LA “WESTERN BALKAN WEEK” A BRUXELLES: OSSERVAZIONI

Si sono da poco conclusi gli incontri dei Balcani occidentali con gli alti rappresentanti di Bruxelles. Il futuro della regione è nell’Unione europea?

Il 9 maggio si celebra la Giornata dell’Europa. Una data che ricorda la firma della Dichiarazione Schuman nel 1950, considerata il primo atto di nascita dell’Unione.

Si celebra la cooperazione e la pace fra gli Stati membri, uniti nel motto “in varietate concordia”. Uniti nelle diversità, in collaborazione per la stabilità del continente. In questo senso, l’integrazione dei Paesi dell’area dei Balcani occidentali sembra essere fondamentale per completare il quadro e lo spirito dell’Unione europea. 

Stati nati da conflitti e differenze tra minoranze culturali che, come il Giano bifronte, hanno uno sguardo rivolto verso l’Europa e l’altro verso un bacino di attori internazionali sempre pronto a ricambiare il cenno. In più occasioni, le istituzioni europee hanno ribadito che la fase del processo di allargamento dell’UE necessita di espandersi in quei Paesi dei Balcani occidentali, da troppo tempo in attesa per l’accesso definitivo.

Macedonia del Nord, Serbia, Montenegro, Albania (e potenzialmente il Kosovo) sono in coda da diversi anni. A fine aprile, sono stati organizzati importanti incontri tra l’Alta rappresentanza UE e alcuni esponenti di quest’area che sembrano confermare proprio questi obiettivi comuni.

Gli incontri di aprile

«The European Union is completely committed to the European perspective of the entire Western Balkans». Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (SEAE), ricorda questa stretta connessione con i partner dei Balcani occidentali. Non viene dunque messa in dubbio la volontà di una cooperazione e di una prospettiva europea che inglobi interamente quest’area. 

La settimana del 26 aprile, in particolare, ha visto ospiti a Bruxelles Stevo Pendarovski (Presidente della Macedonia del Nord), Albin Kurti (Primo Ministro in Kosovo), Aleksandar Vučić (alla presidenza della Serbia) e gli esponenti delle tre entità territoriali della Bosnia ed Erzegovina, presenti in videoconferenza.

Durante questi incontri, si è ricordato che più di 3.3 miliardi di euro sono stati garantiti dall’UE ai Balcani occidentali per permettere la ripartenza economica e la lotta contro il Covid-19: oltre ad aver garantito supporto tecnico agli ospedali, si è fatto riferimento ad aiuti concreti nel rifornimento di strumenti sanitari e di vaccini (più di un milione di dosi assegnate), prevedendo un piano economico di investimenti per la regione.

La prospettiva è quindi quella di proseguire attraverso un cammino comune, sostenendo il percorso di integrazione degli Stati balcanici all’interno del quadro europeo. Si è parlato di promozione della sicurezza, di prosperità e di libertà in tutto il continente. La prerogativa, però, non cambia: viene richiesta una forte collaborazione fra Paesi, una distensione dei rapporti critici e la promozione di un dialogo che vada oltre la retorica divisiva del passato. Insomma, è necessario risolvere in buona sostanza i consueti problemi di vicinato per poter essere ammessi e prendere un posto a sedere fra le sedie dell’Unione europea.

Osservazioni

Posizioni note e considerazioni ripetute negli anni. Nulla di nuovo sotto il sole. In Ecclesiaste, libro sapienziale della Bibbia, si parla della “vanità delle vanità”, vale a dire la monotonia delle vicende umane che si ripetono non generando novità. Allo stesso modo, è una vanità ricordare che i Balcani occidentali sono un prodotto della complessità che soffre di alcune patologie – dissensi interni e regionali, corruzione, instabilità economica e scarsa protezione dei diritti civili sono temi ricorrenti. 

Rispondiamo allora ad un paio di domande pratiche. Questi incontri hanno cambiato le sorti dei Balcani occidentali?No, di certo. Ogni giorno, i candidati in lista ad entrare nell’Unione europea giocano una partita geopolitica con altri attori internazionali (statali e privati) – è il caso di Russia, Turchia, Stati Uniti, Cina e aziende associate che continuano ad influenzare settori non indifferenti dell’economia e della sopravvivenza stessa dell’equilibrio balcanico.

Questi appuntamenti politici hanno allora un peso? Nonostante tutto, sì. Il punto è che la politica è guidata dalla comunicazione: supportare il processo di credibilità e rafforzare le relazioni attraverso il linguaggio della diplomazia sono ad oggi ancora fondamentali per la concretizzazione dei reali obiettivi finali. Come una profezia che si autoavvera, ogni istituzione tenta di creare attorno a sé un processo di identificazione e di strumenti per apparire attendibile agli occhi di una cittadinanza spesso disillusa.

È necessario saper fare i conti con quelli che il professor Božidar Jakšić intitolava nel suo libro come “paradossi europei”: non solo ad Est del confine ma anche all’interno dell’Unione, bandiere, motti e ricorrenze fanno da cornice ad una realtà che si nutre della speranza che chi siede al tavolo decisionale (non solo singoli individui) sappia voltare le pagine nella giusta direzione del percorso storico del Paese – specialmente in un’area come quella dei Balcani occidentali, dove un percorso a ritrovo e il ritorno al passato sono un grande azzardo. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA

LE ELEZIONI IN ARMENIA

Domenica 20 giugno si terranno le elezioni presidenziali, a causa della crisi scoppiata a causa della