GLI STATI UNITI VERSO NUOVE REGOLAMENTAZIONI SULLE ARMI DA FUOCO

Il Governo degli Stati Uniti ha recentemente dichiarato di voler aggiornare la definizione di “arma da fuoco” in senso estensivo, al fine di combattere la diffusione delle “armi fantasma”. Non accadeva dal 1968.

A inizio aprile Biden ha nominato David Chipman come Direttore del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, un’organizzazione governativa impegnata nella lotta alla diffusione della violenza derivante dalle armi da fuoco

L’8 aprile 2021, ad un giorno dalla nomina di Chipman, il Presidente ha annunciato che avrebbe emanato un nuovo regolamento sul controllo delle armi. Biden, sin dai primi giorni dal mandato, si era espresso chiaramente rispetto all’esigenza di contenere il flusso delle armi nel Paese.

Le azioni proposte dall’esecutivo verranno assegnate al Dipartimento di Giustizia, che dovrà monitorare e regolare la diffusione delle cosiddette “armi fantasma”. Si tratta di tutte quelle armi da fuoco che vengono assemblate, tramite appositi kit, direttamente dall’utilizzatore finale e che, proprio per questa peculiarità, ad oggi non vengono registrate in quanto sprovviste di numero di serie. 

Il DOJ – Dipartimento di Giustizia – ha quindi proposto di sottoporre qualsiasi tipo di pistola circolante nel Paese, che sia essa di fabbricazione industriale o amatoriale, ai requisiti del National Firearms Act. Tra le iniziative che verranno promosse del Dipartimento vi sarà anche la pubblicazione di un rapporto sul traffico delle armi negli Stati Uniti, un’iniziativa che non veniva intrapresa da più di 20 anni. 

Biden ha raccolto il plauso di moltissime organizzazioni che nel Paese militano contro la violenza armata e la proliferazione delle armi. Da decenni ormai molti associazioni e società, più o meno strutturate, chiedono l’attuazione di una strategia federale volta a frenare la violenza derivante dall’uso delle armi. Nel 2018 negli Stati Uniti si contavano 120 armi ogni 100 abitanti, dato che, dallo scoppio della pandemia ad oggi, non ha accennato a diminuire.

Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre stimato che, dal 2016 al 2020, siano state rintracciate dal governo, e dalle forze di polizia, più di 23.000 armi non numerate e mai registrate, con le quali, da un calcolo approssimativo, sembra siano stati compiuti circa 325 omicidi e tentati omicidi. La norma proposta dal DOJ obbligherebbe i rivenditori a svolgere controlli più mirati, e i produttori ad includere i numeri di serie sul telaio dei kit preposti alla fabbricazione. 

Il procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland, ha commentato così il provvedimento: “Ci impegniamo a prendere misure di buon senso per affrontare l’epidemia di violenza armata che uccide troppe persone nelle nostre comunità. Anche se questa regolamentazione risolverà solo un aspetto del problema, abbiamo l’obbligo di fare la nostra parte per mantenere le nostre famiglie e i nostri quartieri al sicuro dalla violenza armata”.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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