IL PROGETTO SUDCOREANO DELLA CLASSE CVX

Come altre medie potenze dell’area, anche la Corea del Sud intende dotarsi di una portaerei leggera. Quale sarà l’impatto di questa acquisizione?

Il governo della Corea del Sud ha ufficializzato la volontà di inserire una portaerei leggera tra gli assetti in dotazione alla Marina del proprio Paese. L’idea è stata ufficializzata tramite il documento programmatico “2020-2024 Mid-term Defense Plan” e prevede l’avvio dei lavori nel 2022, con il completamento previsto per il 2033.

 Il progetto, inizialmente noto come LPX-II, è stato rinominato CVX e prevede la costruzione di una portaerei di circa 265 metri di lunghezza e di 43 di larghezza, con un dislocamento di circa 30.000 tonnellate. Il progetto prende spunto dalla classe Dokdo, LPH (Landing Platform Helicopter) già operativa nella Marina sudcoreana, con l’esclusione del bacino allagabile tipico delle navi con capacità di proiezione anfibia. Inoltre, dalla classe CVX saranno in grado di operare i velivoli Lockheed Martin F-35B STOVL (short take-off vertical landing).

Il resto del progetto testimonia la stretta collaborazione con il Regno Unito, iniziata nel 2020 con la sottoscrizione di un accordo di cooperazione in materia di ricerca e sviluppo in ambito militare. La cooperazione tra i due Paesi rientra nei progetti britannici della “Global Britain”, ossia l’intenzione di Londra di tornare ad essere un attore importante nello scacchiere internazionale, soprattutto rafforzando la propria presenza nella regione indo-pacifica.

La Corea del Sud, dal canto suo, potrà fare affidamento sul know how britannico sia in termini tecnici che dottrinali. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici del progetto, l’impostazione del ponte a doppia isola ricorda la HMS Queen Elizabeth, l’ultima portaerei varata dalla Royal Navy britannica: questa configurazione permette una migliore gestione delle operazioni dividendo il centro di comando della nave da quello che gestisce le operazioni di volo, oltre a migliorare la gestione dello spazio del ponte e a ridurre le possibilità di turbolenze.

Nonostante le grandi capacità delineate dal progetto, questo è stato accolto molto freddamente dall’opinione pubblica sudcoreana, preoccupata per una spesa di circa 2 miliardi che secondo molti sarebbe superflua, considerando che l’assetto non avrebbe un ruolo decisivo nel principale scenario di rischio, ovvero un conflitto con la Corea del Nord.

Per quanto sia vero che la maggior parte del territorio nordcoreano sia facilmente raggiungibile dalle basi aeree a terra, è anche vero che un primo attacco nordcoreano potrebbe probabilmente colpire proprio le basi aeree: in questo caso una portaerei potrebbe permettere di mantenere una capacità di proiezione aerea, oltre a dare la possibilità di colpire velocemente in profondità. 

Pur considerando queste possibilità, è comunque chiaro che il progetto CVX non nasce come contromisura alla minaccia nordcoreana, ma come risposta ai cambiamenti in atto nella regione indo-pacifica. A causa della crescente potenza economica e militare cinese, la regione è sempre più centrale negli interessi globali e molti altri Paesi, compresi attori geograficamente esterni all’area come Regno Unito e Francia, stanno rafforzando il proprio posizionamento nell’area.

La Corea del Sud è, come la Cina, un Paese fortemente dipendente dalle vie di comunicazione marittime, soprattutto per quanto riguarda il proprio fabbisogno energetico: ne deriva che logicamente la Corea del Sud non può non dotarsi di assetti in grado di proteggere un interesse nazionale di vitale importanza.

Pur essendo vero che la protezione delle vie marittime internazionali è un compito che può essere eseguito senza problemi dagli Stati Uniti, principale alleato militare di Seoul, è anche vero che da tempo Washington richiede da parte dei suoi alleati in Asia un maggiore sforzo economico e materiale nel perseguimento degli obiettivi comuni, similmente a come accade in Europa con la NATO.

Una Marina sudcoreana in grado di condurre più operazioni, supportando attivamente l’architettura difensiva statunitense della regione, permetterebbe a Seoul di guadagnare molto credito presso Washington, migliorando contestualmente il proprio status politico nella regione.

Oltre alle considerazioni di natura strategico-politica, uno dei punti a favore esposti del progetto CVX è di natura economica: la portaerei sarà costruita in proprio in Corea del Sud dalla Hyundai Heavy Industries, generando nuovi posti di lavoro e un ritorno in termini di indotto economico, funzionando anche da volano per la ripresa dell’industria cantieristica sudcoreana, che pur avendo perso il primo posto a livello globale per volume di affari a favore della Cina, continua a detenere una grossa fetta di mercato.

Il progetto CVX sarà quindi utile anche per testimoniare le grandi capacità della cantieristica sudcoreana, pronta al controsorpasso sulla Cina soprattutto alla luce del blocco del canale di Suez. Quest’ultimo ha dimostrato la necessità di standard di costruzione qualitativamente altissimi e la cantieristica sudcoreana può rispondere perfettamente a questa domanda di mercato.

In conclusione, è possibile affermare che, nonostante alcune resistenze interne, il progetto CVX andrà avanti e la Corea del Sud si doterà di un proprio assetto aeronavale. Questo fatto potrà generare ulteriori attriti tra Corea del Sud, Cina e Giappone, tre Paesi in forte crescita dal punto di vista navale e spesso in contrasto politico ed economico tra di loro. Il progetto CVX permetterà a Seoul di guadagnare prestigio nei riguardi dei due Paesi rivali, però andando contestualmente a modificare loro piani di procurement marittimo per rispondere adeguatamente.

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