UN NUOVO CAPITOLO BREXIT: SCONTRO IN MATERIA DI PESCA TRA FRANCIA E REGNO UNITO

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L’isola di Jersey è teatro dell’ennesimo episodio di tensione tra il Regno Unito e l’Unione Europea dall’inizio della Brexit. In seguito a una diversa interpretazione dell’accordo sulla pesca nell’ambito Brexit da parte di Francia e Regno Unito, successivamente alle proteste francesi il premier inglese ha impiegato navi da guerra a difesa dell’isola. 

L’accordo sulla pesca 

Nel quadro degli accordi sulla Brexit tra Regno Unito ed Unione Europea, uno dei temi più discussi e complicati è stato quello inerente ai diritti di pesca. A gennaio era stato messo in atto un accordo provvisorio in attesa che quello definitivo venisse predisposto, e a partire da fine aprile il nuovo sistema di autorizzazioni è entrato in vigore

L’accordo attuale, parte del trade and cooperation agreement, prevede che i pescatori europei possano accedere alle acque britanniche fino al 2026, a patto che dimostrino di aver già operato in quelle zone prima della conclusione dell’accordo. Dopo questa data, Londra regolamenterà la pesca nelle sue acque con rinnovo annuale, eventualmente bloccando in via definitiva i pescherecci stranieri.

La parte di accordo che prevede il rilascio di autorizzazioni da parte delle autorità inglesi per l’attività di pesca ha fatto da pretesto per lo scoppio delle tensioni tra i pescherecci francesi e le autorità inglesi, le quali hanno accordato la licenza solo a un numero ristretto di imbarcazioni rispetto a quelle che avevano fatto richiesta. Inoltre, delle licenze accordate dalle autorità inglesi, buona parte è soggetta a delle limitazioni inerenti alla quantità e alla varietà del pescato. 

Lo scoppio delle tensioni tra Francia e Regno Unito intorno all’Isola di Jersey 

L’Isola di Jersey è situata nel canale della Manica, a qualche chilometro dalla Francia e formalmente dipendente dalla Corona Britannica. Non è quindi ufficialmente parte del Regno Unito, ma quest’ultimo è responsabile della sua difesa. In ragione alla vicinanza con la Francia, le acque intorno all’isola sono tradizionalmente terreno di pesca di numerose navi francesi.

Le autorità inglesi, attuando le regole previste dall’accordo, hanno impedito l’accesso a decine di barche francesi già pronte a salpare. La Francia, di contro, ha risposto minacciando di privare l’isola di energia elettrica: per via della vicinanza, l’isola dipende infatti dalla Francia per i servizi essenziali. 

Il presidente Boris Johnson mercoledì 5 maggio ha quindi inviato due navi di pattuglia della Royal Navy a difesa dell’isola minacciata da un blocco marittimo da parte dei pescatori francesi. L’indomani una sessantina di pescherecci francesi hanno bloccato il porto di Saint Helier, capitale dell’isola. Nell’arco della stessa giornata il presidente Macron ha poi risposto con l’invio di una nave di pattuglia della Guardia Costiera francese e una nave della gendarmeria nazionale. Infine durante la serata di giovedì i pescherecci francesi si sono ritirati, e di conseguenza il governo britannico ha dichiarato che le navi da guerra inglesi avrebbero fatto altrettanto.

Diversi scontri tra Unione Europea e Regno Unito

La questione dell’isola di Jersey è ormai risolta, ma ha aperto lo spiraglio sulla difficile gestione della Brexit che continua a creare problematiche, e che prevedibilmente vedrà nuove evoluzioni della turbolenta situazione delineatasi negli ultimi mesi. 

Quello che all’inizio degli accordi sulla Brexit si sperava potesse continuare ad essere un rapporto pacifico e disteso, si sta deteriorando più velocemente del previsto. Ormai sono numerosi gli episodi che hanno accresciuto le tensioni tra il Regno Unito e l’UE: ricordiamo la gestione della situazione in Irlanda del Nord, la questione vaccini Astrazeneca, la necessità di attuare norme per evitare l’eventuale sfruttamento del vantaggio competitivo scorretto che si andrebbe a creare dalla mancata osservanza di tali norme, le dichiarazioni velenose dei diversi leader da un lato e dall’altro, e così via. 

Questo episodio è in ogni caso indice di una situazione che non fa ben sperare per il futuro dei rapporti tra le due parti. Inoltre ha reso evidente la necessità di definire accordi chiari e non fraintendibili che non lascino spazio a incomprensioni e diverse interpretazioni che potrebbero portare al verificarsi di episodi come quello dell’isola di Jersey. 

La reazione di Boris Johnson

La decisione del primo ministro inglese di arrivare a schierare navi da guerra in questa situazione può apparire esagerato. Una spiegazione potrebbe derivare dalle elezioni inglesi e dalla volontà di Johnson di apparire come un leader forte e intransigente nella difesa della propria nazione, soprattutto agli occhi degli elettori. 

A tale riguardo i conservatori escono vittoriosi dalle elezioni amministrative del “super Thursday”, mentre in Scozia gli indipendentisti hanno vinto e hanno già annunciato di voler chiedere un nuovo referendum. La vittoria è arrivata senza maggioranza assoluta, quindi per loro sarà più difficile ottenere subito un nuovo referendum per l’indipendenza, ma la battaglia degli indipendentisti è solo rimandata. 

Per il premier nei prossimi mesi si prospettano quindi criticità sia nei rapporti con l’Unione Europea, che con i paesi del Regno Unito. 

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