giustificando la scelta con il desiderio di qualità e prudenza, soprattutto per quanto riguarda la privacy. Ma anche l’eccesso di liquidità che si formerebbe nei depositi con una moneta virtuale lascia ancora molti dubbi. Il programma della BCE attualmente non esclude la possibilità che un euro digitale possa entrare in circolazione. L’operazione è attualmente oggetto di studio da parte di un gruppo di lavoro, guidato peraltro dall’italiano Fabio Panetta, ma si parla di 4-5 anni. Se questa prudenza si rivelerà in una perdita di terreno irrecuperabile solo il tempo lo dirà.

La Privacy: il vero freno dell’Occidente

Al momento il dubbio che maggiormente attanaglia l’Occidente è quello sull’anonimato e la conseguente garanzia di privacy. La moneta digitale rischia tramite la creazione di un grande deposito dati di creare una grande opportunità per la sorveglianza, senza contare che la Cina imporrà ai turisti stranieri la moneta virtuale come condizione d’accesso.

Problema della privacy prontamente ridotto dal governo della Cina. Come riporta il South China Morning Post, la Banca Centrale tramite il suo direttore Mu Changchung ha rassicurato in merito alle misure di protezione dei dati personali, garantendo che le piccole transizioni rimarranno anonime.

Il vero colpo di genio della Cina è stato capire al colo come nel terzo decennio del ventunesimo secolo la tecnologia e lo sviluppo tecnologico siano centrali e acquisiscano un valore pari a quello delle più riconoscibili risorse geopolitiche. Cruciale poi sarà il ruolo delle banche, che con i loro depositi determineranno l’ascesa piuttosto che il collasso del nuovo progetto orientale.

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