VERSO IL CONSIGLIO ARTICO: L’ISLANDA SI PREPARA A LASCIARE IL TESTIMONE ALLA RUSSIA

Tempo di resoconti per l’Islanda. La prossima settimana sarà il momento per lasciare la presidenza biennale del Consiglio Artico alla Russia, non senza riflessioni sui risultati del biennio islandese.

Tutto pronto. Dalla prossima settimana, la presidenza del Consiglio Artico sarà competenza di Mosca e lo sarà per due anni. L’Islanda si sta preparando a lasciare al passaggio di consegne, approfittando del momento per fare il punto sul biennio che l’ha vista nel ruolo della presidenza, ma anche sul futuro stesso del paese, specie in termini di relazioni con i paesi artici.

L’attenzione è puntata dunque sulla riunione ministeriale che si terrà il 20 maggio. L’incontro si svolge con cadenza biennale, ed è in quest’occasione che la leadership del Consiglio Artico viene consegnata ad un altro paese. In realtà, tale occasione serve anche ad aggiornare i partecipanti sugli sviluppi dei progetti perseguiti dal Consiglio.

Al suo interno ci sono sei gruppi di lavoro che si confrontano sui grandi temi che interessano l’Artico: monitoraggio e valutazione dell’Artico; protezione di flora e fauna; prevenzione  e  preparazione alle emergenze; sviluppo sostenibile; protezione dell’ambiente marino artico; Arctic Contamination Action Programme. 

La conferenza ministeriale serve appunto a questo: gli stati membri, e gli osservatori speciali, si riuniscono per fare il punto della situazione, valutando i progressi o le fasi critiche, relativamente a questi progetti. Al termine della conferenza, gli stati redigono una dichiarazione che, seppur non vincolante, sancisce le prospettive future per l’Artico e gli impegni assunti dai partecipanti.

Il 20 maggio a Reykjavík saranno ben 80 i punti da discutere, mentre il piano strategico congiunto avrà una risonanza particolare, essendo questo il 25° anniversario del forum. Su questo aspetto ci sono grandi aspettative. Nel 2019 a Rovaniemi in Finlandia, infatti gli Stati Uniti si rifiutarono di firmare la dichiarazione congiunta, la quale recava importanti questioni inerenti il riscaldamento globale. 

Ma qual è il punto di vista dell’Islanda in vista del termine dei suoi due anni di presidenza? L’Islanda ha incentrato il suo biennio su quattro priorità fondamentali: protezione dell’ambiente marino artico e cambiamento climatico, incentivi per l’energia verde, tutela delle comunità artiche e rafforzamento del Consiglio Artico.

La pandemia ha fortemente influenzato l’andamento dei lavori in tal senso, ma la maggior parte dei lavori svolti dal Consiglio, sotto l’egida islandese, sono stati portati avanti. Dall’Islanda pare che trapeli una certa soddisfazione per il lavoro svolto alla presidenza del Consiglio Artico. La dichiarazione ministeriale potrebbe essere molto forte e contenere un piano strategico per promuovere maggiore coinvolgimento del Consiglio Artico in progetti duraturi di pace e stabilità nell’Artico. 

Al di là del contenuto vero e proprio della dichiarazione ministeriale, l’Islanda sembra ritenersi soddisfatta. Tuttavia, quello di Reykjavík può essere considerato, in termini più generali, come un terzo punto di vista dello scenario Artico.

Se è vero che l’Artico sembra avvicinarsi sempre di più ad una sorta di nuovo bipolarismo, dove l’approccio multilaterale verrebbe chiamato in causa solo per deterrenza o conflitto, è vero anche che ci sono paesi come l’Islanda, che puntano ad una maggiore cooperazione tra gli stati.

Il Consiglio Artico infatti, ha costituito sicuramente un’ottima vetrina per l’isola, la quale si è focalizzata su problemi reali ed acclarati, ma è vero anche che, all’interno del forum, bisogna fare i conti con dinamiche economiche e strategiche di Russia, Stati Uniti e Cina. Una sfida abbastanza ardua per l’Islanda e gli altri paesi “piccoli”, specie ora che la presidenza sta per passare nelle mani di Mosca. 

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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